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sabato 14 febbraio 2015

Crisi: Cgil, sette anni di previsioni sbagliate. Errori per oltre 300 mld

Danilo Barbi
segretario confederale Cgil
"Dopo sette anni di errori reiterati, anche per il 2015 i modelli previsionali calcolano una ripresa che non ci sarà”. Questo il secco giudizio della Cgil sulle previsioni macroeconomiche diffuse in questi giorni dai principali istituti nazionali ed internazionali, impegnati a ricalcolare le stime di crescita nel nostro paese alla luce di alcune variabili esogene (quantitative easing, flessione del prezzo del petrolio, svalutazione dell'euro, riduzione dei tassi d'interesse).
A smascherare la “disonestà intellettuale” delle previsioni econometriche, uno studio dell'Ufficio economico della Cgil. Secondo le elaborazioni dell'Ocse, riporta lo studio, negli ultimi sette anni il Pil italiano sarebbe dovuto crescere complessivamente dell'1.6%, dato ottenuto dalla somma delle singole previsioni d'autunno effettuate dall'istituto parigino tra il 2007 e il 2013. Applicando lo stesso calcolo alle stime che i vari Ministeri dell'economia e delle finanze hanno elaborato in funzione delle leggi di stabilità, il prodotto interno lordo della penisola avrebbe dovuto registrare un incremento complessivo di ben 5.4 punti percentuali. Numeri smentiti, ogni anno, dai dati effettivi diffusi dall'Istat: il gap previsionale, ovvero lo scostamento cumulato tra le previsioni e il dato definitivo, nel corso di questi ultimi sette anni, oscilla tra i meno 10.5 punti percentuali dell'Ocse e i meno 14.3 dei governi italiani. “Errori che in termini assoluti si traducono in un ammanco, dall'inizio della crisi, di 200 miliardi per quanto riguarda l'Ocse e addirittura di 330 miliardi di euro per i governi italiani”, spiega il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi.
Per il dirigente sindacale dall'inizio della crisi sono stati commessi "errori clamorosi", che