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giovedì 7 luglio 2016

Con 3,3 milioni di firme il lavoro è tornato al centro

Una settimana fa la Cgil ha consegnato in Cassazione le oltre 3,3 milioni di firme per i tre quesiti referendari che accompagnano e sostengono la Carta dei diritti universali del Lavoro. "La nostra iniziativa intreccia le questioni del lavoro alla crisi sociale, perché aumento della disoccupazione, crescita della precarietà, riduzione del reddito da lavoro stanno creando un ingorgo sociale. Gli anziani si sostituiscono ai servizi che calano, si erode il reddito dei risparmi, si crea grande preoccupazione per i giovani". Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, ai microfoni di Italia Parla su RadioArticolo1.
Il lavoro, riflette Barbi, "è uno dei punti sostanziali della crisi sociale tra disoccupazione, precarietà e mancanza del reddito. La questione del lavoro - quindi - è quella che ha trainato il successo della nostra raccolta di firme: era evidente ai banchetti, è stato un modo di riaprire una discussione nel paese sul lavoro". Un tema che - grazie all'impegno della Cgil - torna al centro del dibattito: "Dai luoghi di lavoro ma le piazze, i territori e l'università, le scuole, si è tornato a parlarne - spiega il segretario -. In una crisi vasta come questa, da parte del governo si fanno politiche che continuano a svalorizzare il lavoro, questo sembra

giovedì 2 ottobre 2014

Stabilità: Cgil, governo aggiorna Def ma conferma politiche sbagliate

Roma, 2 ottobre - Il governo presenta la nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, rivede in peggio le stime ma conferma le “politiche sbagliate”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, che aggiunge: “Leggendo l'impostazione dell'aggiornamento del Def 2014, che sarà alla base della prossima Legge di stabilità, non si sa se ridere o piangere. Infatti, da una parte si ammette che il Governo ha sottovalutato prima i rischi e oggi la realtà della deflazione, dall'altra che ha sopravvalutato l'effetto economico delle cosiddette riforme strutturali, sia del governo Monti che dell'attuale. Inoltre rincara sostenendo che si è anche sottovalutata la strutturalità e la portata globale della crisi, sopravvalutando la possibilità delle esportazioni di far crescere il Pil”.
Si porta come attenuante - prosegue il dirigente sindacale - quella che è in realtà un'aggravante: e cioè che tutti gli organismi internazionali di previsione economica hanno fatto gli stessi errori. Qual è la conclusione di tale autocritica? Confermare e lasciare sostanzialmente le cose come prima. Si prevede, infatti, di ridurre sia la spesa che gli investimenti pubblici per i prossimi anni, sostenendo però che aumenteranno (non si capisce perché) gli investimenti privati nonostante i consumi non ripartiranno”.
Tutto diventa chiaro nelle previsioni dell'occupazione del futuro - continua Barbi -. Il governo continua per un verso a sopravvalutare la crescita prossima (la progressione del Pil sarà: +0,6% nel 2015, +1% nel