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giovedì 31 gennaio 2019

Pil: Cgil, dato prevedibile, il 9 febbraio in piazza per ridare lavoro, sviluppo e futuro al Paese

Non si tratta di una doccia fredda perché il dato era ampiamente previsto, non solo da tutti gli istituti nazionali e internazionali, ma anche da tutte le parti sociali. 
Da mesi la flessione della produzione industriale, del fatturato e degli ordinativi, dovuta alla sfavorevole congiuntura internazionale, prefigurava il rischio di recessione, che non a caso è arrivata prima in Italia, vista anche la debolezza della ripresa e in particolare, della domanda interna”. Così la Cgil, in una nota, commenta i dati Istat (-0,2% di variazione del Pil nell’ultimo trimestre 2018), che confermano il brusco rallentamento della crescita italiana e l’entrata in recessione tecnica.
Per il sindacato guidato da Maurizio Landini “non si può aspettare oltre e occorre rilanciare subito la crescita, lo sviluppo e l’occupazione, attraverso investimenti pubblici e la creazione di lavoro, misure del tutto insufficienti nella Legge di Bilancio appena approvata”.
Inoltre, secondo la Cgil, “la distanza fra la crescita effettiva del Pil e le irrealistiche aspettative del Governo genererà un impatto negativo anche sui conti pubblici, diminuendo ulteriormente le risorse per le politiche sociali, industriali e infrastrutturali”.
Per il sindacato di Corso d’Italia, “anche dai dati Istat degli occupati di dicembre emerge un’ulteriore conferma dello stato di recessione. Sebbene, infatti, il dato annuo evidenzi che l’occupazione sia

venerdì 24 luglio 2015

Lo studio della Fisac Cgil: Salari fermi dal 1993

Ventidue anni fa il governo Ciampi firmava con le parti sociali il protocollo noto come 'il 23 luglio '93'. A distanza di ventidue anni il bilancio di quell'accordo vede i contratti aver difeso i salari dall'inflazione ma senza che siano cresciuti. I motivi? Fisco troppo pesante sul lavoro, non è cresciuta la produttività mentre a crescere sono state le diseguaglianze. Per questo c'è bisogno, oggi come allora, di un nuovo patto, un patto tra gli onesti contro l'evasione e uno straordinario piano per l'occupazione dei giovani”. La Fisac Cgil, la categoria dei lavoratori del credito della Cgil, ha presentato ieri a Milano il rapporto annuale sui salari, nella ricorrenza dei ventidue anni dalla firma del protocollo del 23 luglio '93.
Nel report della Fisac Cgil, frutto del lavoro dell'istituto di ricerca della categoria, l'Isrf Lab, si passa nello specifico in rassegna gli effetti che la 'grande crisi' dopo sette anni ha generato: dal 2008 al 2014 una perdita di Pil pari al -9,1% (contro una crescita mondiale del 20,5% e una flessione nell'Eurozona del -0,8%) che ha bruciato 160 miliardi di ricchezza, un crollo degli investimenti

martedì 24 marzo 2015

Da inizio anno 320mila in cig, -1.300 euro in busta paga

Sono oltre 320 mila lavoratori in cassa integrazione a zero ore da gennaio a oggi, per un taglio del reddito pari a circa 417 milioni di euro, ovvero circa 1.300 euro netti in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore. Una platea in cassa frutto di un totale di ore di cig registrate in questi primi due mesi dell'anno pari a circa 110 milioni, per oltre il 60% di cassa straordinaria a dimostrazione della “natura strutturale della crisi”, con un boom a febbraio su gennaio del +18%, specie per quanto riguarda la straordinaria (+38%). Questi alcuni dati del rapporto di febbraio dell'Osservatorio Cig della Cgil, frutto di elaborazioni delle rilevazioni sulla cassa condotte dall'Inps.
Lo studio, commenta il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, “dimostra che l'enfasi data alla riduzione del ricorso alla cassa, rapportando il dato mese all'anno precedente, non è indice di crescita sia per le causali che per effetto del crollo della deroga. Anziché piegare i dati a proprio piacimento, chi ha responsabilità di governo dovrebbe riflettere sulle indicazioni di tendenza che emergono”. Tra queste Sorrentino individua la flessione della cassa in deroga e l'analisi delle causali dei decreti per la cassa straordinaria. Primo fra tutti, infatti, precisa la dirigente sindacale, “il venir meno della deroga che determina il fatto che in assenza di ammortizzatori universali in questi mesi ci sono aziende, come quelle del terziario e dei servizi e le piccole imprese, che non hanno alcun