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martedì 10 novembre 2015

Scuola: mercoledì le 32 associazioni de "La scuola che cambia il Paese" riaprono confronto con Parlamento


Mercoledì prossimo, 11 novembre, tornano in Parlamento i firmatari dell'appello "La scuola che cambia il Paese", la piattaforma che raccoglie 32 associazioni di studenti, insegnanti, genitori, forze sociali, sindacali e del terzo settore. L'appuntamento con i parlamentari e con la stampa è previsto alle ore 10 presso la sala Salvadori della Camera dei Deputati (via degli Uffici del Vicario 21, Roma) e sarà l'occasione per presentare alle Camere e al Governo idee e proposte di cambiamento della scuola italiana e di modifica della legge 107/2015.

Durante il percorso parlamentare de “La Buona Scuola" il dialogo con le VII Commissioni di Camera e Senato ha contribuito a migliorare il testo iniziale, ma la scelta di approvare la legge senza un autentico confronto di merito con l'ampio dissenso espresso nel mondo della scuola, della cultura e della società civile ha impedito una conclusione condivisa.
I 32 promotori de "La scuola che cambia il Paese" tornano quindi in campo con un documento che contiene le proposte per una modifica dell'impianto della legge approvata a luglio, convinti che sia decisivo per l'Italia innalzare i livelli di istruzione e di competenza dei cittadini e contrastare le gravi diseguaglianze socio-culturali e territoriali che condizionano gli esiti scolastici.
Nonostante l’investimento di risorse attivato con "La Buona Scuola", i firmatari dell’appello ritengono infatti che manchi una visione organica di riforma a medio-lungo termine. Non si prevede

mercoledì 9 settembre 2015

Cgil, intollerabile lo scippo agli esodati

"È intollerabile che, a fronte di un dramma ancora non risolto del tutto quale è quello degli esodati, il ministero dell'Economia comunichi di aver incamerato le risorse del Fondo relativo". Così la segretaria confederale della Cgil Vera Lamonica a margine dell'audizione alla Commissione Lavoro della Camera dei deputati sui progetti di legge in merito alla flessibilità dell'età pensionabile.
"Le sei salvaguardie effettuate e per le quali sono stati stanziati quasi 12 miliardi - prosegue Lamonica - non sono sufficienti a coprire tutta la platea degli interessati. Secondo gli stessi dati INPS restano fuori almeno altri 49.500 lavoratori e lavoratrici". "Su quei 12 miliardi è stato effettuato un risparmio di almeno 3: è scandaloso - sostiene Lamonica - che oggi si dica che sono stati utilizzati per altri fini, nonostante la legge istitutiva del Fondo esodati preveda espressamente che i risparmi siano destinati al Fondo stesso per il completamento delle salvaguardie, e nonostante le dichiarazioni ben diverse fatte finora".
"Vale lo stesso per l'opzione donna, in vigore dal 2004 e finanziata a tutto il 2015, che non si applica perché l'Inps ha dato un'interpretazione sbagliata della norma", aggiunge la dirigente sindacale. "Norma che penalizza ferocemente le donne che vi fanno ricorso ma che, dopo la legge Fornero, è stata per molte l'unica via d'uscita".
"Il governo aveva già incamerato i risparmi assurdamente effettuati sui lavori usuranti e continua sulla stessa strada". "Il Parlamento faccia chiarezza - conclude Lamonica - e impedisca questo vero e proprio scippo agli esodati".
Fonte: Ufficio Stampa Cgil