Visualizzazione post con etichetta dati Istat. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dati Istat. Mostra tutti i post

venerdì 8 ottobre 2021

Istruzione: Cgil, da Istat quadro emergenziale. Innalzare obbligo scolastico e rafforzare formazione permanente

“Cresce il divario tra i livelli d’istruzione italiani ed europei, resta alta la quota di giovani che abbandona gli studi, e si amplia il divario territoriale tra le Regioni del Nord e quelle del Sud. È un quadro emergenziale quello delineato quest’oggi dall’Istat, un quadro che rende evidente quali siano le misure da attuare con urgenza: innalzare l’obbligo scolastico e mettere in campo un sistema di formazione permanente che consenta a tutti di continuare ad apprendere e ad ampliare le conoscenze, le capacità e le competenze”. Ad affermarlo, in una nota, la Cgil Nazionale.

Per il sindacato di corso d’Italia: “Se davvero l’istruzione è considerata centrale in Italia, come affermato al termine della Cabina di regia di ieri dal Presidente del Consiglio Draghi e dal Ministro dell’Istruzione Bianchi, dobbiamo far sì che le risorse stanziate dal Piano di ripresa e resilienza, tra cui 17 miliardi per la scuola e 6 per la ricerca, si trasformino subito in investimenti per fronteggiare questa emergenza. Occorre – ribadisce in conclusione la Cgil – ridurre i divari territoriali e abbassare drasticamente i livelli dell’abbandono scolastico”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil


mercoledì 1 settembre 2021

Lavoro: Cgil, quadro resta preoccupante, ora investimenti e riforme per occupazione e protezione sociale

I dati resi noti dall’Istat oggi da un lato possono indurre un flebile ottimismo per l’incremento complessivo degli occupati nel luglio 2021 rispetto al luglio 2020, pari a +440.000 unità, ottimismo che però si riduce ulteriormente se guardiamo allo stesso mese del 2019, in quanto mancano all’appello 267.000 posti”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.

“Lo scorso luglio – prosegue – è stata registrata rispetto al mese precedente una diminuzione nel numero di occupati (-0,1%), allo stesso tempo è calato il numero dei disoccupati (-1,2%) e sono cresciuti gli inattivi (+0,2%), ma va detto – sottolinea Scacchetti – che il confronto mese su mese precedente presenta sostanzialmente una stagnazione e che questi stessi dati, se riferiti al 2020 o, meglio ancora, al 2019, ci dicono quanto ancora il nostro Paese stia soffrendo”.

La dirigente sindacale si sofferma poi un altro aspetto evidenziato dalla rilevazione dell’Istituto: “il tasso di inattività complessivo vale 249.000 unità ed è pari al 35,5%, in aumento dello 0,1% rispetto a giugno di quest’anno, percentuale che per i più giovani arriva addirittura ad un +0,5%, pari a 4,4 milioni di unità. Complessivamente rispetto a luglio 2019 gli inattivi totali sono 293.000 in più”.

Siamo ancora di fronte ad un quadro preoccupante, e che rischia di aggravarsi ulteriormente con la fine del blocco dei licenziamenti, motivo per cui – conclude la segretaria confederale della Cgil – occorre un sempre maggiore impegno di Governo e parti sociali, da un lato per orientare le risorse del Pnrr verso investimenti in grado di creare occupazione stabile e di qualità, in particolare per giovani e donne, e dall’altro per potenziare tutte le misure di protezione sociale, a partire dalle indispensabili riforme degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 16 giugno 2021

Alleanza contro la Povertà: 5,6 milioni di persone in povertà, servono interventi urgenti

I dati diffusi oggi da Istat confermano le anticipazioni fornite ad inizio marzo e le previsioni che come Alleanza contro la povertà in Italia avevamo già evidenziato dall’anno scorso, sottolineando la necessità di intervenire tempestivamente migliorando l’efficacia del Reddito di Cittadinanza: nel 2020 la pandemia ha sensibilmente accresciuto la povertà assoluta che coinvolge ormai il 7,7% delle famiglie - il 9,4% degli individui -, con una maggiore crescita riscontrata nelle regioni del Nord, ovvero nelle zone più sviluppate del paese dove le misure restrittive e le difficoltà dei settori economici sono risultate più marcate, dove sale al 7,6%.
Lo scenario descritto dai dati Istat pone all’attenzione di tutti come non più rinviabile la necessità di affrontare l’emergenza povertà nella sua complessità e diffusione e di farlo con particolare attenzione ai più colpiti: minori (1,3 milioni) e stranieri (1,5 milioni).
Come Alleanza contro la Povertà, quindi, riteniamo quanto mai necessario: rafforzare il Reddito di Cittadinanza, anche inglobando una parte della platea dei percettori del REM, a partire dalle proposte di modifica da noi presentate da tempo, finalizzate a superare le criticità della misura che penalizzano o escludono dal beneficio proprio alcune famiglie con i minori e/o composte da cittadini stranieri; potenziare i servizi sociali su tutto il territorio nazionale, per assicurare un’adeguata presa in carico della popolazione e l’attivazione di percorsi di inclusione sociale che rispondano ai bisogni delle persone accompagnandole fuori dalla condizione di povertà, anche attraverso una più attenta

lunedì 5 aprile 2021

Istat: Cgil, dati drammatici, imperativo è confermare misure di protezione sociale

L’emergenza sanitaria in atto da più di un anno porta il suo conto sul fronte dell’occupazione. I dati diffusi oggi dall’Istat, alcuni dei quali drammatici, dovrebbero convincere anche i più scettici della necessità di prorogare le misure speciali di ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti se non si vuole imboccare una via di non ritorno per il nostro Paese”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
La dirigente sindacale sottolinea in primis “il calo degli occupati del 2,2%, pari a 945.000 unità in meno divise tra dipendenti (-590.000) e autonomi (-355.000). Un dato drammatico che rende del tutto insignificante il fatto che l’occupazione nei primi due mesi del 2021 sia rimasta sostanzialmente stabile, -0,1% e pari al 56,5%”. 
Scacchetti evidenzia poi “l’aumento del tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, +2,6 punti su febbraio 2020, arrivato al 31,6%, come a metà 2018, mentre gli occupati risultano essere 919.000, il 15,7% del totale come per il dato medio del 2015”. Ma “forse ancor più grave è il dato riferito al tasso di inattività, che tra i 15 e i 64 anni è salito al 37% (+2,1 punti rispetto a febbraio, per un aumento di 717.000), con un totale di 14.084.000 inattivi che ci riporta ai dati di metà 2016”. 
Nella consapevolezza che il Piano nazionale dei vaccini non produrrà nel breve termine un rimedio a tali dati – sostiene Scacchetti – occorre uno sforzo di solidarietà nazionale che metta in campo tutte le risorse possibili per fermare queste emorragie. Serve un nuovo e importante impegno da parte del Governo affinché non ci si trovi letteralmente disarmati all’arrivo delle risorse europee”. Per questo, conclude, “confermare oggi e fino all’uscita della fase pandemica tutte le misure di protezione sociale è il vero imperativo.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 23 marzo 2021

Istat: Cgil (Miceli e Durante), oggettiva difficoltà da dati fatturato industriale

I dati sul fatturato dell’industria italiana confermano come gli effetti della pandemia si stiano ancora riverberando sulle attività industriali del Paese, che permangono in una situazione di oggettiva difficoltà”. Così commentano i dati diffusi oggi dall’Istat il segretario confederale della Cgil, Emilio Miceli, ed il Coordinatore della Consulta industriale della Confederazione, Fausto Durante. “Se, da una parte, è positivo Il dato di gennaio 2021 con un +2,5% rispetto a dicembre 2020, d’altra parte, procedendo alla destagionalizzazione e tenendo conto del fatto che il gennaio di quest’anno ha avuto due giorni lavorativi in più rispetto al gennaio 2020, il risultato complessivo, anno su anno, registra purtroppo un -1,6%”.

A parere dei due sindacalisti, i dati confermano, nell’insieme, che “rimane estremamente preoccupante la situazione nei settori del tessile-abbigliamento, dei prodotti della raffinazione del petrolio, dei mezzi di trasporto, che fanno registrare cali sensibili nel raffronto con il gennaio 2020, mentre gli altri comparti dell’industria – rimarcano Miceli e Durante – hanno prevalentemente un segno positivo, specie per quanto riguarda i settori legati alla produzione di macchine utensili, beni strumentali e attrezzature industriali, apparecchiature elettriche ed elettroniche”. Si tratta di settori che, per la Cgil, “sembrano agganciare i timidi tratti di ripresa dell’industria europea e che vanno quindi supportati dalle politiche e dalle decisioni del governo, chiamato – è la loro sollecitazione – ad interventi rapidi

giovedì 4 marzo 2021

Istat, Alleanza: «Frenare la povertà migliorando il RdC»

Stando alle stime preliminari dell’Istat, pubblicate oggi 4 marzo, la povertà assoluta in Italia torna a crescere e tocca il valore più elevato dal 2005. I dati suscettibili di revisioni - come sottolinea l’Istituto Nazionale di statistica - offrono un quadro chiaro delle conseguenze che la grave crisi economica prodotta dalla pandemia e dall’emergenza sanitaria ha determinato sulle condizioni di vita delle famiglie nell’anno appena passato. 

Le stime preliminari del 2020 indicano valori dell’incidenza di povertà assoluta in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%, +335mila), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%, oltre 1 milione in più) che si attestano a 5,6 milioni. Alla luce di queste previsioni è ancora più urgente investire nelle politiche di contrasto alla povertà e potenziare il Reddito di Cittadinanza per rispondere alla nuova emergenza. 

Tre i punti principali su cui concentrarsi: tutelare “i gruppi più vulnerabili”, anche sulla scia di quanto raccomandato oggi dall'Ue tra gli obiettivi del piano di azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali; aumentare le risorse dedicate, sia incrementando il Fondo RdC per rispondere alla crescita delle domande di sostegno, sia rafforzando l’infrastruttura sociale dei territori per affrontare le conseguenze della pandemia con l’emersione di nuovi bisogni e l’insorgere di nuove forme di fragilità e vulnerabilità; e rafforzare il RdC con le otto proposte presentate al governo. 

1) Incrementare il sostegno economico per le famiglie in povertà con figli aumentando l’equità della

martedì 2 febbraio 2021

Lavoro: Cgil, Istat certifica rischio di una imminente bomba sociale

“Sono dati che non sorprendono e purtroppo evidenziano un rischio sempre più imminente: se a primavera non verrà prorogato il blocco dei licenziamenti saremo di fronte a una vera e propria bomba sociale”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta le rilevazioni su occupati e disoccupati diffuse quest’oggi dall’Istat.

Donne, giovani, lavoratori autonomi – afferma la dirigente sindacale – hanno già pagato un prezzo altissimo, destinato a salire qualora non si mettano in campo strumenti straordinari e innovativi per governare la fase di transizione che verrà determinata dall’onda lunga della crisi”.

Per questo, prosegue Scacchetti, “chiediamo di riformare subito il sistema di protezioni sociali. Dobbiamo rilanciare il contratto di solidarietà difensiva e – sottolinea – creare un sistema universale di sostegno al reddito che non lasci indietro nessuno, a partire dai lavoratori con contratti precari e discontinui”. Inoltre, continua la segretaria confederale, “la proroga del blocco dei licenziamenti serve a garantire le condizioni per individuare in modo condiviso soluzioni e interventi capaci di evitare un impatto sociale che rischia di essere drammatico”.

Infine “come da noi proposto anche nelle audizioni sul Recovery Plan occorre un piano straordinario di investimenti che abbiano come obiettivo principale la creazione di nuova occupazione. Non si può costruire la ripresa sulle macerie del lavoro”, conclude Scacchetti.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil


lunedì 8 giugno 2020

Istat: Cgil, occorrono investimenti pubblici per compensare caduta domanda privata

 “Lo scenario economico globale sarà dominato dagli effetti negativi della pandemia e il drastico ridimensionamento del commercio mondiale influenzerà il commercio estero nazionale. Per rilanciare l’economia italiana occorreranno investimenti pubblici per compensare la caduta della domanda privata”. Così la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi commenta le previsioni economiche diffuse quest’oggi dall’Istat.
“L’Istituto nazionale di statistica rileva – sottolinea Fracassi – una ripresa ‘dimezzata’: una recessione profonda per quest’anno e un rimbalzo positivo molto meno forte della caduta. Tutto ciò nonostante le misure di sostegno al lavoro, alle famiglie e alle imprese messe in campo dal Governo e nonostante la scommessa sull’efficacia della politica monetaria accomodante e, ancor di più, su una politica europea espansiva”.
“In linea col quadro macroeconomico tendenziale del Governo, presentato poco meno di due mesi fa nel DEF, si prevede – prosegue Fracassi – una marcata contrazione del Pil determinata prevalentemente dalla domanda interna e, in particolare, dalla caduta dei consumi (-8,7%) e dal crollo degli investimenti (-12,5%), che rimontano solo parzialmente nel prossimo anno”. “D’altra parte – aggiunge la dirigente sindacale – l’Istat prevede segno negativo per i salari reali nel biennio e una brusca riduzione dell’occupazione nel 2020 (-9,3%), misurata in termini di unità di lavoro quindi tenendo conto delle ore lavorate, con una ripresa, anche qui, molto limitata nel 2021 (+4,1%)”.
“Per questo, occorre un nuovo ruolo economico dello Stato. I presupposti e le risorse ci sono tutti, a livello nazionale ed europeo. Serve solo programmare, assieme alle parti sociali, gli investimenti pubblici, le riforme, la creazione di lavoro, il nuovo welfare, la nuova governance pubblica. Insomma – conclude Fracassi – un piano che utilizzi al meglio i fondi a disposizione, coniugando le risposte all’emergenza con la visione di un nuovo modello di sviluppo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 10 ottobre 2019

Istat Industria: produzione agosto +0,3%, -1,8% anno

Nel mese di agosto la produzione industriale in Italia è aumentata dello 0,3% rispetto a luglio (dato destagionalizzato), mentre è diminuita dell'1,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente secondo i dati corretti per gli effetti di calendario (-4,8% il dato grezzo). Lo rileva l'Istat sottolineando che nella media dei primi 8 mesi dell'anno l'indice della produzione industriale ha segnato una flessione tendenziale dello 0,9%.
Fonte:   Rassegna.it

giovedì 20 giugno 2019

Istat: Cgil, Paese fermo, aumentano divari territoriali e diseguaglianze

“Una fotografia impietosa di un’Italia ferma per crescita economica, occupazionale e demografica”. Questo il giudizio della Cgil nazionale sulla situazione, emersa dal rapporto annuale Istat, del nostro Paese.
Per la Confederazione “tra i dati che destano maggiore preoccupazione quelli macroeconomici, ma non solo. L’economia italiana segna un netto rallentamento della crescita del Pil rispetto al 2017, quindi uno stallo”.
“Lo scenario demografico – prosegue – è segnato dalla mancanza di prospettive e dalla possibilità di miglioramento delle condizioni socio-economiche, lo dimostra il record negativo delle nascite. La recessione demografica, infatti, è alleviata solo dai migranti, sono quindi incomprensibili le politiche anti-immigrati che prevedono la chiusura dei porti e non l’accoglienza. Inoltre, continuano le migrazioni interne e quelle verso l’estero, soprattutto dei giovani: una tendenza drammatica registrata solo durante la prima guerra mondiale”. Sul versante occupazionale, il sindacato di corso d’Italia evidenzia un “contesto fragile. Aumentano in maniera preoccupante i lavoratori precari, con contratti inferiori a sei mesi, e quelli costretti ad un part-time involontario”. “Infine, negli ultimi dieci anni, è raddoppiata la quota di popolazione che non riesce a sostenere la spesa per beni e servizi essenziali, rischiando così l’esclusione sociale”.

Secondo la Cgil “le politiche dell’ultimo decennio hanno determinato quanto emerge oggi dal rapporto

mercoledì 9 gennaio 2019

Lavoro: Cgil, il Paese è fermo

Il mercato del lavoro è ormai da troppi mesi immobile. Il Paese è fermo, anzi, dai dati diffusi quest’oggi dall’Istat su ‘occupati e disoccupati’ si intravede, ancor più distintamente, l’avvicinarsi del rischio recessione, un rischio aggravato ulteriormente dalla stagnazione della produzione industriale”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
La dirigente sindacale esprime particolare preoccupazione per il dato sugli occupati (58,6%), e sottolinea: “si ripete sostanzialmente dalla scorsa primavera. Tra gli occupati, su base annua, crescono solo gli ultracinquantenni e calano tutte le altre fasce di età. Diminuisce l’occupazione femminile e quella dipendente. Cala la disoccupazione, ma solo a fronte dell’aumento degli inattivi e dell’esaurirsi dei tempi degli ammortizzatori sociali, e il dato sull’occupazione giovanile ristagna, ormai da troppo tempo, al 31,6%”.
Il futuro del Paese, e le rilevazioni di oggi lo dimostrano, ha bisogno di ingenti investimenti per la creazione di lavoro, a partire dalle infrastrutture materiali e immateriali. Purtroppo – conclude Scacchetti – la manovra economica del Governo non va in questa direzione: diminuiscono gli investimenti e si depotenziano le già esigue iniziative e misure in materia di politiche attive. Per questo il 9 febbraio saremo in piazza a Roma, insieme a Cisl e Uil, per un’importante manifestazione nazionale”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 31 agosto 2018

Istat: Cgil, quadro economico occupazionale rende necessari investimenti pubblici in legge Bilancio

Pur in crescita, si conferma il rallentamento dell’economia italiana a metà dell’anno in corso, ma forse il peggio deve ancora venire. Siamo sempre troppo lontani dai livelli pre-crisi di Pil, consumi e investimenti”. Così la Cgil Nazionale commenta i conti economici trimestrali diffusi quest’oggi dall’Istat.
Finalmente – osserva la Confederazione – si inverte, dopo anni, la tendenza ad affidare la crescita nazionale prevalentemente alla domanda estera, viste anche le tensioni geoeconomiche, e il contributo alla variazione positiva del Pil viene praticamente solo dagli investimenti interni. Tuttavia, a sostenere gli investimenti fissi sono prevalentemente le spese per i mezzi di trasporto e non per impianti e macchinari, mentre gli investimenti in ricerca, innovazione e brevetti si riducono”. “Il contributo alla crescita del Pil da parte dei consumi delle famiglie e della spesa pubblica è nullo, sebbene – aggiunge – le importazioni crescano denotando una forte domanda inevasa da parte della produzione nazionale”.
Tutto questo – sottolinea il sindacato di corso d’Italia – in corrispondenza di una disoccupazione ancora a due cifre e oltre il 30% per i giovani. Inoltre, va posta attenzione alla persistente difficoltà alla ripresa occupazionale della fascia d’età 35/49″.
Visto che il quadro economico e occupazionale Istat di oggi aiuta a determinare le prospettive macroeconomiche su cui il Governo si concentrerà nelle prossime ore per stilare la nota di aggiornamento del Def e soprattutto il disegno di legge di Bilancio 2019, appare urgente un aumento cospicuo degli investimenti pubblici. Bisogna – prosegue – selezionare i settori di intervento in ragione delle priorità nazionali, a partire dalle infrastrutture, dalla manutenzione del territorio e dalla prevenzione dei rischi, oltre che dell’innovazione necessaria alla struttura produttiva italiana”.
Infine, conclude la Cgil “solo una maggiore qualità delle produzioni può garantire maggiore e migliore occupazione. Crescita sostenuta e qualità del lavoro costituiscono le basi per la sostenibilità degli stessi conti pubblici e la credibilità dei mercati finanziari”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 4 aprile 2018

Istat: Cgil, permangono gravi criticità mercato del lavoro

I positivi scostamenti nei dati Istat di febbraio, purtroppo, non alterano su base annua le gravi criticità che caratterizzano il mercato del lavoro italiano. È ancora troppo poca l’occupazione, e quella che c’è spesso è debole, precaria, povera”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta le rilevazioni diffuse questa mattina dall’Istat su occupati e disoccupati.
Per la dirigente sindacale “la disoccupazione giovanile, che a differenza di quanto sta accadendo in Europa è in crescita, e il calo degli occupati nella fascia centrale di età, sono le principali criticità che andrebbero subito aggredite con adeguate scelte politiche”. 
Gli interventi prioritari che, secondo Scacchetti, dovrebbero essere inseriti nella prossima agenda di governo sono: “un piano straordinario per l’occupazione e il rilancio degli investimenti pubblici e privati”. “Solo così – conclude – si può finalmente garantire un futuro al Paese e in particolare alle giovani generazioni”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 31 agosto 2017

Lavoro: Cgil, dati non entusiasmanti

Saremo chiamati gufi, ma è davvero difficile entusiasmarsi davanti ai dati diffusi quest’oggi da Istat e Inps, e non riusciamo a capire come si possano definire decisive per la crescita riforme come quella del Jobs Act”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
Nel dettaglio, la dirigente sindacale sottolinea “una crescita del tasso di occupazione molto lenta, estremamente precaria, dalla quale i giovani ne sono quasi completamente esclusi a favore degli over 50. Dell’aumento di nuovi posti di lavoro (+ 580mila nei primi 6 mesi del 2017 rispetto al 2016) la stragrande maggioranza (500mila) sono attivazioni a termine, mentre il tempo indeterminato mostra un dato negativo”.
Il calo dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, da analizzare – spiega Scacchetti – all’interno delle scelte di restrizione del loro perimetro e utilizzo, evidenzia ancora un quadro di forte variabilità, ed è accompagnato da una crescita delle domande di disoccupazione di poco inferiore al 4%. Ciò dimostra che, in molti casi, si preferiscono i licenziamenti agli strumenti conservativi, segno delle difficoltà sia del sistema produttivo che nell’avvio delle politiche attive”.
In questo contesto, tutt’altro che positivo, i giovani e coloro che si collocano nelle fasce centrali di età – aggiunge la segretaria confederale – continuano ad essere soggetti deboli all’interno di una debolezza strutturale del mercato del lavoro, stretti fra negazione del diritto al lavoro, precarietà, ricattabilità e abusi quali l’uso del tirocinio. L’aver dequalificato e precarizzato il lavoro è una delle

lunedì 3 luglio 2017

Lavoro: Cgil, dati non stupiscono, cambiare scelte politiche

I dati, purtroppo, non sono una novità, confermano ciò che sosteniamo da tempo: il mercato del lavoro è stagnante. Essere ottimisti a tutti i costi non serve, meglio affrontare i nodi e le mancanze delle scelte politiche degli ultimi anni: occorre cambiare le politiche adottate sinora”. Così Tania Scacchetti, segretario confederale della Cgil, commenta le rilevazioni su occupati e disoccupati diffuse oggi dall’Istat.
Secondo la dirigente sindacale “i numeri di ogni mese contraddicono quelli del precedente. Il nuovo aumento della disoccupazione, che non deriva da una diminuzione dell’inattività, segnala una ripresa ancora fragile e non strutturata, in cui la lieve crescita dell’occupazione, nonostante la mole di incentivi messi in campo, non ha gli stessi ritmi degli altri Paesi europei”.
Scacchetti sottolinea che “continuano a calare i lavoratori a tempo indeterminato e il lavoro che si crea è precario e a termine, e ne beneficiano in modo particolare gli ultra cinquantenni”. “Drammatica è poi la condizione dei giovani – denuncia – per i quali servono anzitutto opportunità di lavoro, valorizzazione delle competenze e fiducia, come proponiamo nel nostro Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile”.
Per la segretaria confederale “è sbagliato riproporre vecchie ricette come quella degli sgravi per le assunzioni dei giovani. Ricette che, come dimostrato dai dati Istat di oggi, non hanno determinato gli effetti auspicati e che rischiano di generare una bolla come già accaduto con il Jobs act”. “A ciò si aggiunge – prosegue – la preoccupazione che le agevolazioni fiscali possano riguardare il versante contributivo: oltre al danno quindi anche la beffa di future pensioni, per i più giovani, povere o poverissime”.
Occorrono – conclude Scacchetti – politiche nuove che a partire da forti investimenti pubblici creino le condizioni per la crescita, lo sviluppo e quindi nuova occupazione”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 31 gennaio 2017

Lavoro: Cgil, disoccupazione giovanile vera emergenza sociale

La disoccupazione giovanile al 40% è la vera emergenza sociale del nostro Paese. Nessun commento ottimistico può accompagnare i dati sugli occupati e sui disoccupati di dicembre 2016 diffusi oggi dall’Istat”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
“Incrementi di qualche migliaio di occupati a mesi alterni – sottolinea Scacchetti – che si distribuiscono volta per volta tra giovani, donne e over 50, rendono drammaticamente evidente che il nostro mercato del lavoro è fermo”.
La riduzione degli sgravi e delle decontribuzioni a pioggia – aggiunge la segretaria della Cgil – sta facendo, mese per mese, calare le attivazioni di nuovi contratti a tutele crescenti. Queste restano positive, ma in forte diminuzione rispetto all’esplosione del 2015. Inoltre, più del 75% delle nuove attivazioni è a tempo determinato, segno che anche quando si creano nuovi posti di lavoro questi sono fragili ed incerti”.
Questa situazione – prosegue Scacchetti – non può essere affrontata solo sollecitando politiche a favore della occupabilità. Serve, come la Cgil propone da mesi, un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, anche con creazione diretta di posti di lavoro. Sono necessarie – aggiunge – scelte di politica industriale, e occorre valorizzare il ruolo della contrattazione per affrontare una fase ancora critica della nostra economia. Fase che, con la riduzione degli ammortizzatori sociali, nei prossimi mesi porterà ad un incremento dei licenziamenti nelle realtà produttive più deboli”.
Insieme a Confindustria – ricorda la segretaria confederale – lo scorso settembre abbiamo sottoscritto un avviso comune su questi temi, ora sarebbe utile che il Governo attivasse un’interlocuzione per affrontare i tanti problemi in campo”.
“I dati di oggi – conclude Scacchetti – rafforzano le ragioni della campagna a favore della Carta dei diritti e dei referendum che la sostengono. Quella dell’indebolimento dei diritti e della spinta verso forme di lavoro sempre meno tutelate è una strada che si è dimostrata fallimentare. 
Ripartire dal lavoro e dal lavoro di qualità è l’unica via per invertire una tendenza negativa e consentire crescita e sviluppo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 17 maggio 2016

Pil: Cgil, dati Istat auspicabili, ma difficilmente realizzabili senza cambio politica economica

Previsioni, quelle dell’Istat, auspicabili, ma purtroppo difficilmente realizzabili senza un vero cambiamento della politica economica nazionale ed europa. E’ quanto si evince dal quinto numero dell’Almanacco della Cgil nazionale che, alla luce delle prospettive di crescita 2016 diffuse quest’oggi dall’Istituto nazionale di statistica, analizza l’andamento dell’economia dall’inizio dell’anno.
Ad oggi, con “l’economia della rassegnazione del Governo”, le previsioni dell’Istat rischiano di risultare “troppo ottimistiche”, così come ci indicano alcune stime: “l’inedita spinta degli investimenti fissi lordi +2,7% e dei consumi privati +1,4% sembra irrealizzabile senza un importante contributo della domanda pubblica, che però dovrebbe crescere solo dello 0,2% nel 2016, dopo anni di segno meno. Non a caso – prosegue il rapporto – le previsioni indicano un tasso di disoccupazione ancora pari all’11,3% a fine anno”.
Intanto, nei primi mesi del 2016, si legge nell’Almanacco, “la crescita globale ha perso slancio e l’economia del nostro Paese ha segnato solo un rimbalzo, classificandosi all’ultimo posto per la crescita del Pil fra tutte le principali economie industrializzate”.
Nel dettaglio si evidenzia una variazione del Pil del primo trimestre 2016 maggiore rispetto al trimestre precedente (+0,3% contro +0,1%), ma più contenuta rispetto allo stesso periodo del 2015 (+1,0% anziché +1,1%). Infatti l’andamento degli indicatori della produzione, del fatturato e degli

lunedì 4 aprile 2016

Cgil, incentivi non hanno effetti duraturi su occupazione, Governo corregga il tiro

Il doping dell’esonero contributivo non ha avuto effetti duraturi sul mercato del lavoro, i dati di oggi lo dimostrano e quello che preoccupa di più è il tasso di occupazione in calo”. Così Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil, commenta i dati provvisori dell’Istat su occupati e disoccupati diffusi oggi.
Il tasso di occupazione a febbraio cala di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, attestandosi al 56,4% – specifica Sorrentino – e l’Istituto registra 97 mila occupati in meno, soprattutto nella fascia tra i 25-49enni. Significa che, come diciamo da sempre – sottolinea la dirigente sindacale – dare alle imprese soldi a pioggia e a fondo perduto senza nessuno stimolo alla crescita e all’occupazione stabile e di qualità non produce effetti positivi ma distorsivi sul mercato del lavoro, e a farne le spese sono i lavoratori e il Paese”.
Per Sorrentino “è immotivato l’entusiasmo di chi in queste ore commenta positivamente il fatto che, a fronte di 16 miliardi di euro investiti nella stabilizzazione dei contratti, il saldo annuo superi di poco le 200 mila unità. Un dato – spiega – assolutamente in linea con quelli del 2014, quando l’esonero contributivo non c’era e non erano stati cancellati diritti fondamentali ai lavoratori, come fatto con il Jobs act”.
La segretaria confederale della Cgil chiarisce poi che “il calo di 22 mila dipendenti a termine può essere certamente un dato sensibile alle variazioni stagionali, ma la diminuzione di 92 mila lavoratori permanenti preoccupa, e molto, così come il fatto che salgano i tassi di disoccupazione (+0,1% su

lunedì 30 novembre 2015

Lavoro: FDV Cgil, 9,3 milioni persone in difficoltà, +66,3% rispetto al 2007, occupati sempre più anziani

Sono circa 9 milioni e 300 mila le persone in difficoltà per la mancanza di lavoro o per la precarietà della loro posizione lavorativa, il 66,3% in più rispetto al 2007, anno che ha preceduto la crisi. È quanto emerge dal periodico monitoraggio svolto dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil sugli effetti della crisi sul lavoro in Italia.
Dall’esame dei dati Istat sul mercato del lavoro relativi al primo semestre del 2015, periodo durante il quale ha avuto piena attuazione l’esonero contributivo triennale, - sottolinea lo studio della FDV - risulta che l’area del disagio (disoccupati, cassaintegrati e scoraggiati) e della sofferenza occupazionale (tempi determinati, collaboratori e part time involontari) supera ancora i 9 milioni di persone (9 milioni e 315 mila per l’esattezza), con una flessione, rispetto al primo semestre 2014, di 117 mila unità (-1,2%), ma con un incremento rispetto al primo semestre 2007 di 3 milioni 715 mila (+66,3%).
Nello specifico, l’area della sofferenza occupazionale diminuisce rispetto al primo semestre 2014 di 148 mila unità (-2,9%), per effetto del calo di disoccupati e cassaintegrati, ma non di scoraggiati, pur rimanendo, però, con quasi 2,5 milioni di persone in più, ancora il doppio rispetto al primo semestre 2007. Cresce ancora, invece, sia pure leggermente, per effetto dell’aumento delle posizioni a

venerdì 30 ottobre 2015

Lavoro: Cgil, dati Istat confermano instabilità mercato del lavoro

"La notizia è che il mercato del lavoro è ancora instabile: calano gli occupati, le nuove assunzioni restano prevalentemente a scadenza, crescono gli inattivi, e a fronte di una diminuzione complessiva della disoccupazione aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali. Insomma, più che una macchina da corsa il Jobs Act si conferma un'ultilitaria che ha bisogno di molta manutenzione". Così Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil, commenta i dati provvisori dell'Istat sugli occupati e disoccupati di settembre.
"Innanzitutto - spiega più nel dettaglio Sorrentino - il calo del tasso di disoccupazione è un dato che deve essere messo in relazione a quelli sul ricorso agli ammortizzatori sociali: se la disoccupazione a settembre scende di 0,1 punti percentuali su agosto, nello stesso mese la cassa integrazione ha registrato un + 54%, non proprio una partenza in quinta. Altra nota dolente, gli inattivi sono 53 mila in più rispetto ad agosto, con un incremento maggiore per le donne, che restano le più penalizzate".
"Dalle elaborazioni provvisorie dell'Istat - continua la segretaria confederale Cgil - emerge poi che gli occupati diminuiscono di 36 mila unità sul mese, un calo che riguarda sia i dipendenti che gli indipendenti e che coinvolge tutte le tipologie contrattuali, con un crollo più marcato dei tempi indeterminati. E se mettiamo da parte annunci trionfalistici, vediamo che le nuove assunzioni sono per il 70% a termine".
"Insomma, di notizie eclatanti che permettano di dire 'è la volta buona', non ne vediamo. Il Jobs Act - conclude Sorrentino - non è una macchina da corsa ma un'utilitaria, che ha bisogno di molta e accurata manutenzione, per questo il governo dovrebbe cambiare il meccanismo di incentivi previsto dalla legge di stabilità legandolo all'occupazione aggiuntiva stabile e all'innovazione invece di elargire soldi a pioggia alle imprese".
Fonte: Ufficio Stampa Cgil