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lunedì 4 dicembre 2017

Disabili: Daita (Cgil), bene ricordare e celebrare ma importante è guardare in faccia realtà

Ricordare sì, celebrare pure, ma l’importante è guardare in faccia la realtà. Sono quasi 800.000 le persone con disabilità in cerca di lavoro iscritte al collocamento, 80.000 solamente a Roma. La situazione negli anni tende a peggiorare ed attendiamo da più di un anno i dati ufficiali dal ministero del Lavoro”. Così la responsabile delle politiche per la disabilità della Cgil, Nina Daita, all’indomani della Giornata internazionale delle persone con disabilità.
“Il Programma d’azione biennale per i diritti delle persone con disabilità – ricorda la dirigente sindacale – non è stato ancora convertito in legge, pur essendo passato molto tempo dalla sua approvazione. I nostri uffici sono continuamente oberati da richieste di aiuto per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie”.
C’è bisogno – aggiunge Daita – di un intervento efficace, congruo e ragionato per rendere meno difficile e sofferta la vita dei più fragili. Gli ultimi interventi legislativi in materia di lavoro hanno creato ancora maggiori disparità. I servizi per l’impiego non hanno risorse e fanno quel che possono con gli strumenti a loro concessi. Inoltre, nell’ultima Legge di stabilità mancano congrue risorse, sia per l’occupazione che per i servizi alla persona, nonché un adeguato riconoscimento nel pacchetto previdenza del lavoro di cura”.
La Cgil – ricorda la responsabile delle politiche per la disabilità del sindacato – più volte ha chiesto un ‘Piano straordinario per l’occupazione delle persone con disabilità’”.
“L’inclusione – conclude Daita – è un diritto per le persone ed un dovere per le istituzioni. L’aumento delle disuguaglianze negli ultimi anni, accentuate dalle politiche economiche dei governi che si sono succeduti, vanno in senso diametralmente opposto”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

sabato 8 luglio 2017

Lavoro: FdV, nel 2016 disoccupazione potenziale ha raggiunto il 18,5%

In Italia la disoccupazione potenziale è di circa 2 milioni in più rispetto al dato ufficiale. È quanto emerge dal rapporto di ricerca sul mercato del lavoro, elaborato dalla Fondazione di Vittorio, dal titolo ‘La disoccupazione dopo la grande crisi’, aggiornato al 2016.
Per misurare lo stato di salute del lavoro in Italia, la FdV ha elaborato una ulteriore stima della disoccupazione, il tasso di disoccupazione potenziale, utilizzando le rilevazioni della Bce e la percezione degli intervistati della Rilevazione Continua della Forza Lavoro Istat. Nella ricerca, infatti, vengono considerati non solo i disoccupati formalmente riconosciuti, ma anche le persone che all’interno delle forze di lavoro potenziali aggiuntive (FLPA), riferiscono di sentirsi in cerca di occupazione (condizione percepita). Il tasso di disoccupazione schizza così al 18,5%, ben 6,8 punti sopra il tasso ufficiale, e il numero dei disoccupati sale a 5 milioni e 200 mila.
Lo studio fornisce, inoltre, un’analisi comparativa con le rilevazioni della Bce che stimano l’offerta di lavoro reale. Attraverso due metodologie di calcolo diverse si registra in entrambi i casi una disoccupazione italiana superiore al 20%. Il tasso di disoccupazione allargata per i Paesi dell’area euro è pari al 14,6% (4,3 punti sopra il tasso ufficiale) e al 21,8% per l’Italia (circa 10 punti sopra il tasso ufficiale), mentre il tasso di sottoutilizzo della forza lavoro raggiunge il 17,6% per la zona euro

martedì 16 maggio 2017

Pil: Cgil, con zero virgola non si crea lavoro. Invertire rotta si può

L’Italia non è in ripresa. Anzi, la crescita continua ad attestarsi attorno allo zero-virgola senza soluzione di continuità dal 2013, materializzando il rischio di stagnazione. Resta impietoso il confronto con gli altri Stati europei, dopo di noi solo la Grecia”. Così Riccardo Sanna, responsabile Area Politiche dello sviluppo Cgil Nazionale commenta le stime preliminari del Pil elaborate da Istat e Eurostat per il primo trimestre 2017.
Complessivamente – sottolinea il dirigente sindacale – dai dati si evince che l’Italia è ancora troppo lontana dal livello pre-crisi (2007) di redditi reali e occupazione, soprattutto giovanile. Continua a insistere una crisi di domanda, soprattutto nel Mezzogiorno, dove, come rilevato oggi dall’Eurispes, il potere d’acquisto e il lavoro continuano a diminuire”.
“Purtroppo – prosegue Sanna citando le previsioni della Commissione europea – il nostro Paese ‘conquista’ la maglia nera sulla crescita: per il biennio in corso si conferma al penultimo posto in classifica e alla fine del 2018 saremo ancora più indietro rispetto a tutte le principali economie europee e industrializzate”.
Ma per il responsabile Area Politiche dello sviluppo “non è una condanna, piuttosto una resa. Con le politiche economiche, fiscali e di bilancio realizzate in questi anni e in programma per i prossimi – sostiene infatti – il sistema-paese sta diventando e diventerà più povero e più arretrato. Ed è proprio dalle arretratezze e dalle potenzialità che si può ripartire, anche senza infrangere le regole europee, per generare nuova crescita, nuovi investimenti, nuova occupazione, nuovi redditi, e

giovedì 10 novembre 2016

Sud: dati Svimez non indicano ripresa strutturale

L’economia delle regioni del Sud registra alcuni trend positivi, anche migliori rispetto all’andamento nazionale, ma questi dati non rappresentano il segnale di una ripresa strutturale, sono per lo più limitati ad alcuni settori, agricoltura e turismo, e sono stati condizionati da fattori specifici”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno presentato quest’oggi.
Per Fracassi “la ripresa del Mezzogiorno appare ancora più fragile se la inseriamo nel contesto delle condizioni sociali, che permangono critiche rispetto ai livelli di povertà, di esclusione sociale, e di accesso ai vari livelli di istruzione. Stessa sofferenza si registra nel diritto allo studio. Decine di migliaia di giovani hanno abbandonato il Sud, senza che vi sia un fenomeno parallelo di attrazione; una drammatica perdita netta di capitale umano che pone pesanti interrogativi sul futuro”.
Per quanto riguarda l’occupazione – osserva la dirigente sindacale – la crescita dell’1,6% registrata nel 2015 è stata certamente condizionata dalla forte decontribuzione prevista dal Jobs Act e ha riguardato per lo più contratti a termine, contratti part-time, lavori a bassa qualificazione, e un notevole incremento dei voucher”.
Secondo il segretario confederale inoltre “elemento determinante per l’andamento positivo del Pil è stato il livello particolarmente elevato degli investimenti pubblici, legato all’accelerazione della spesa per la chiusura della programmazione europea 2007/13. Le previsioni Svimez per il 2016 e il 2017 attribuiscono un segno positivo alla crescita meridionale, ma la ridimensionano alla metà di quella

martedì 13 settembre 2016

Lavoro: Cgil, per crescita e occupazione serve Piano Straordinario

L’Italia può tornare a crescere solo attraverso una terapia shock: con una spesa pubblica di 10 miliardi l’anno per tre anni da utilizzare per investimenti pubblici e creazione diretta di lavoro (520 mila pubblici e 80 mila privati), si genererebbe in Italia un incremento degli occupati di circa 1 milione 368 mila unità, il tasso di disoccupazione scenderebbe al 4,8%, mentre il Pil reale salirebbe al 5,7% e gli investimenti pubblici e privati crescerebbero del 19%. Questa in estrema sintesi la ricetta indicata dalla Cgil nel suo Piano Straordinario per l’occupazione presentato quest’oggi in un’iniziativa tenutasi presso la sede nazionale della Confederazione, a cui ha partecipato il segretario generale Susanna Camusso.
Per una vera crescita dell’economia del Paese il sistema pubblico deve creare direttamente lavoro, solo così si possono generare quelle condizioni di ottimismo e certezza per far ripartire i consumi e gli investimenti”. Così Danilo Barbi (qui il testo della sua relazione), segretario confederale Cgil, ha illustrato questa mattina le nuove proposte contenute nel documento per il rilancio del Piano del Lavoro. “Il nostro Piano Straordinario – ha spiegato Barbi – è una terapia shock per ridurre la disoccupazione, in particolare giovanile e femminile, sia attraverso la promozione di nuova domanda, ovvero aumento di occupazione, salari, consumi e investimenti, sia dell’offerta, con nuovi settori di attività economica e nuove professionalità”. Due le direttrici da seguire, indicate dal segretario confederale, la prima i bisogni sociali e di manutenzione del territorio largamente insoddisfatti, la seconda l’innovazione

lunedì 5 settembre 2016

Istat: Cgil, Italia ferma, per ripartire serve creare lavoro

“L’andamento dell’economia italiana conferma purtroppo la correttezza delle nostre previsioni, scevre da ogni pregiudizio: l’Italia non è ripartita, non siamo di fronte ad una vera ripresa. 
Serve una terapia shock, serve creare lavoro”. Così Danilo Barbi, segretario confederale Cgil, commenta i dati diffusi quest’oggi dall’Istat.
Le previsioni del Governo, secondo Barbi, “non erano assolutamente credibili, perché l’atteso aumento delle esportazioni – spiega – non teneva conto delle nuove tensioni economiche internazionali, e quello dei consumi del persistere dei rischi di deflazione”. “Inoltre – prosegue il segretario confederale – erano infondate anche le stime su una crescita significativa dei consumi privati e su un incremento duraturo della produzione industriale”.
Per Barbi “è sempre più evidente la necessità di cambiare la politica economica”. “Occorre affrontare le grandi emergenze sociali, rappresentate dalla disoccupazione giovanile e femminile, creando direttamente lavoro. Per questo – conclude il dirigente sindacale – serve un piano straordinario, e noi lo presenteremo il 13 settembre prossimo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil