“Il processo di riforma delle società partecipate non è fatto solo di società da ridurre. Se non si individuano strumenti per garantire occupazione e reddito per i lavoratori coinvolti, si rischia di determinare una grave questione sociale”. È quanto si legge nella memoria presentata da Cgil, Cisl e Uil nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari Istituzionali della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, tenutasi nella giornata di ieri.
“Alla luce delle modifiche intercorse al D.lgs. 175/16 con l’ultimo decreto correttivo e della vicina intesa da raggiungere con le Regioni – spiegano nella memoria i sindacati confederali – abbiamo forti perplessità circa le tutele occupazionali e reddituali, oltre a quelle inerenti la continuità dei servizi, che, nonostante le numerose variazioni susseguitesi nel tempo al primo schema di decreto attuativo della delega c.d. Madia, continuano a permanere anche nello schema di decreto correttivo del Testo Unico delle società partecipate”.
Cgil, Cisl e Uil hanno sottolineato che “si tratta di un settore nel quale sono impiegati numeri imponenti di addetti, il cui perimetro tuttavia continua a rimanere incerto. Il più recente Rapporto MEF 2014 ne individua 410.000”.
Nello schema di decreto “continuano ad essere assenti specifiche e chiare forme di sostegno al reddito dei lavoratori dichiarati in esubero” e, in particolare, Cgil, Cisl e Uil denunciano “un grave vuoto normativo per quanto riguarda le tutele degli addetti di società sotto i cinque dipendenti (circa

