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lunedì 4 settembre 2017

Ape volontaria: Cgil, strumento oneroso per lavoratori e non ancora operativo

L’Ape volontaria non è un anticipo di pensione, contrariamente a quanto affermato dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Boschi, ed è tutt’altro che operativa”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli in seguito alla firma del Dpcm sull’Ape volontaria da parte del Presidente del Consiglio Gentiloni.
Ghiselli specifica infatti che si tratta di “un prestito bancario oneroso per i lavoratori, che dovrà essere restituito per intero con tanto di costi per interessi e garanzie assicurative”.
È bene inoltre ricordare – aggiunge il dirigente sindacale – che l’Ape volontaria è tutt’altro che operativa, mancando ancora la registrazione della Corte dei Conti, la pubblicazione, la circolare Inps e, soprattutto, le convenzioni con il sistema bancario ed assicurativo, con tutte le insidie che ciò può nascondere soprattutto in termini di tassi d’interesse da applicare a carico dei lavoratori”.
Naturalmente – conclude il segretario confederale – saranno le singole persone a valutare se utilizzare o meno l’Ape, e la Cgil e il suo Patronato garantiranno a tutti le adeguate informazioni su questo strumento”.

sabato 10 ottobre 2015

Scuola: Cgil, alternanza scuola lavoro rischia di essere salto nel vuoto

"Il balzo in avanti nel rapporto scuola lavoro preannunciato dalla Buona Scuola rischia di trasformarsi in un salto nel vuoto. Lo si capisce leggendo la guida operativa per le scuole emanata oggi dal Ministero, in cui, dopo una lettura di novantaquattro pagine, i dirigenti e gli insegnanti non troveranno risposta alla domanda principale che si stanno ponendo: come garantire agli studenti obbligati all'alternanza di non trovarsi in aziende incapaci di realizzare un percorso formativo qualificato?". Così Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil.
"La legge 107 - spiega Fracassi - rende infatti obbligatorio per tutti gli studenti dell'ultimo triennio della secondaria superiore un consistente monte ore di attività di alternanza, ma le scuole dovranno interagire nella maggior parte dei casi con imprese disinteressate alla formazione, impreparate o preoccupate soprattutto di utilizzare gli studenti come manodopera gratuita. Dovranno rivolgersi - sottolinea - a posti di lavoro le cui capacità formative non sono state accreditate, e gli insegnanti dovranno collaborare con tutor aziendali per i quali non solo non sono richieste, ma non sono nemmeno state definite le competenze necessarie a co-progettare e co-gestire una quota rilevante del percorso di istruzione".
"Il governo dopo aver introdotto l'obbligo per legge - prosegue la segretaria confederale - non si è preoccupato di fare ciò che hanno fatto tutti i paesi europei dove il rapporto scuola lavoro funziona: