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venerdì 31 luglio 2020

Lavoro: Osservatorio Futura, peggiorate condizioni di un lavoratore su tre

La situazione economica sociale e lavorativa degli italiani è critica: un italiano su due versa in condizioni di debolezza finanziaria, mentre oltre un occupato su tre dichiara un peggioramento delle condizioni di lavoro negli ultimi due mesi. In questo quadro di difficoltà, le principali preoccupazioni sono: “non riuscire a trovare un lavoro”, “il futuro dei propri figli”, “la perdita o riduzione dei risparmi”. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto di giugno 2020 diffuso quest’oggi dall’Osservatorio Futura, per conto della Cgil e pubblicato oggi su Collettiva.it, dopo aver realizzato 2.001 interviste su un campione rappresentativo della popolazione.

L’analisi rileva che il 7% del campione si dice costretto a fare debiti, il 17% dichiara che deve attingere dai propri risparmi, mentre un ulteriore 27% afferma che le proprie entrate sono appena sufficienti per arrivare a fine mese. Il disagio maggiore, con persone costrette a contrarre debiti, si registra tra le donne, tra i 45/54 anni, al Centro Sud, e tra il popolo delle partite Iva, degli operai, dei disoccupati, e tra gli occupati nel settore primario. Inoltre, le condizioni di lavoro negli ultimi due mesi sono peggiorate per il 37% degli

mercoledì 14 novembre 2018

Tim: azienda rischia il capolinea

Nel 1997, l’ultimo anno della gestione pubblica, l’allora Telecom era tra le prime cinque aziende del settore nel mondo.
Sviluppava un fatturato di circa 23 miliardi, i debiti stavano entro gli 8 miliardi, gli investimenti ammontavano a circa 6,5 miliardi l’anno e i dipendenti erano oltre 120.000. Economicamente sana, adeguatamente capitalizzata e fortemente presente all’estero l’azienda era perfettamente in grado di
affrontare la sfida della globalizzazione.
Vent’anni dopo, grazie all’intervento dei privati, l’attuale Tim fattura poco più di 19 miliardi, ha circa 30 miliardi di debiti, investe poco più di 3 miliardi, occupa circa 45.000 dipendenti e le partecipazioni estere si sono ridotte alla sola realtà brasiliana (Tim Brasil).
I numeri raccontano di un lento ma costante processo di scarnificazione che ha impoverito l’azienda, il lavoro e il Paese. 
Già 10 anni fa Eugenio Scalfari scriveva: “…l’azienda ha avuto la sventura di diventare preda di un capitalismo straccione, più attento a spolpare il grasso che ad investire in prodotti e tecnologie”.
Ora quel processo è sostanzialmente compiuto e del possente maniero non è rimasto che qualche arredo di pregio.
Il degno coronamento dell’impresa pare essere anziché alienare in blocco quel che è rimasto, trarre