Visualizzazione post con etichetta sud. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sud. Mostra tutti i post

venerdì 15 settembre 2017

Mezzogiorno: Cgil, le quattro azioni per la crescita del Sud e la coesione sociale del Paese

Scuola, sanità e servizi sociali. Messa in sicurezza del territorio e valorizzazione del patrimonio artistico culturale. Mobilità delle persone e delle cose. Politiche industriali e rafforzamento del sistema della conoscenza per sostenere l’innovazione diffusa. Queste le quattro azioni di intervento per l’occupazione e lo sviluppo del Mezzogiorno e per la crescita e la coesione sociale di tutto il Paese, individuate dall’Assemblea generale della Cgil nazionale, aperta ieri dalla relazione della segretaria confederale Gianna Fracassi e conclusa oggi a Lecce dall’intervento del segretario generale, Susanna Camusso.
Il Sud, a parere della Cgil “ha vissuto, purtroppo, vent’anni di solitudine, durante i quali è mancata una strategia ordinaria, e in cui è uscito dalle politiche, persino dal dibattito pubblico. Ad oggi, il Masterplan e i Patti territoriali restano solo un elenco di intenzioni, ancora una volta rischiano di rappresentare un’occasione mancata per la crescita italiana”.
Per questo la Cgil ha deciso di convocare un’Assemblea generale sui temi del Mezzogiorno, di modo da individuare, dando continuità alla vertenza Laboratorio Sud e al Piano del Lavoro, le “strategie per colmare il gap strutturale tra regioni del sud e del centro nord”. Strategie che “devono essere in capo allo Stato in una vertenza multilivello, da un governo centrale fino ai governi territoriali”. Innanzitutto, il sindacato di corso d’Italia sottolinea la necessità di “allargare la spesa e gli investimenti pubblici per il Sud da qui al 2022, data effettiva di spesa e chiusura della

martedì 16 maggio 2017

Pil: Cgil, con zero virgola non si crea lavoro. Invertire rotta si può

L’Italia non è in ripresa. Anzi, la crescita continua ad attestarsi attorno allo zero-virgola senza soluzione di continuità dal 2013, materializzando il rischio di stagnazione. Resta impietoso il confronto con gli altri Stati europei, dopo di noi solo la Grecia”. Così Riccardo Sanna, responsabile Area Politiche dello sviluppo Cgil Nazionale commenta le stime preliminari del Pil elaborate da Istat e Eurostat per il primo trimestre 2017.
Complessivamente – sottolinea il dirigente sindacale – dai dati si evince che l’Italia è ancora troppo lontana dal livello pre-crisi (2007) di redditi reali e occupazione, soprattutto giovanile. Continua a insistere una crisi di domanda, soprattutto nel Mezzogiorno, dove, come rilevato oggi dall’Eurispes, il potere d’acquisto e il lavoro continuano a diminuire”.
“Purtroppo – prosegue Sanna citando le previsioni della Commissione europea – il nostro Paese ‘conquista’ la maglia nera sulla crescita: per il biennio in corso si conferma al penultimo posto in classifica e alla fine del 2018 saremo ancora più indietro rispetto a tutte le principali economie europee e industrializzate”.
Ma per il responsabile Area Politiche dello sviluppo “non è una condanna, piuttosto una resa. Con le politiche economiche, fiscali e di bilancio realizzate in questi anni e in programma per i prossimi – sostiene infatti – il sistema-paese sta diventando e diventerà più povero e più arretrato. Ed è proprio dalle arretratezze e dalle potenzialità che si può ripartire, anche senza infrangere le regole europee, per generare nuova crescita, nuovi investimenti, nuova occupazione, nuovi redditi, e

giovedì 10 novembre 2016

Sud: dati Svimez non indicano ripresa strutturale

L’economia delle regioni del Sud registra alcuni trend positivi, anche migliori rispetto all’andamento nazionale, ma questi dati non rappresentano il segnale di una ripresa strutturale, sono per lo più limitati ad alcuni settori, agricoltura e turismo, e sono stati condizionati da fattori specifici”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno presentato quest’oggi.
Per Fracassi “la ripresa del Mezzogiorno appare ancora più fragile se la inseriamo nel contesto delle condizioni sociali, che permangono critiche rispetto ai livelli di povertà, di esclusione sociale, e di accesso ai vari livelli di istruzione. Stessa sofferenza si registra nel diritto allo studio. Decine di migliaia di giovani hanno abbandonato il Sud, senza che vi sia un fenomeno parallelo di attrazione; una drammatica perdita netta di capitale umano che pone pesanti interrogativi sul futuro”.
Per quanto riguarda l’occupazione – osserva la dirigente sindacale – la crescita dell’1,6% registrata nel 2015 è stata certamente condizionata dalla forte decontribuzione prevista dal Jobs Act e ha riguardato per lo più contratti a termine, contratti part-time, lavori a bassa qualificazione, e un notevole incremento dei voucher”.
Secondo il segretario confederale inoltre “elemento determinante per l’andamento positivo del Pil è stato il livello particolarmente elevato degli investimenti pubblici, legato all’accelerazione della spesa per la chiusura della programmazione europea 2007/13. Le previsioni Svimez per il 2016 e il 2017 attribuiscono un segno positivo alla crescita meridionale, ma la ridimensionano alla metà di quella

mercoledì 24 febbraio 2016

Masterplan Sud: Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, subito piani attuativi

Accelerare la definizione dei Piani attuativi del Masterplan per il Sud, favorendo la ripresa di investimenti ed occupazione; condividere un assetto stabile ed efficace della governance delle politiche di sviluppo con il contributo decisivo delle rappresentanze di impresa e lavoro; definire un disegno complessivo di rilancio per le regioni del Mezzogiorno, individuando priorità e risorse di fonte ordinaria ed aggiuntiva; far diventare il Masterplan, anche a livello locale, strumento per l’individuazione condivisa degli interventi e per la selezione delle priorità.
Questi, in sintesi, gli obiettivi dell’incontro che si è svolto ieri tra le rappresentanze nazionali, regionali e locali di Confindustria e CGIL, CISL, UIL guidate da Alessandro Laterza, Vice Presidente di Confindustria per il Mezzogiorno e le politiche regionali, Gianna Fracassi, Giuseppe Farina e Guglielmo Loy, Segretari Confederali di CGIL, CISL e UIL. Tra le principali istituzioni coinvolte anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Claudio De Vincenti, il Vice Presidente ANCI e Sindaco di Bari Antonio Decaro, e gli Assessori alle Attività Produttive della Regione Sicilia, Mariella Lo Bello, e della Campania, Amedeo Lepore, in rappresentanza della Conferenza delle Regioni.
Secondo il documento congiunto presentato nel corso dei lavori (“Impresa e lavoro: le proposte di Confindustria e CGIL CISL UIL sul Masterplan per il Sud”), il Mezzogiorno è, oggi, una realtà in cui sono evidenti i segni della crisi degli ultimi anni, ma altrettanto evidenti sono i segnali di vitalità che rendono quanto mai urgente la definizione di interventi tempestivi e dall’elevata efficacia economica e sociale per rafforzare tali segnali che rischiano di tornare ad affievolirsi per cause esterne come le difficoltà creditizie e la debolezza della domanda internazionale.
Il sostegno agli investimenti e alle assunzioni nel settore privato, coerente con l’effettiva

mercoledì 11 novembre 2015

Sud: Cgil, serve politica nazionale, le nostre proposte

Alla vigilia della presentazione del Masterplan per il Mezzogiorno del Governo, la Cgil rilancia la vertenza nazionale 'Laboratorio Sud – Idee per il Paese', avviata lo scorso settembre a Potenza. L'iniziativa, articolata negli ambiti regionali e territoriali e nella dimensione nazionale, si propone di evidenziare le condizioni di criticità presenti nel Mezzogiorno e, soprattutto, di rendere visibili i possibili spazi di intervento per superare il divario che sempre più allontana le regioni del Sud dal resto del Paese. A tale fine il sindacato di corso d'Italia presenta un documento programmatico (in allegato) per la costruzione di una politica nazionale in grado di rafforzare le condizioni economico sociali del Mezzogiorno, favorire crescita e occupazione e permettere così una vera inversione di tendenza per tutto il Paese.
Gli strumenti
Il nodo centrale del documento stilato dalla Cgil consiste nel coordinamento e nella partecipazione dei vari soggetti e dei vari livelli, poiché solo attraverso politiche rinnovate e il concorso delle diverse energie, a partire dalle comunità locali e dalle loro rappresentanze, può realizzarsi un cambio di fase. Di qui l'individuazione di alcuni strumenti fondamentali di coordinamento tra politiche nazionali e regionali, e di partecipazione, che vedono il coinvolgimento delle parti sociali: un luogo formalizzato di coordinamento tra le regioni meridionali, una cabina di regia interistituzionale per l'attribuzione e

mercoledì 28 ottobre 2015

Sud: Cgil, Svimez conferma divario, basta ignorare Mezzogiorno

"I dati diffusi oggi da Svimez confermano il divario e il dualismo che caratterizza l'economia, i settori produttivi e le dinamiche sociali del nostro Paese, nonché l'inefficacia delle politiche di coesione messe in campo finora. La legge di stabilità, che ignora il Mezzogiorno, deve costituire l'occasione per definire un primissimo perimetro possibile degli interventi: il Governo non continui sulla strada sbagliata". Così Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, commenta il Rapporto Svimez 2015 sull'economia del Mezzogiorno, presentato questa mattina.
"Caduta dell'occupazione, crescita negativa e crollo degli investimenti ininterrotti dal 2008 ad oggi, calo delle esportazioni e dei consumi, aumento della povertà: tutti elementi tra loro comuni che confermano la tendenza alla frattura sociale ed economica della penisola", continua Fracassi. "Non saranno certo la previsione di un PIL in crescita dello 0,1% e un primo dato positivo sugli occupati nell'anno 2015 a permettere di recuperare il divario che si è determinato nei sei anni passati: occorrono concrete e definite politiche che mettano al centro un'agenda per il Mezzogiorno e per il Paese".
Per la segretaria confederale della Cgil "i dati confermano l'inefficacia delle politiche di coesione di questi anni, che hanno affidato impropriamente ai fondi strutturali obiettivi di crescita e di superamento del divario, facendo venire meno il carattere di addizionalità e di complementarietà

mercoledì 12 agosto 2015

Un laboratorio per il sud

giovedì 30 luglio 2015

Sud: Cgil, confermati quadro drammatico e mancanza risposte Governo, via a vertenza nazionale

"Le anticipazioni del Rapporto Svimez confermano e consolidano il quadro allarmante fotografato dall'istituto e da altre auterevoli fonti negli ultimi mesi, ma preoccupa l'esistenza di un'altra costante: l'inerzia del Governo. Non si può più aspettare, a settembre daremo il via ad una vertenza nazionale". Con queste parole Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, commenta quanto emerge dal Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno nel 2015.
"Dopo sette anni crisi - sottolinea Fracassi - il PIL del Sud del paese si è ridotto di quasi 13 punti percentuali, con una perdita in termini occupazionali di oltre 575.000 unità, e gli effetti si sono riverberati nel calo dei consumi e nell'aumento dei livelli di povertà. Ma a fronte di una situazione tristemente conosciuta - continua - quello che sorprende è che il Governo, con straordinaria continuità, mantiene un atteggiamento inerte".
"Crediamo non sia possibile attendere oltre", sostiene la dirigente sindacale, spiegando che "non è sufficiente l'intervento fiscale annunciato dal Presidente del Consiglio nei giorni scorsi", ma "serve una politica attiva di sviluppo, come abbiamo più volte ricordato, una strategia nazionale che costituisca anche coordinamento delle politiche regionali, selezionando temi e priorità".
"Per questi motivi - annuncia Fracassi - "la Cgil ha deciso di lanciare una vertenza nazionale, 'Laboratorio Sud – Idee per il Paese', nella consapevolezza che l'allargarsi del divario Nord-Sud rappresenta un danno per l'intera penisola". "Una vertenza - precisa - che non trascurerà la

lunedì 20 aprile 2015

Crisi: Cgil, calo cassa integrazione non è segnale miglioramento situazione produttiva

Corrado Ezio Barachetti
Il calo del ricorso alla cassa integrazione non può essere scambiato come un segnale di miglioramento della situazione produttiva nel nostro Paese. La riduzione del dato ha origine per il 91,2% dal crollo della cassa in deroga e questo si spiega con un'unica ragione: l'esaurimento delle insufficienti risorse rese disponibili dai provvedimenti di legge del 2014, a partire dalla Legge di stabilità. A ciò va, inoltre, aggiunto l'effetto dei provvedimenti di legge messi in essere per il 2015, sempre in materia di ammortizzatori sociali, corrispondenti ad una riduzione delle risorse rispetto al '14 di oltre il 50% e di una riduzione della copertura di durata di quasi il 60%”. Così la Cgil, commenta i dati diffusi oggi dall’Inps.
Per il sindacato di Corso d’Italia, “Occorre distribuire subito i 490 milioni di euro, concordati con le Regioni, per coprire il fabbisogno della cassa in deroga del 2014. Le risorse ci sono e sono certificate”.
La Legge di stabilità 2015, sottolinea Corrado Ezio Barachetti, responsabile del dipartimento “Mercato del lavoro” della Cgil, “non solo ha introdotto pesanti limitazioni per i beneficiari di ammortizzatori sociali e ridotto pesantemente loro le risorse, ma non ha previsto un adeguato sostegno al fabbisogno che emerge forte dalla richiesta di attivazione di contratti di solidarietà. Questo in totale contraddizione con l'idea di rilancio di tale ammortizzatore che la legge delega 183, dello scorso 10 dicembre 2014, lasciava trasparire”.
Per il dirigente della Cgil, “serve agire urgentemente in chiave solidaristica e universale, a partire dall'esausto sud del Paese, vero protagonista del calo del 16,7% del numero di domande di disoccupazione. Nel mezzogiorno sono, infatti, oramai purtroppo in molti ad aver scelto di chiamarsi fuori dal gioco perché pesantemente frustati dalle lunghe attese e dagli inganni, come nel caso della Whirlpool Corporation.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 9 febbraio 2015

Mezzogiorno: Cgil, Istat fotografa effetti crisi, agire con politiche industriali e di sviluppo

Gianna Fracassi
segretario confederale Cgil
"I dati diffusi oggi dall'Istat fotografano gli effetti drammatici di sei anni di crisi e evidenziano ancora una volta il baratro esistente tra Nord e Sud del Paese. E' necessario intervenire con strumenti e politiche concrete: gli annunci e la nascita di un ministero per il Mezzogiorno non sono sufficienti". Così il segretario confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta i dati dell'Istituto di statistica sul Pil pro capite nel 2013, da cui emerge che il Prodotto interno lordo per abitante nel Sud Italia è inferiore del 45,8 per cento rispetto a quello del Centro-Nord.
"Risultati coerenti con le analisi elaborate in questi mesi da importanti istituzioni - continua Fracassi - sia per quanto riguarda la trasformazione della struttura produttiva, con una vera e propria desertificazione industriale, sia rispetto all'impoverimento delle famiglie, al calo dei consumi e al crollo dell'occupazione, in particolare dei giovani e delle donne".
"Come abbiamo già sostenuto in passato, il tema non si affronta solo attraverso una diversa architettura istituzionale. In questo senso - spiega la dirigente sindacale - la discussione aperta dal presidente del Consiglio in merito alla creazione di un dicastero ad hoc per il Sud non affronta compiutamente il vero problema: l'assenza di politiche industriali e di sviluppo".
"Lo strumento istituzionale - prosegue - può servire per fare sintesi, organizzare meglio le risorse e creare le necessarie sinergie con gli altri ministeri, in particolare con quello dello Sviluppo economico, in un'ottica di coesione territoriale e sociale. Ma alla base - sottolinea Fracassi - devono esserci un progetto complessivo e le risorse necessarie per il Sud".
"Non occorre attendere ulteriori dati e analisi a conferma di questo quadro: è urgente agire". Fracassi conclude ribadendo la proposta della confederazione di corso d'Italia: "la Cgil da tempo ha indicato nel Piano del lavoro la strada dell'intervento pubblico come motore dell’economia, per rilanciare e rinnovare profondamente la base industriale e la specializzazione produttiva del Paese e, in particolare, del Sud".
Fonte: Ufficio stampa Cgil