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giovedì 13 luglio 2017

«La povertà non arretra per famiglie ed individui. Necessario far avanzare il REI rendendo universale l’intervento»

«Se l’incidenza della povertà assoluta rimane stabile, cresce la necessità di risposte immediate ed efficaci. Non esiste altra strada percorribile: occorre avanzare verso l’universalismo degli interventi di contrasto alla povertà». Così l’Alleanza contro la povertà commenta i dati sulla povertà in Italia diffusi oggi dall’ISTAT.
«La stabilità rispetto ad anni di difficoltà non è una buona notizia e in un decennio siamo indietreggiati: raffrontando i dati sulla povertà assoluta relativi al 2016 con quelli del 2007, vediamo che oggi riguarda 4 milioni e 742mila individui rispetto a 1 milione e 800mila individui del 2007. Di fatto chi si trova in condizione di povertà non beneficia ancora della lieve ripresa economica che attraversa il paese».
Con la recente approvazione del decreto attuativo della legge delega di contrasto alla povertà si è compiuto il primo atto concreto nella costruzione di una strategia nazionale di contrasto alla povertà. «I dati ISTAT evidenziano, però, che siamo ancora in mezzo al guado e che a farne le spese sono soprattutto famiglie numerose e minori.
Permane la necessità che, nella nota di aggiornamento del DEF e sin dalla prossima legge bilancio venga introdotto un Piano pluriennale che permetta di andare verso l'universalità anche per chi non si trova in una famiglia con figli: tutti coloro che si trovano in povertà assoluta devono trovare risposte adeguate, ovvero un contributo economico sufficiente a raggiungere uno standard di vita dignitoso e servizi di welfare locale capaci di offrire la concreta possibilità di modificare il proprio percorso di vita»
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 7 settembre 2015

Pensioni: Cgil, flessibilità necessaria per equità e occupazione giovani

Vera Lamonica
Segretaria confederale Cgil
"È indispensabile che la legge di stabilità affronti il tema delle pensioni, introducendo quella flessibilità necessaria da un lato a dare risposte più eque a chi è in procinto di uscire dal mondo del lavoro e dall'altro in grado di consentire l'accesso allo stesso per i giovani. Le risorse, quando vi è l'intenzione, si cercano e si trovano". Così Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, interviene nel dibattito sulla previdenza.
"La flessibilità in uscita - spiega Lamonica - è necessaria per dare risposte ai lavoratori e alle lavoratrici che non possono rimanere al lavoro perché svolgono mansioni improponibili alle età previste, perché precoci o perché non hanno più un'occupazione”. "Ma è necessaria anche perché - prosegue - come oramai riconosciuto da tutti, ministro Poletti compreso, se non si consentono uscite graduali e flessibili si continua a bloccare l'accesso dei giovani al lavoro". Per la dirigente sindacale "la priorità del Paese deve essere l'occupazione e sarebbe inaccettabile non affrontare oggi anche questo tema".
La segretaria confederale sottolinea come la Legge Fornero abbia prodotto "risparmi colossali", "tali da consentire interventi di attenuazione della rigidità e dell'iniquità che la caratterizzano". Per quanto riguarda la relativa copertura finanziaria "le scelte di politica economica annunciate dal governo dimostrano che, quando lo si vuole, le risorse si cercano e si trovano". "Per la Cgil - conclude Lamonica - lavoro ai giovani e pensioni debbono essere le priorità".
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 31 luglio 2015

Lavoro: Cgil, Jobs act non funziona, governo non ha strategia per occupazione

Serena Sorrentino
Segretaria Confederale Cgil
Roma, 31 luglio - "I dati Istat, che evidenziano le oscillazioni mensili dell'occupazione, soprattutto quella giovanile, l'instabilità di quest'ultima e il legame proporzionale tra inattivi e disoccupati, dovrebbero trasformarsi in un elenco programmatico per il governo: è ancora possibile modificare radicalmente il Jobs act e varare vere politiche attive, un sistema di ammortizzatori che risponda alle esigenze del mercato del lavoro, e un piano che crei nuova occupazione". Così il segretario confederale della Cgil Serena Sorrentino in seguito alla diffusione dei dati provvisori dell'Istituto nazionale di statistica.
In particolare Sorrentino sottolinea che dalle rilevazioni "emerge un aspetto significativo, cioè che il legame tra inattivi e disoccupati è direttamente proporzionale": i primi a giugno sono 131 mila in meno rispetto allo stesso mese del 2014, e i disoccupati nello stesso periodo sono aumentati di 85 mila unità, segno della crescita di partecipaizone al mercato del lavoro. "Questo - afferma la dirigente sindacale - dovrebbe indicare al governo che occorrono vere politiche attive". A tal proposito ricorda che "ieri è stato sottoscritto l'accordo con le Regioni sul nuovo modello di Agenzia per le politiche attive, ma nulla si dice su cosa sia chiamata a fare questa nuova struttura e, soprattutto, non ci sono risorse". "Per contrastare la disoccupazione, soprattutto quella giovanile - continua - occorrono posti di lavoro e politiche di orientamento e formazione: quelle politiche attive che mancano nel Jobs