Visualizzazione post con etichetta anniversario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anniversario. Mostra tutti i post

domenica 3 settembre 2017

Dalla Chiesa: Cgil, 35 anni fa moriva martire dello Stato

Il Generale Dalla Chiesa fu un martire dello Stato che con il proprio esempio ha contribuito a fare in modo che la lotta alla mafia diventasse l’ossessione positiva di un Paese che vuole essere libero”. Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra in occasione del trentacinquesimo anniversario della morte del Generale dei carabinieri avvenuta il 3 settembre del 1982, quando ‘Cosa Nostra’ eliminava, sotto una pioggia di proiettili in via Carini, Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.
Il Generale Dalla Chiesa – aggiunge Massafra – ha dedicato tutta la sua vita ad affermare il potere delle Istituzioni. Un potere che non può essere lasciato nelle mani di prevaricatori, prepotenti o disonesti”. “Lo ricordiamo, e sempre continueremo a ricordarlo – prosegue – come grande esempio morale, di passione civica, di attaccamento allo Stato, di abnegazione nella lotta contro le forze del crimine, della violenza, di tutto ciò che era contro lo Stato. Nel solco di questo insegnamento deve continuare il nostro impegno. Un impegno che non vuole essere solo memoria, testimonianza tangibile del passato, ma speranza concreta di futuro”.
Secondo il segretario confederale della Cgil “la mafia si sconfigge contrastandola con politiche sociali, economiche, istituzionali, mirate a ridurre povertà e ingiustizia sociale, diseguaglianza e prevaricazione, corruzione ed evasione fiscale ed estendendo la democrazia attraverso la partecipazione dei cittadini e una rappresentanza politica che rifugga da ogni forma di arroganza autoreferenziale. Ma sopratutto – conclude Massafra – si sconfigge, come sosteneva lo stesso Dalla Chiesa, quando nessuno, in questa difficile battaglia, sarà più lasciato solo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 22 giugno 2016

Massimo Cestaro al XX anniversario dell'SLC: una visione e un forte progetto politico

Abbiamo voluto dare senso alla ricorrenza dei 20 anni di Slc, tornando a Montecatini e provando a fare riflessioni sul primo periodo e provando a immaginare cosa potrà succedere nel sistema della comunicazione nel suo insieme. I nostri settori avrebbero bisogno di una regia politica più ampia. Siamo stati di fronte a profondissima trasformazione tecnologica che ha riguardato tutti i nostri settori, anche nella produzione culturale ove sono sorte nuove figure professionali. Non abbiamo avuto un governo in grado di leggere questi processi per mettere insicurezza i punti più sensibili dei nostri settori. Pensando alla Rai è imbarazzante, ad esempio, l’iniziativa del Governo sulla riforma del servizio pubblico radio televisivo, da cui si è voluto escludere i sindacati. Come si fa a sostenere che l’organizzazione interna del lavoro sia slegata dalla riforma?
La crisi, che ha toccato in maniera diversa i settori produttivi e del lavoro, ha visto peggiorare la situazione dei lavoratori. Nell’aprile 2013, licenziammo un documento

mercoledì 15 giugno 2016

20 anni di Slc Cgil: una storia per immagini


Nel giugno 1996 nasceva Slc Cgil (Sindacato Lavoratori Comunicazione), frutto dell’accorpamento di alcune Organizzazioni Sindacali di categoria che, nell’ambito della CGIL, si occupavano delle diverse attività di comunicazione.

SLC (Sindacato Lavoratori della Comuncazione) è il sindacato di categoria della CGIL nato nel 1996 dall’accorpamento tra la FILPT (Federazione Italiana Lavoratori Poste e Telecomunicazioni) e la FILIS (Federazione Italiana Lavoratori dell’Informazione e dello Spettacolo).
La costituzione del SLC ha rappresentato l’approdo finale di un progetto di omogeneizzazione, decisamente complesso ma sicuramente lungimirante, che ha consentito di realizzare, in ambito CGIL, la rappresentanza univoca di tutti i lavoratori che operano nel mondo della comunicazione, in senso lato.
Le stesse categorie costituenti il Sindacato Lavoratori Comunicazione provenivano, a loro volta, da ulteriori processi di accorpamento nei quali:
  • attraverso la fusione tra la FIP (Federazione Italiana Postelegrafonici) e la FIDAT (Federazione Italiana Dipendenti Aziende Telefoniche) si era costituita la FILPT;
  • attraverso la fusione tra la FILS (Federazione Italiana Lavoratori Spettacolo) e la FILPC (Federazione Italiana Lavoratori Poligrafici e Cartai) si era costituita la FILIS. Oggi sono circa 40 i CCNL di riferimento per i vari settori che fanno capo al SLC ed oltre 100.000 gli iscritti fra i lavoratori delle rispettive aziende.
Si tratta di lavoratrici e lavoratori che appartengono a:

giovedì 6 dicembre 2012

ThyssenKrupp: Camusso, i sette operai morti, un monito per tutti

“Sono passati cinque anni dal gravissimo incidente che causò la morte di sette operai dello stabilimento della ThyssenKrupp di Torino. Il loro ricordo, le condizioni di lavoro e lo stato di insicurezza in cui persero la vita devono essere un severo monito per tutti. In questo siamo confortati dall’operato della magistratura che ha severamente e coraggiosamente sanzionato i comportamenti dell’azienda con una storica sentenza”. Lo afferma il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso a cinque anni dall'incendio che causò la morte di sette operai dello stabilimento siderurgico.
“Li ricordiamo ancor più oggi - spiega Camusso - dopo l'incidente costato la vita a un lavoratore a Taranto e ai gravi problemi ambientali e di salute che quello stabilimento dell'Ilva ha prodotto e produce nella città pugliese. Oggi più che mai dobbiamo essere consapevoli che nessuna ragione economica può mettere in secondo piano la sicurezza, l'ambiente e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori. Alle loro famiglie e ai loro compagni di lavoro rinnoviamo in questa ricorrenza la nostra solidarietà e la nostra vicinanza”
Ricorre oggi il quinto anniversario del rogo alla ThyssenKrupp in cui morirono sette lavoratori.
Fiamme nella notte. Nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 otto operai dello stabilimento di Torino vengono investiti da un getto di olio bollente in pressione che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, all’1.15 arrivano le ambulanze del 118 che trasferiscono i feriti in ospedale. Alle 4 del mattino muore il primo operaio, si chiamava Antonio Schiavone. Nei giorni che seguiranno, dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno le altre sei persone ferite in modo gravissimo dall’olio bollente: sono Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.
Unico superstite. Degli operai coinvolti nell’incidente, l’unico superstite e testimone oculare è Antonio Boccuzzi: lavora alla Thyssen da 13 anni, è un sindacalista e avrà un ruolo determinante nell'inchiodare