“L’economia delle regioni del Sud registra alcuni trend positivi, anche migliori rispetto all’andamento nazionale, ma questi dati non rappresentano il segnale di una ripresa strutturale, sono per lo più limitati ad alcuni settori, agricoltura e turismo, e sono stati condizionati da fattori specifici”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno presentato quest’oggi.
Per Fracassi “la ripresa del Mezzogiorno appare ancora più fragile se la inseriamo nel contesto delle condizioni sociali, che permangono critiche rispetto ai livelli di povertà, di esclusione sociale, e di accesso ai vari livelli di istruzione. Stessa sofferenza si registra nel diritto allo studio. Decine di migliaia di giovani hanno abbandonato il Sud, senza che vi sia un fenomeno parallelo di attrazione; una drammatica perdita netta di capitale umano che pone pesanti interrogativi sul futuro”.
“Per quanto riguarda l’occupazione – osserva la dirigente sindacale – la crescita dell’1,6% registrata nel 2015 è stata certamente condizionata dalla forte decontribuzione prevista dal Jobs Act e ha riguardato per lo più contratti a termine, contratti part-time, lavori a bassa qualificazione, e un notevole incremento dei voucher”.
Secondo il segretario confederale inoltre “elemento determinante per l’andamento positivo del Pil è stato il livello particolarmente elevato degli investimenti pubblici, legato all’accelerazione della spesa per la chiusura della programmazione europea 2007/13. Le previsioni Svimez per il 2016 e il 2017 attribuiscono un segno positivo alla crescita meridionale, ma la ridimensionano alla metà di quella

