E' il momento del dolore sordo, della notizia improvvisa ed inaspettata della morte di Guglielmo, innanzitutto un amico ed un compagno, uno di noi, un grande dirigente della Cgil. Verrà il tempo di una memoria più compiuta, ora sono i tanti ricordi di una vita dedicata allo stare dalla parte giusta, con determinazione e capacità di visione. Persona profondamente educata, nello stesso tempo determinata, gentilezza ed affabilità non intaccavano mai la capacità di analisi e, quando lo riteneva necessario, la durezza del giudizio.
Guglielmo era un attento e curioso osservatore, non si fermava mai alla superficie, non si appassionava alla cronaca, cercava le ragioni, i nessi, provava a delineare le conseguenze.
Quello che ci ha insegnato Guglielmo è a guardare sempre oltre il singolo momento. Europeista convinto, non tralasciava mai di ricordare che la “moneta unica senza stato”, era un grande neo della costruzione europea, che non eravamo all’arrivo, ma in un percorso che non sarebbe stato facile.
Ricordava - fu il filo conduttore del suo intervento al centenario della Cgil - che la nostra storia, quella appunto della Cgil, era la storia dei lavoratori e delle lavoratrici, la storia di conquista e riconquista di diritti fondamentali, ma soprattutto era parte importante della storia del Paese. Disse in quel discorso: “Quel soggetto confederale, che nasce quel giorno, è altro e più delle rappresentanze di categoria, professione, arte e mestiere e del mutualismo delle origini. Non è altro perché diverso e non è più perché sovraordinato. Ma perché l’identità confederale richiede inevitabilmente una ricerca permanente











