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lunedì 5 settembre 2016

Istat: Cgil, Italia ferma, per ripartire serve creare lavoro

“L’andamento dell’economia italiana conferma purtroppo la correttezza delle nostre previsioni, scevre da ogni pregiudizio: l’Italia non è ripartita, non siamo di fronte ad una vera ripresa. 
Serve una terapia shock, serve creare lavoro”. Così Danilo Barbi, segretario confederale Cgil, commenta i dati diffusi quest’oggi dall’Istat.
Le previsioni del Governo, secondo Barbi, “non erano assolutamente credibili, perché l’atteso aumento delle esportazioni – spiega – non teneva conto delle nuove tensioni economiche internazionali, e quello dei consumi del persistere dei rischi di deflazione”. “Inoltre – prosegue il segretario confederale – erano infondate anche le stime su una crescita significativa dei consumi privati e su un incremento duraturo della produzione industriale”.
Per Barbi “è sempre più evidente la necessità di cambiare la politica economica”. “Occorre affrontare le grandi emergenze sociali, rappresentate dalla disoccupazione giovanile e femminile, creando direttamente lavoro. Per questo – conclude il dirigente sindacale – serve un piano straordinario, e noi lo presenteremo il 13 settembre prossimo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 7 maggio 2015

Istat: Cgil (Barbi), inadeguato e fuorviante ottimismo di Stato

Danilo Barbi (CGIL)
Inadeguato e fuorviante ottimismo di Stato rispetto alla criticità della situazione reale”. Così Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil, commenta le previsioni economiche 2015-2017 diffuse quest'oggi dall'Istat.
I dati dell'istituto nazionale di statistica non rassicurano la Cgil perché, come spiega il dirigente sindacale “negli ultimi sette anni di crisi l'Istat, così come tutti i principali istituti nazionali ed internazionali di calcolo, ha sbagliato gran parte delle sue previsioni”. “Dietro a quello che sembrerebbe un semplice errore tecnico - continua Barbi - si nasconde invece una precisa volontà politica”. “Considerando l'eccezionalità della crisi, sarebbe opportuno mettere in dubbio l'adeguatezza dei sistemi matematici di calcolo utilizzati per le analisi economiche”.
In ogni caso - prosegue Barbi - se questa volta le previsioni si rivelassero esatte, il quadro che fotografano si confermerebbe tragico”. Infatti, spiega il sindacalista, il tasso di disoccupazione generale stimato resta al 12,5%, la disoccupazione giovanile rimane superiore al 40%: “così rischiamo di 'festeggiare un funerale'”.
Per sconfiggere una disoccupazione insopportabile - conclude Barbi - occorre cambiare le politiche economiche in Europa e in Italia, è necessario un piano straodinario per l'occupazione giovanile e femminile così come proposto dalla Cgil nel suo Piano del Lavoro”.

Fonte: Ufficio Stampa CGIL

sabato 14 febbraio 2015

Crisi: Cgil, sette anni di previsioni sbagliate. Errori per oltre 300 mld

Danilo Barbi
segretario confederale Cgil
"Dopo sette anni di errori reiterati, anche per il 2015 i modelli previsionali calcolano una ripresa che non ci sarà”. Questo il secco giudizio della Cgil sulle previsioni macroeconomiche diffuse in questi giorni dai principali istituti nazionali ed internazionali, impegnati a ricalcolare le stime di crescita nel nostro paese alla luce di alcune variabili esogene (quantitative easing, flessione del prezzo del petrolio, svalutazione dell'euro, riduzione dei tassi d'interesse).
A smascherare la “disonestà intellettuale” delle previsioni econometriche, uno studio dell'Ufficio economico della Cgil. Secondo le elaborazioni dell'Ocse, riporta lo studio, negli ultimi sette anni il Pil italiano sarebbe dovuto crescere complessivamente dell'1.6%, dato ottenuto dalla somma delle singole previsioni d'autunno effettuate dall'istituto parigino tra il 2007 e il 2013. Applicando lo stesso calcolo alle stime che i vari Ministeri dell'economia e delle finanze hanno elaborato in funzione delle leggi di stabilità, il prodotto interno lordo della penisola avrebbe dovuto registrare un incremento complessivo di ben 5.4 punti percentuali. Numeri smentiti, ogni anno, dai dati effettivi diffusi dall'Istat: il gap previsionale, ovvero lo scostamento cumulato tra le previsioni e il dato definitivo, nel corso di questi ultimi sette anni, oscilla tra i meno 10.5 punti percentuali dell'Ocse e i meno 14.3 dei governi italiani. “Errori che in termini assoluti si traducono in un ammanco, dall'inizio della crisi, di 200 miliardi per quanto riguarda l'Ocse e addirittura di 330 miliardi di euro per i governi italiani”, spiega il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi.
Per il dirigente sindacale dall'inizio della crisi sono stati commessi "errori clamorosi", che