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lunedì 27 luglio 2020

Fisco: Fracassi (Cgil) a Collettiva.it, da oggi più soldi in busta paga. Riduzione cuneo operazione di giustizia sociale

“È un successo di Cgil, Cisl e Uil se, da oggi, i dipendenti pubblici e privati vedranno nelle loro buste paga un aumento consistente delle retribuzioni, fino a 100 euro netti”. Lo afferma la vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi in una videointervista a Collettiva.it.

La dirigente sindacale sottolinea due questioni, la prima “c’è una redistribuzione salariale” e “c’è anche la rottura di uno schema che, negli anni scorsi, ha portato ad interventi a vantaggio quasi esclusivamente delle imprese, senza tener conto della necessità di fare redistribuzione vera sul lavoro”.

“Ora – prosegue Fracassi – mancano i pensionati, e manca soprattutto quella che chiediamo da anni: una riforma fiscale complessiva, che abbia il carattere della progressività e che rafforzi gli sforzi contro l’evasione fiscale, sono 109 i miliardi che il Paese perde annualmente. Ridurre l’evasione è una delle condizionalità positive richieste dall’Europa che necessiterà di interventi coerenti”.

“Per noi riforma fiscale è un processo generale che garantisce redistribuzione e giustizia sociale. Per questo – conclude la vicesegretaria generale della Cgil – continuiamo insieme a Cisl e Uil a lavorare sui temi fiscali ”.

– Per guardare la videointervista di Gianna Fracassi clicca qui
– Per leggere l’approfondimento: Irpef tagliata, la busta appaga clicca qui

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 13 aprile 2018

Ocse: Cgil, patrimoniale necessaria per ridurre disuguaglianze

La patrimoniale può ridurre le disuguaglianze sociali, anche l’Ocse lo sostiene. Da tempo la Cgil avanza la proposta di inserire una tassazione sui patrimoni per affrontare quella che ormai è diventata un’emergenza sociale: il divario sempre crescente tra ricchi e poveri”. Così Cristian Perniciano responsabile delle politiche fiscali della Cgil nazionale commenta il rapporto dell’Ocse ‘The Role and Design of net wealth taxes’ sulla tassazione della ricchezza, uscito oggi.
L’Italia – sottolinea il dirigente sindacale – è tra i Paesi europei in cui le disuguaglianze sono più acute, soprattutto patrimoniali, una delle cause principali è la concentrazione di patrimonio improduttivo che distrae risorse dal virtuoso circolo della produzione-redistribuzione. Per questo riteniamo indispensabile un intervento che tassi le grandi ricchezze per ripristinare l’equità fiscale nel nostro Paese”.
Dall’imposizione della tassa patrimoniale – conclude Perniciano – si ricaverebbero importanti risorse che potrebbero essere investite nel finanziamento di un Piano straordinario di creazione di occupazione, in particolare giovanile, e favorire così la riduzione delle disuguaglianze”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 15 marzo 2017

Partecipate: Cgil, Cisl e Uil, garantire occupazione e reddito per lavoratori coinvolti

Il processo di riforma delle società partecipate non è fatto solo di società da ridurre. Se non si individuano strumenti per garantire occupazione e reddito per i lavoratori coinvolti, si rischia di determinare una grave questione sociale”. È quanto si legge nella memoria presentata da Cgil, Cisl e Uil nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari Istituzionali della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, tenutasi nella giornata di ieri.
“Alla luce delle modifiche intercorse al D.lgs. 175/16 con l’ultimo decreto correttivo e della vicina intesa da raggiungere con le Regioni – spiegano nella memoria i sindacati confederali – abbiamo forti perplessità circa le tutele occupazionali e reddituali, oltre a quelle inerenti la continuità dei servizi, che, nonostante le numerose variazioni susseguitesi nel tempo al primo schema di decreto attuativo della delega c.d. Madia, continuano a permanere anche nello schema di decreto correttivo del Testo Unico delle società partecipate”.
Cgil, Cisl e Uil hanno sottolineato che “si tratta di un settore nel quale sono impiegati numeri imponenti di addetti, il cui perimetro tuttavia continua a rimanere incerto. Il più recente Rapporto MEF 2014 ne individua 410.000”.
Nello schema di decreto “continuano ad essere assenti specifiche e chiare forme di sostegno al reddito dei lavoratori dichiarati in esubero” e, in particolare, Cgil, Cisl e Uil denunciano “un grave vuoto normativo per quanto riguarda le tutele degli addetti di società sotto i cinque dipendenti (circa

giovedì 10 novembre 2016

Canone RAI: Slc Cgil, i conti del MEF non tornano

La Rai è dentro la tempesta perfetta.” È questa una delle frasi che abbiamo pronunciato nel dibattito “La Nuova Carta d’Identità del Servizio Pubblico”, tenutosi nel corso della recente edizione  di Eurovisioni.
“Dentro questa tempesta, il dato del canone sembra essere l’onda più insidiosa – commenta una nota della segreteria nazionale Slc Cgil.
Sulla base del dato pubblicato dal Mef il 3 novembre sulle gettito da canone da gennaio a ottobre 2016, Slc Cgil propone un nuovo studio.”
Da queste stime (http://bit.ly/2fAlArh) , anche tenendo conto dello scenario migliore, gli introiti si rivelano inferiori a quelle previste da Viale Mazzini al momento della elaborazione del Piano Industriale e molto al di sotto di quanto previsto dal Governo.”
“Al momento non c’è nessun dato ufficiale sul numero di utenti del canone, secondo la nuova formula di prelievo, nè tanto mano il dato dell’evasione. È chiaro però, dal dato che ci consegna il MEF che si è ben distanti dal dato di evasione del 4/5% inizialmente ipotizzato.”
A questo punto – prosegue la nota – allo stravolgimento della natura del canone, in quanto inserito nelle diverse leggi di stabilità (2014/2015/2016) che ne hanno determinato impegni diversi dal solo finanziamento del servizio pubblico radio televisivo, si aggiunge il dato quantitativo.”
“Il risultato economico rischia di azzerare quanto previsto in ordine al finanziamento delle radio e Tv locali, oltre a metter in discussione la capacità produttiva della Rai e la sua autonomia economica dal Governo – sottolinea il comunicato di Slc Cgil.
Riteniamo che i cittadini debbano sapere che la quota percentuale di Canone che rimane alla Rai dal 2014 si è ridotta progressivamente, dei 100 euro del 2016 solo 86,81 euro arriveranno alla Rai, mentre

venerdì 8 aprile 2016

Siae: rischio crollo degli incassi per gli autori e cancellazione di centinaia di posti di lavoro

I Sindacati di categoria, esprimono forte preoccupazione per quanto previsto dal punto 1 dell’emendamento governativo n. 14035, una specifica previsione di riduzione/abbattimento di talune tipologie di tariffe autorali, e che introduce l’art.14/bis nel provvedimento legislativo di attuazione della Direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d’autore” così annuncia una nota unitaria di Slc Cgil, Fistel Cisl Siae, Uil Pa Siae, Confsal Cada Siae, Cisal Siae, Ugl Comunicazioni Siae.
Per quanto l’intento sia, immaginiamo, di favorire l’attività dei piccoli imprenditori e dei giovani musicisti, il risultato sarebbe purtroppo di segno opposto. In primo luogo – prosegue la nota – perché l’abbattimento, per Legge, del versamento della giusta remunerazione degli autori, significa ridurre arbitrariamente il reddito dei creativi. In secondo luogo perché una gran parte delle esecuzioni musicali pubbliche rientrerebbe nella previsione di riduzione/abbattimento delle tariffe e ciò avrebbe un fortissimo impatto in termini di calo dei proventi per diritto d’autore, quantificabile in quasi 50 milioni di euro (con conseguente erosione del gettito erariale).
Il danno avrebbe, inoltre, effetti sulla stessa SIAE, che, con minori introiti, si troverebbe costretta a ridimensionare la propria struttura, con la conseguenza certa di indebolire proprio quella capacità di raccolta del diritto d’autore che viene invece auspicata ancor più capillare ed analitica al punto f) dello stesso emendamento e di limitare la sua capacità di competere sul mercato della creatività a livello europeo, esattamente il contrario di quanto auspicato dal Ministro.
Infine, sono presenti nel testo evidenti illogicità, quali la previsione che SIAE debba compensare il pagamento del diritto di autore, e persino del diritto connesso (che raccoglie solo parzialmente, e che comunque non distribuisce direttamente), nel caso un decreto ministeriale ne predisponga l’esenzione. Con strumenti e risorse che però non vengono definiti, né attribuiti – conclude la nota.

Fonte: www.slc-cgil.it/

giovedì 21 gennaio 2016

Pa: Cgil e Fp, su licenziamenti tanto rumore per nulla

Tanto rumore per nulla. Dopo giorni trascorsi tra propaganda e strumentalizzazione, il governo ha prodotto un ennesimo intervento legislativo quando invece, per combattere il deprecabile fenomeno dell'assenteismo ingiustificato nella P.a., sarebbe bastato fornire alle parti datoriali, come avevamo chiesto da tempo, delle semplici e vincolanti indicazioni”. Così la Cgil e la Fp Cgil commentano il decreto legislativo della riforma Madia in materia di licenziamento varato dal Consiglio dei ministri.
In attesa di leggere i testi, infatti, - precisano in una nota confederazione e categoria - ciò che rileviamo nelle parole del premier Renzi è il passo indietro fatto dal governo dai licenziamenti alle sospensioni in 48 ore, insieme ad una stretta dei tempi e alla licenziabilità dei dirigenti. 
Cose che si sarebbero potute fare attraverso una semplice circolare interna”. Cgil e Funzione Pubblica Cgil ribadiscono inoltre che: “Licenziare nella P.a. è possibile, come le recenti decisioni assunte a Sanremo e il caso di Tolmezzo risolto in pochi giorni dimostrano, per gli assenteisti ingiustificati è doveroso, ma il governo ha preferito montare un caso mediatico ad arte, parlando alla pancia del paese. Finendo così di produrre nuove norme, invece di fornire alle parti, sindacati e Aran, indicazioni per affrontare in maniera risoluta e definitiva la questione”.
Quanto invece al provvedimento sulle società partecipate, Cgil e Fp Cgil affermano: “Il decreto, per quanto apprendiamo, presenta una inquietante analogia con la vicenda, caotica e tutt'altro che

mercoledì 2 settembre 2015

Immigrazione: Cgil e Inca, sentenza Corte giustizia Ue grande risultato

"Grande e importante risultato è quello conseguito oggi dalla Cgil e dall'Inca nel contrasto delle politiche discriminatorie verso gli immigrati. La giustizia europea, nell'accogliere il nostro ricorso al Tar del Lazio offre, o forse sarebbe meglio dire impone, al paese una importante opportunità per correggere le politiche sull'immigrazione prodotte dal governo di centro destra nel 2011. 
La Corte di giustizia europea a chiare lettere boccia la tassa sui permessi di soggiorno introdotta con il decreto 304 del 31 dicembre 2011 giudicandola sproporzionata rispetto al costo del rilascio della carta d'identità. Ricordiamo che si tratta di un balzello che va dagli 80 ai 200 euro e che si aggiunge alla tassa precedentemente fissata di 73,50 euro".
"È con grande soddisfazione che l'Inca e la Cgil accolgono l'esito di un percorso giudiziario intrapreso, insieme alle iniziative politiche di contrasto, immediatamente dopo l'approvazione di questo odioso provvedimento, perché dimostra come le politiche punitive contro gli immigrati non devono e non possono prevalere sui legittimi diritti di cittadinanza, indipendentemente dal paese di provenienza”.
"Questa sentenza - affermano Cgil e Inca - non può essere ignorata dal governo italiano e pertanto chiediamo che si attivi subito riducendo drasticamente il costo per il rilascio e il rinnovo di tutti i permessi di soggiorno, senza aspettare il pronunciamento del Tar che comunque dovrà recepire

lunedì 24 novembre 2014

Call center: Slc Cgil lancia sondaggio aperto a tutti i cittadini su diritti privacy

Slc Cgil ha lanciato un sondaggio aperto a tutti i cittadini sui diritti di tutela della propria privacy nei servizi di call center.
Al link https://it.surveymonkey.com/s/WB5BNR9 è infatti possibile rispondere alla domanda se si sia a conoscenza del fatto che l’articolo 24-bis (DL 83/2012, conv. in L. n. 134/2012) prevede che si debba essere informati in quale paese estero si trovi l’operatore del gestore telefonico con cui si parla e che si possa scegliere di essere seguito da un operatore che lavora in Italia.
Le delocalizzazioni in altri paesi dei servizi di call center – si legge nella nota del sondaggio – sono conseguenza diretta del mancato recepimento della direttiva UE 23/2001 sulla tutela dei lavoratori nei cambi di appalto, con evidenti rischi per la tutela della privacy.”
La delocalizzazione delle attività verso Paesi a basso tasso di democrazia e ad alto rischio di truffe informatiche determina un aumento dei rischi per i cittadini che a milioni si rivolgono giornalmente ad un call center. Tutto questo nonostante ci sia una legge che conferisce al cliente (colui che paga) di poter scegliere da dove farsi erogare il servizio, legge ignorata da tutte le aziende che utilizzano call center e su cui lo Stato non interviene nonostante sia prevista una sanzione di 10.000 euro al giorno.
Le centinaia di esuberi e licenziamenti annunciati negli ultimi mesi da varie società di call center sono diretta conseguenza dell’errata trasposizione della Direttiva Europea 2001/23 sulla tutela dei lavoratori, con la mancata estensione delle tutele previste dall’articolo 2112 del c.c. in occasione della successione o cambio di appalti. Ciò ha creato in Italia un vuoto normativo che consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il salario dei lavoratori e ridurne i livelli di diritti.

Segreteria Nazionale SLC Cgil

lunedì 28 luglio 2014

Un tema di interessante attualità: Lavorare meno per lavorare tutti, come in Germania - di Nicola Cacace su l'Unità

La terza rivoluzione industriale che sta trasformando il mondo, quella dell’elettronica, a differenza delle prime due, quelle del vapore e dell’elettricità, distrugge più posti di lavoro di quanti non ne crea, soprattutto nei paesi industriali. Lo hanno scoperto da anni gli istituti di ricerca più seria e i paesi più attenti, che hanno reagito  con politiche di redistribuzione del lavoro, riducendo le ore annue lavorate per persona, puntando sulla qualità di merci e servizi, il contrario di quanto fatto dai paesi meno attenti, tra cui Italia, Grecia, Spagna. The Death of the Distance, la morte delle distanza, secondo un felice prima pagina dell’Economist, significa che il costo di spostamento di merci ed informazioni è crollato a livelli tali che il prodotto fatto a Napoli è in concorrenza diretta con quello fatto a Pechino e che l’innovazione prodotta a Tokio in poche ore può essere realizzata a Milano.
Se si aggiunge il fatto che con la globalizzazione i tassi di crescita dei paesi emergenti, quelli che partivano più in basso nella corsa dell’economia, crescono da anni e continueranno a crescere per anni, con velocità 3-4 volte superiori a quelle dei paesi industriali, 5%-6% contro 1%-2%,  ecco spiegato perché, tra i paesi industriali, solo quelli che da anni praticano politiche di redistribuzione del lavoro sono riusciti a mantenere bassa la disoccupazione e soprattutto alti i tassi di occupazione (quota di occupati sulla popolazione in età da lavoro). Quest’ultima è la vera misura della situazione occupazionale di un  paese, mostrando il numero di persone, in età da lavoro,  che veramente lavorano. Talvolta il tasso di disoccupazione scende perché disoccupati scoraggiati non cercano più