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giovedì 28 maggio 2015

28 maggio 1974 - 28 maggio 2015 quarantuno anni dalla strage di Piazza Loggia

La mattina del 28 maggio 1974 una bomba esplode sotto i portici di piazza della Loggia a Brescia, mentre è in corso una manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal Comitato antifascista. L’attentato rivendicato da Ordine Nero, provoca otto morti Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi, Clementina Calzari Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi e Vittorio Zambarda, ferendo anche 103 persone.
Oggi, dopo 41 anni, il 28 maggio del 1974 è una ferita aperta per Brescia, è un pugno nello stomaco per tutti quelli che hanno vissuto quegli anni.
Vi portiamo tutti nel cuore! Non vi dimenticheremo

Livia Bottardi Milani
Anni 32 - CGIL Scuola -
Queste righe non sono sufficienti per ricordare l'attività e l'impegno di Livia.
La CGIL scuola, l'AIED, il circolo del cinema, proprio per i problemi politici, sociali e umani che proponevano, furono certamente i centri maggiori dei suoi interessi. Fra i vari documenti ritrovati, c'è una frase molto significativa che rivela di quanto sia stato profondo il suo contributo per le libertà civili: "Esistiamo, quando prendiamo coscienza di noi e del mondo in cui lavoriamo "



Clementina Calzari Trebeschi
Anni 31 - CGIL Scuola -
Fra i fondatori del Sindacato scuola CGIL con Livia Bottardi Milani e Alberto Trebeschi. La costante ricerca per un impegno politico e culturale e in stretto collegamento anche operativo con la realtà di ogni giorno, hanno spinto Clementina a potenziare e rinnovare quegli ideali di giustizia sociale che erano alla base della sua scelta politica. Clementina collaborò alla stesura del libro di Alberto Trebeschi, compagno della sua vita, caduto anch' egli in quel mattino del 28

mercoledì 11 febbraio 2015

Strage migranti: Cgil, ripristinare Mare Nostrum

"Ripristinare Mare Nostrum, creare corridoi umanitari, rivedere il regolamento di Dublino e definire un Piano nazionale per l'accoglienza: sono le risposte necessarie che l'Europa, e prima di tutto l'Italia, devono dare all'ennesima tragica strage di disperati in fuga dalle violenze e dalla guerra". Queste le parole di Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, all'indomani della morte di ventinove migranti nel Canale di Sicilia, a poche miglia da Lampedusa.
"Il nostro Paese - prosegue Lamonica - non può abituarsi alle morti e le parole di cordoglio non bastano più. Il Mediterraneo non può continuare ad essere le frontiera più pericolosa del mondo, dove le persone vengono abbandonate al loro destino, nelle mani di scafisti senza scrupoli".
"Mare Nostrum era stata una straordinaria risposta di civiltà e umanità", sostiene la dirigente sindacale. "Averla chiusa - spiega - ha significato privare di possibilità di soccorso in mare, oltre il limite delle acque territoriali, e ha eliminato i filtri sanitari e di prima accoglienza che quella missione garantiva".
"C'è stata una incosciente ipocrisia nel fingere che Triton, operazione con l'esclusivo obiettivo di proteggere le frontiere, ne potesse prendere il posto". "Triton - continua Lamonica - è stata l'inutile risposta di una Europa che dopo ogni tragedia ammette che non si fa abbastanza, per poi continuare ad essere tranquillamente indifferente".
"L'Italia non può arrendersi al cinismo ed alla propaganda di chi specula su una delle più grandi tragedie del mondo moderno per cercare su questo fortune elettorali". La dirigente sindacale conclude chiamando in causa l'esecutivo: "Il governo deve assumersi le sue responsabilità con più forza, conducendo la battaglia in Europa e, al contempo, attivando tutti gli strumenti possibili per limitare l'orrore e salvare le vite in mare. Mare Nostrum è uno di questi".

Fonte: Ufficio stampa Cgil

venerdì 17 agosto 2012

Sudafrica: CGIL, dolore e condanna per la brutale repressione dei minatori a Lonmin

Strage minatori in Sudafrica (da L43)
La CGIL esprime profondo dolore per la sanguinosa repressione di minatori in sciopero a Lonmin, nel nord ovest del Sudafrica, in cui, ieri (16 agosto) hanno perso la vita più di 30 lavoratori. 
La CGIL, inoltre, condanna la brutale repressione da parte delle forze dell’ordine ed esprime le sue più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime e la sua solidarietà al Cosatu, la maggiore confederazione sindacale sudafricana, e ai suoi affiliati.
"E' sconcertante e inaccettabile - si legge nella nota della CGIL - che il controllo di una vertenza sindacale che si era manifestata, nei giorni precedenti, anche con dure e incomprensibili violenze - che avevano già condotto alla morte di lavoratori, vigilantes e poliziotti - abbia portato ad un tremendo bagno di sangue”. Come il Cosatu e il Num (federazione dei minatori) denunciano da giorni, dietro alla violenza – che ha diviso i lavoratori – stanno le pesanti responsabilità delle autorità, che, prima della brutale repressione, hanno omesso ogni forma di vigilanza - e della proprietà della miniera, che ha usato ogni mezzo per indebolire e dividere il sindacato, di fronte alle richieste di miglioramento salariale e delle condizioni di vita e di lavoro. “Facciamo nostro l’appello del Cosatu - conclude la nota CGIL - per la cessazione di ogni violenza, il perseguimento dei responsabili, l’unità dei lavoratori, il rispetto della libertà di organizzazione sindacale, la genuina ripresa del dialogo e della trattativa”.
Dal sito nazionale di Cgil