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giovedì 24 ottobre 2019

Patto per la ricerca: Cgil, Flc Cgil, fatto importante, necessari meno incentivi e più investimenti


Il Patto per la ricerca presentato ieri dal ministro Fioramonti è un fatto importante, significativo e condivisibile negli obiettivi che si propone”. È quanto sostengono in una nota congiunta Cgil e Flc Cgil.
“È importante – sottolinea la nota – poiché rappresenta una scommessa a favore di uno sviluppo di qualità, socialmente, ambientalmente ed economicamente sostenibile. Un nuovo modello di sviluppo che deve partire da un nuovo ruolo dello Stato e che presuppone una ripresa e un aumento degli investimenti privati, ma anche una maggiore responsabilità̀ sociale del sistema delle imprese per affrontare tutti quegli elementi di debolezza, che hanno determinato l’aumento della dipendenza tecnologica del nostro Paese”.
In questo nuovo modello – sostengono Confederazione e categoria – è però necessario rompere la logica della spesa a pioggia e incondizionata verso il sistema produttivo esistente, puntando a meno incentivi e più investimenti”.
“È decisivo aumentare le risorse per le università e investire molto di più sulla ricerca di base. Nel settore della ricerca pubblica l’Italia investe meno della media europea ed ha basso numero di ricercatori in rapporto alla popolazione. È indispensabile pensare a nuovi investimenti in questo settore, anche per affrontare il tema del precariato: fare ricerca non può essere un lavoro poco garantito, poco pagato, poco riconosciuto”, conclude la nota.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 24 novembre 2015

Università: Cgil, dati Ocse preoccupanti, intervenire su diritto allo studio in Stabilità

"I dati relativi al nostro sistema universitario sono preoccupanti: occorre intervenire sul diritto allo studio e prevedere risorse aggiuntive nella legge di stabilità". Così il segretario confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta il rapporto Ocse 'Education at a glance 2015', che analizza i sistemi di istruzione dei trentaquattro paesi membri.
"Abbiamo la maglia nera per numero di laureati, ultimi rispetto alla media, e siamo penultimi per quanto riguarda la percentuale di Pil dedicata alla spesa per l'istruzione universitaria", evidenzia Fracassi. "Il nostro sistema - sottolinea la dirigente sindacale - ha poi una allarmante disomogeneità territoriale, con un calo notevole degli iscritti nelle università meridionali".
"Il nodo prioritario da affrontare per ridurre le disuguaglianze - conclude Fracassi - è quindi intervenire sul diritto allo studio, sia universitario che scolastico, attraverso una legge quadro nazionale e procedere ad un incremento di risorse, a partire dalla legge di stabilità".

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 28 agosto 2015

Famiglie, consumi sempre più "obbligati"

giovedì 2 ottobre 2014

Stabilità: Cgil, governo aggiorna Def ma conferma politiche sbagliate

Roma, 2 ottobre - Il governo presenta la nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, rivede in peggio le stime ma conferma le “politiche sbagliate”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, che aggiunge: “Leggendo l'impostazione dell'aggiornamento del Def 2014, che sarà alla base della prossima Legge di stabilità, non si sa se ridere o piangere. Infatti, da una parte si ammette che il Governo ha sottovalutato prima i rischi e oggi la realtà della deflazione, dall'altra che ha sopravvalutato l'effetto economico delle cosiddette riforme strutturali, sia del governo Monti che dell'attuale. Inoltre rincara sostenendo che si è anche sottovalutata la strutturalità e la portata globale della crisi, sopravvalutando la possibilità delle esportazioni di far crescere il Pil”.
Si porta come attenuante - prosegue il dirigente sindacale - quella che è in realtà un'aggravante: e cioè che tutti gli organismi internazionali di previsione economica hanno fatto gli stessi errori. Qual è la conclusione di tale autocritica? Confermare e lasciare sostanzialmente le cose come prima. Si prevede, infatti, di ridurre sia la spesa che gli investimenti pubblici per i prossimi anni, sostenendo però che aumenteranno (non si capisce perché) gli investimenti privati nonostante i consumi non ripartiranno”.
Tutto diventa chiaro nelle previsioni dell'occupazione del futuro - continua Barbi -. Il governo continua per un verso a sopravvalutare la crescita prossima (la progressione del Pil sarà: +0,6% nel 2015, +1% nel