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mercoledì 18 aprile 2018

Diritto d’autore: si rischia il liberi tutti

Con la legge 14 dicembre 2017, n. 124, lo Stato italiano ha recepito la Direttiva Barnier sulla gestione collettiva del diritto d’autore nel senso di un superamento dell’esclusiva della SIAE. Abbiamo già osservato come non fosse necessario né opportuno aprire al mercato quella che è intermediazione di diritti di rango costituzionale, per definizione sottratti alle logiche del profitto. Abbiamo espresso il timore che molti repertori vengano trascurati o abbandonati, perché non appetibili economicamente, insieme a tutta l’attività di vigilanza e controllo (per definizione non remunerativa) e di promozione “a perdere” della cultura. Abbiamo ricordato come una sentenza europea successiva alla Direttiva abbia sancito la legittimità dei monopoli legali, e nelle proprie motivazioni e conclusioni ne abbia elogiato gli effetti, dei quali l’Europa gode in virtù di una situazione diffusa di monopoli di fatto consolidati.
Abbiamo fatto notare che oggi basta soddisfare il requisito della forma associativa per operare a fini di lucro, senza quelle economie di scala cui SIAE ha sempre fatto ricorso per tutelare repertori non remunerativi quali la musica lirica, l’arte contemporanea, il jazz, la reprografia, il diritto di pubblica lettura, le arti grafiche e visive, il folk, buona parte del cinema e tutte le forme artistiche di nicchia e d’avanguardia. Abbiamo denunziato il pericolo che il diritto d’autore cada nel caos che ha già caratterizzato il settore dei diritti connessi, quelli degli artisti interpreti ed esecutori, liberalizzato nel 2012 ed ancora in preda ad un contenzioso giudiziario che ha visto più volte “congelate” le somme raccolte.
I nostri timori non erano vani.
La novità dell’ultim’ora è infatti che un grande utilizzatore professionale ritiene di motivare i

venerdì 15 dicembre 2017

Bes: Cgil, preoccupante divaricazione sociale e territoriale. Investire sul lavoro

“L’Istat fotografa un Paese con una profonda divaricazione sociale e territoriale”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta la quinta edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes), presentata quest’oggi dall’Istituto nazionale di statistica.
Per la dirigente sindacale “il quadro d’insieme, esclusi alcuni timidi segnali di miglioramento, rappresenta un’Italia divisa trasversalmente dalle condizioni economiche. Aumenta la forbice tra la popolazione con i redditi più alti e quella con i redditi più bassi, e cresce la percentuale di persone a rischio povertà”. “Sul versante del lavoro – prosegue Fracassi – la qualità dell’occupazione peggiora per giovani e donne: impieghi poveri, part time involontario e maggiori difficoltà di conciliazione, dimostrate dal crescente numero di donne con figli che resta a casa”.
La dirigente sindacale sottolinea che la divisione del Paese non dipende solo dalle condizioni economiche, ma anche dal gap tra territori, poiché “le disuguaglianze tra Sud e Centro Nord sono sempre più nette, come dimostrano i campanelli d’allarme degli indicatori del lavoro e della povertà”.
Inoltre, “il Rapporto rivela che il Paese cura poco il suo territorio: aumentano gli incendi, la dispersione idrica, e dal 2008 l’indice di abusivismo edilizio è raddoppiato. I beni culturali non vengono valorizzati, siamo agli ultimi posti per spesa in cultura. Inoltre – aggiunge la segretaria confederale – si tutelano poco i giovani, che, sempre più spesso e soprattutto se laureati, decidono di partire”.
Secondo Fracassi “è necessario quindi mettere in campo soluzioni concrete, proprio a partire dai giovani, così come proponiamo nel nostro Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile. Servono investimenti pubblici finalizzati alla tutela e alla manutenzione del territorio, ai bisogni sociali, alla ricerca, e soluzioni sul versante previdenziale”. “Per il lavoro e per il futuro previdenziale dei giovani siamo scesi in piazza sabato 2 dicembre e continueremo a farlo – conclude – perché pensiamo che il tempo delle soluzioni sia adesso”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 19 gennaio 2017

Inps: Cgil, dati confermano inefficacia riforme mercato lavoro di questi anni

I dati Inps relativi al mese di novembre 2016 confermano l’inefficacia delle riforme del mercato del lavoro di questi anni e l’assoluta necessità che il lavoro, buono e stabile, torni al centro delle scelte economiche del Paese”. Lo afferma la segretaria nazionale della Cgil, Tania Scacchetti.
“Nel 2016 – aggiunge la dirigente sindacale – crescono le assunzioni a termine (pari al 74%) e calano i nuovi rapporti a tempo indeterminato. I voucher, pur in rallentamento di crescita nella fase finale dell’anno, sono cresciuti del 23,9% rispetto al 2015 e addirittura del 95% rispetto al 2014, e superano i 133 milioni. Crollano drasticamente anche le trasformazioni in tempi indeterminati di contratti di apprendistato e a termine.
E’ sempre più urgente, pertanto, – sottolinea Scacchetti – che il parlamento incardini la discussione sulla ‘Carta dei diritti universali del lavoro’, e sempre più forte la necessità di ridare dignità al mondo del lavoro con i due referendum promossi dalla Cgil per l’abrogazione dei voucher e per la responsabilità solidale in materia di appalti”.
Infine, il drammatico aumento dei licenziamenti disciplinari, cresciuti del 27% rispetto al 2015 e del 34%rispetto al 2014, – conclude la segretaria della Cgil – conferma la necessità di modificare, per via legislativo e contrattuale, norme, ingiuste e sbagliate che limitano la libertà dei lavoratori, violandone la dignità”.

martedì 7 giugno 2016

Siae: Slc Cgil, no alle semplificazioni

L’intermediazione del diritto d’autore vede da un lato i fornitori dei contenuti/gli utilizzatori delle opere (che hanno l’interesse a pagare il meno possibile per l’utilizzo o la trasmissione dei contenuti prodotti dall’altrui ingegno) e dall’altro lato chi invece quei contenuti li ha creati (e vorrebbe essere correttamente remunerato per il loro utilizzo). Poiché si tratta di un rapporto diseguale, l’unica possibilità che hanno gli autori di ottenere un equo compenso, è associarsi per poter disporre di una forza contrattuale assicurata dalle dimensioni del repertorio negoziabile. Più ampia è l’aggregazione, più forte può essere la tutela del diritto d’autore. Per questa ragione le società di intermediazione operano, quasi ovunque, in condizioni di esclusività, di diritto o di fatto.” Così una nota di Slc Cgil nazionale a proposito delle sollecitazioni dell’Antitrust sul “monopolio Siae”.
Anche negli Stati Uniti dove – caso praticamente unico al mondo- esiste una pluralità di soggetti, è in corso un processo di razionalizzazione e di accorpamento, richiesto espressamente dal Copyright Office per far fronte alle criticità di gestione emerse negli anni (la tutela dei “piccoli” praticamente