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martedì 25 ottobre 2016

Sport: per legge italiana atlete donne non sono professioniste

Si è svolta presso la camera del lavoro di Rimini un’iniziativa della Cgil nazionale sulla situazione dello sport e degli sportivi in Italia. Presenti esponenti di numerose associazioni dilettantistiche, dirigenti nazionali di federazioni sportive allenatori e rappresentanti delle istituzioni locali. Il governo avrebbe dovuto essere rappresentato dalla campionessa olimpica Josefa Idem, che purtroppo è stata trattenuta da un altro impegno.
Il panorama che è uscito dal dibattito ci consegna uno spaccato desolante, la nostra legislazione infatti non solo non si occupa di fornire adeguate e dignitose coperture assicurative, previdenziali e di reddito, a chi lavora nello sport, compresi coloro a cui affidiamo la formazione è la salute dei nostri figli, ma opera evidenti discriminazioni non solo fra discipline sportive ma addirittura fra atleti uomini ed atlete donne.
Sembra incredibile ma in Italia, per legge, le atlete donne non possono essere professioniste nello sport e quindi, a prescindere dalle loro capacità e dai loro risultati, gli viene preclusa, per legge, ogni possibilità di tutela, prevista invece per i loro colleghi uomini.
I disegni di legge attualmente in discussione sul tema, non solo ignorano completamente queste criticità, ma, anzi, le peggiorano con proposte che nella migliore delle ipotesi denotano una totale ignoranza della materia che dovrebbero disciplinare.

lunedì 4 aprile 2016

Cgil, incentivi non hanno effetti duraturi su occupazione, Governo corregga il tiro

Il doping dell’esonero contributivo non ha avuto effetti duraturi sul mercato del lavoro, i dati di oggi lo dimostrano e quello che preoccupa di più è il tasso di occupazione in calo”. Così Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil, commenta i dati provvisori dell’Istat su occupati e disoccupati diffusi oggi.
Il tasso di occupazione a febbraio cala di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, attestandosi al 56,4% – specifica Sorrentino – e l’Istituto registra 97 mila occupati in meno, soprattutto nella fascia tra i 25-49enni. Significa che, come diciamo da sempre – sottolinea la dirigente sindacale – dare alle imprese soldi a pioggia e a fondo perduto senza nessuno stimolo alla crescita e all’occupazione stabile e di qualità non produce effetti positivi ma distorsivi sul mercato del lavoro, e a farne le spese sono i lavoratori e il Paese”.
Per Sorrentino “è immotivato l’entusiasmo di chi in queste ore commenta positivamente il fatto che, a fronte di 16 miliardi di euro investiti nella stabilizzazione dei contratti, il saldo annuo superi di poco le 200 mila unità. Un dato – spiega – assolutamente in linea con quelli del 2014, quando l’esonero contributivo non c’era e non erano stati cancellati diritti fondamentali ai lavoratori, come fatto con il Jobs act”.
La segretaria confederale della Cgil chiarisce poi che “il calo di 22 mila dipendenti a termine può essere certamente un dato sensibile alle variazioni stagionali, ma la diminuzione di 92 mila lavoratori permanenti preoccupa, e molto, così come il fatto che salgano i tassi di disoccupazione (+0,1% su