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mercoledì 21 giugno 2017

Sfratti: Cgil e Sunia, si aggrava disagio abitativo, urgente strategia

Il disagio abitativo in Italia continua ad aggravarsi e i dati sugli sfratti relativi al 2016 diffusi dal Ministero degli Interni, nonostante quest’ultimo sostenga il contrario, ne sono la conferma”. È quanto si legge in una nota della Cgil Nazionale e del Sunia.
“L’interpretazione ottimista del dicastero, che vedrebbe un decremento del 5,5% rispetto al 2015 – spiegano la Confederazione e il Sunia – è purtroppo frutto della mancanza di alcune rilevazioni su città come Roma, Napoli, Bari, Bologna, Venezia, Padova, Trieste, Taranto, Potenza”.
Cgil e Sunia sottolineano il dato “drammatico delle morosità: rappresentano il 90% dei 61.718 provvedimenti emessi, a conferma delle crescenti difficoltà delle famiglie nel sostenere le spese indifferibili con redditi da lavoro e da pensione”. “Pur in assenza dei dati relativi a molte città – proseguono – aumentano sia le richieste di esecuzione forzosa (+3,09%) sia gli sfratti eseguiti con queste modalità (+7,99%), che salgono al 22,63% nelle dodici maggiori città”.
Per il sindacato di corso d’Italia ed il sindacato degli inquilini “dinanzi all’aggravarsi del disagio abitativo, che ormai assume caratteri strutturali, il Governo continua a non avere una strategia, anzi, riduce il fondo per la ‘morosità incolpevole’ dopo aver completamente azzerato quello di sostegno alla locazione 2016-2017”. Inoltre, aggiungono “sul fronte dell’offerta di alloggi di edilizia pubblica stiamo assistendo al fallimento del piano di recupero di quelli sfitti: 5.767 dovevano essere messi a disposizione delle graduatorie entro la fine del 2016, ma a metà del 2017 ne sono stati ultimati 2.802, meno della metà”.
Per questo, Cgil e Sunia rilanciano il Piano di Edilizia Residenziale Sociale, elaborato insieme a Fillea, “con una programmazione pluriennale per rispondere ai bisogni abitativi delle fasce più deboli della popolazione e generare, al contempo, consistenti opportunità occupazionali. Serve – concludono – individuare risposte immediate”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 28 settembre 2015

Casa: Cgil, Sunia, Udu, per 600 mila studenti fuori sede 80% budget in affitto

Circa 600.000 studenti universitari sono fuori sede, si stabiliscono in altre città della propria o di altre regioni affrontando spese che incidono pesantemente sui redditi delle famiglie. Essere fuori sede in questo momento di crisi economica è sempre più difficile: a fronte di un quasi inesistente supporto pubblico, costi insostenibili del mercato privato, prevalenza di forme di irregolarità, illegalità ed elusione fiscale, l'accesso allo studio è strettamente legato alla capacità di sostenere soprattutto i costi abitativi. Questo quanto emerge da uno studio dell'Ufficio Politiche abitative della Cgil nazionale che, in collaborazione con il Sunia e l'Unione degli universitari, ha elaborato il vademecum '"Abitare" per gli studenti universitari fuori sede'.
Dall'indagine effettuata a supporto del vademecum, si apprende che per gli studenti fuori sede il costo principale è quello legato all’affitto di un posto letto, di una stanza singola o di un monolocale, spesa che incide fino all'80% del proprio budget e che per il 30% degli intervistati comporta una difficoltà per le famiglie. A fronte di questa situazione il sistema di diritto allo studio universitario italiano appare inadeguato: offre infatti un posto letto in strutture organizzate solo al 2% degli studenti, contro il 10% di Francia e Germania e il 20% di Danimarca e Svezia.
Secondo quanto calcolato da Cgil, Sunia e Udu la voce di spesa che segue quella dell'affitto comprende Tasse e Contributi Universitari, quantificati in base al proprio indicatore ISEE, alle quali bisogna aggiungere la Tassa Regionale per il Diritto allo Studio. Oltre ai costi delle rette universitarie, lievitati del 5% solo nell'ultimo anno,