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lunedì 28 ottobre 2019

Elezioni Gruppo RAI: Slc Cgil ancora primo sindacato

Con l’elezione del 34% delle RSU e del 46% degli RLS complessivi la SLC-CGIL si conferma primo sindacato nelle aziende del Gruppo RAI.
Una conferma tutt’altro che scontata che premia, prima di tutto, il lavoro fatto in questi anni complicati dalle RSU uscenti, da tutti i candidati e dalle compagne e dai compagni che, con passione e militanza, hanno quotidianamente affiancato le lavoratrici ed i lavoratori della prima Azienda culturale del Paese.
I prossimi anni saranno probabilmente anni decisivi per il futuro e lo sviluppo della RAI. La rivoluzione tecnologica che sta investendo, a livello mondiale, il mondo delle comunicazioni cambierà i modelli produttivi e le modalità di fruizione dei prodotti radiotelevisivi. La Rai non sarà immune da questi cambiamenti. Mai come ora dovremmo essere decisi nel difendere l’immenso patrimonio di professionalità presenti in azienda, ad iniziare dai prossimi appuntamenti cui saremo chiamati a breve. Il rinnovo del Contratto, la discussione sul Piano Industriale, saranno infatti due momenti centrali per disegnare il futuro prossimo della Rai, e la SLC-CGIL non potrà non giocare un ruolo centrale in questa discussione.
In una parola dovremo difendere l’importanza del servizio pubblico nel sistema radiotelevisivo italiano quale garanzia di democrazia e crescita culturale armonica di tutto il Paese. Ma per far questo dovremo anzitutto difendere l’autonomia della Rai dalla politica. Se l’azienda vuole davvero giocare

lunedì 13 novembre 2017

Rai: in legge stabilità rimane irrisolto nodo dell’autonomia del servizio pubblico

“La legge di stabilità, per quanto riguarda il servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale, identifica le minori entrate da canone rispetto al 2016 (in forza della riduzione della tassa per i privati e della diversa distribuzione delle risorse definite “extragettito),con un ulteriore abbassamento di 100 milioni di euro per il 2018 (1.700 milioni di €) rispetto a quanto previsto per il 2017.
Per questo motivo nella stessa Legge di Stabilità, per gli anni 2018 e 2019 si prevede una compensazione per 100 milioni di €, senza purtroppo chiarire che tale quantità è determinata dal riversamento alla Rai dell’intero “extragettito”. Extragettito che ricordiamo per il 50% del suo valore è designato alla fiscalità generale e alle emittenti e radio locali.” Lo sottolinea un documento prodotto dalla segreteria nazionale Slc Cgil, in cui è studiata l’intera impalcatura del gettito del canone Rai.
“Bisogna garantire la sostenibilità economica e la programmabilità per almeno tre anni dell’attività di servizio pubblico radiotelevisiva e multimediale – afferma Slc Cgil, confermando che l’indirizzo del Governo va in questa direzione, “ma rimane inevasa la modifica della regola rispetto all’utilizzo del Canone e all’autonomia del Servizio Pubblico, infatti cifre alla mano, si rischia che il valore del Canone non sia sufficiente a coprire le attività previste dal Contratto di Servizio, attualmente in discussione in Commissione.”
“Altro nodo delicato e non sciolto è quello del Cda: quale CdA gestirà il passaggio del nuovo contratto di servizio e svilupperà il Piano Industriale? Durata e scadenza degli incarichi e delle concessioni non coincidono.”
“Pertanto – conclude Slc – a fronte del Rinnovo del CCL Rai, Contratto di Servizio e Piano Industriale, che ridisegneranno complessivamente la Rai Sevizio Pubblico, riteniamo che al sindacato ed ai lavoratori, come si è provato a fare in questi anni, spetti il dovere di lavorare per indirizzare nel miglior modo possibili tali processi in una interlocuzione con politica ed istituzioni.”
Scarica il documento: Slc Cgil su Canone Rai in Legge di stabilita.docx
Fonte:http: www.slc-cgil.it/ 

martedì 21 febbraio 2017

Rai: richiesta d’audizione sul servizio pubblico radiotelevisivo

Le scriventi OO.SS. richiedono un incontro urgente per chiarimenti in ordine alle tematiche di seguito descritte.
1. A seguito dell’inserimento di Rai, da parte dell’Istat, nell’elenco delle pubbliche amministrazioni, potrebbero configurarsi una serie di effetti di carattere gestionale e funzionale su materie essenziali come:

  • reperimento e assunzione del personale,
  • applicazione dei contratti di lavoro,
  • riferimenti associativi e sindacali,
  • modalità di ricorso ad appalti e acquisti di beni e servizi.

A tal riguardo ci sembra insufficiente quanto stabilito per l’anno 2017 dal decreto milleproroghe.
2. A seguito della pubblicazione della legge 26 ottobre 2016, n. 198 che ha istituito il fondo per il pluralismo, si è definita la durata della concessione di servizio pubblico (10 anni), le modalità e la tempistica per procedere all’assegnazione ad ogni scadenza.
Questa norma che deve essere resa operativa attraverso un atto della Presidenza del Consiglio, non identifica la Rai come unica concessionaria di servizio pubblico, cosa che invece avviene per i paesi aderenti all’Unione Europea.
Visti quelli che sono i termini di assegnazione, proroga sino al 30 aprile 2017 e valutazione della Commissione Parlamentare per l’indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, sarebbe di nostro interesse conoscere i termini di tali valutazioni.
3. Una serie di interventi normativi, a partire dalla legge n. 89 del 2014, hanno modificato i

martedì 7 febbraio 2017

Rai: vertici e istituzioni rispettino lavoratori e coinvolgimento delle parti sociali

A febbraio inoltrato non si ha ancora chiarezza sui conti dell’anno 2016 nè sul testo di rinnovo della concessione di servizio pubblico radiotelevisivo. Due presupposti sui quali i sindacati avevano chiesto unitariamente un confronto sia con la Commissione Parlamentare di vigilanza e indirizzo per i servizi radiotelevisivi, sia col Ministero dello Sviluppo Economico che, proprio in queste settimane, dovrebbe trasmettere il testo di concessione e convenzione alla Commissione Parlamentare per poi procedere alla sua promulgazione.
Questa sottovalutazione del valore del servizio pubblico, delle parti sociali e del lavoro, da ultimo, si riproduce nelle affermazioni del Direttore Generale, il quale recentemente, non ha ribattuto alle affermazioni del critico Aldo Grasso, che nell’ambito di un convegno ha affermato che “La Rai non è all’altezza di fare un sacco di cose. E non per un problema editoriale, ma per un problema industriale. C’è la retorica sulle grandi professionalità interne alla Rai che vengono poco sfruttate […..] Ma quando vedi un programma Rai girato bene, montato bene, con i giusti tempi, una bella scenografia, ottime luci, un racconto che scorre: ecco, quello di solito è un programma realizzato all’esterno […..] Quando sento parlare delle sedi regionali [….]mi chiedo se le risorse vanno per mantenere questo

lunedì 11 aprile 2016

Rai: consultazione poco democratica, governo non invita lavoratori

È davvero democratica la consultazione popolare, promossa dal governo, sul futuro del sistema radiotelevisivo del nostro Paese? Tra i centosessanta invitati, tutti stakeholder, non figura nessun rappresentante dei lavoratori recentemente eletto in Rai, e nessun invito è arrivato alle organizzazioni sindacali di categoria, nè a quelle confederali”. È quanto denunciano Massimo Cestaro, segretario generale della Slc Cgil, e Antonio Filippi, area della contrattazione Cgil Nazionale, che aggiungono: “Siamo piuttosto preoccupati per la deriva autoritaria, oramai acclarata, che questo governo ha nei confronti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, considerate solo un intralcio e un disturbo”.
Sembra sfuggirci – proseguono i due dirigenti sindacali – cosa precisamente il sottosegretario Giacomelli intenda per stakeholder, e inutilmente abbiamo provato a contattarlo per farcelo spiegare”. Tra i soggetti che parteciperanno alla consultazione, che prenderà il via domani all’Auditorium Parco della musica di Roma, “non c’è nessun rappresentante dei lavoratori recentemente eletto in Rai con la partecipazione di più del 70% delle lavoratrici e dei lavoratori aventi diritto (7.300 persone), dato inimmaginabile nell’attuale contesto politico”. “Ne deduciamo dunque – proseguono Cestaro e Filippi – che i lavoratori non siano ritenuti portatori di competenze e di idee”. Inoltre “nessun invito è giunto alle organizzazioni sindacali: anche le rappresentanze sindacali di settore e quelle confederali