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giovedì 30 dicembre 2021

Covid: CGIL, rafforzare misure di sicurezza per tutelare salute lavoratori, a partire da smart working

L'impennata dei contagi degli ultimi giorni rappresenta un forte elemento di preoccupazione per il mondo del lavoro. In tutti i settori stiamo registrando un incremento di positivi. Per questo l'utilizzo del green pass non può rappresentare l'unica misura per garantire la sicurezza, occorre fare di tutto per evitare assembramenti che potrebbero moltiplicare il rischio di contagi”.
A dichiararlo, in una nota, la Cgil Nazionale. Per il sindacato di corso d’Italia “è fondamentale tornare a rafforzare nei luoghi di lavoro, attraverso anche il rinnovato coinvolgimento dei comitati aziendali, le misure di sicurezza, di sanificazione, di distanziamento, di tracciamento su cui purtroppo abbiamo riscontrato un calo di attenzione negli ultimi mesi”. 
Inoltre, aggiunge la Cgil “il Governo, le Amministrazioni Pubbliche e le aziende devono favorire l'utilizzo dello smart working laddove possibile, evitando elementi di rigidità che in questa fase potrebbero peggiorare l’andamento dei contagi soprattutto negli spostamenti casa, lavoro”.
“Nella prima fase della pandemia - ricorda la Confederazione - il lavoro agile ha indubbiamente contribuito a contenere i contagi, ed oggi, anche sulla base di una nuova regolamentazione contrattuale, può tornare ad essere uno strumento efficace per frenare l'impennata di positivi. Impennata che, come diciamo da tempo, dovrebbe essere affrontata - conclude la Cgil - prevedendo l’obbligo vaccinale per tutti i cittadini”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 7 dicembre 2021

Smart working: CGIL, positiva sottoscrizione Protocollo

Positiva la sottoscrizione del Protocollo. Le parti sociali, sotto la guida del Ministero del Lavoro, hanno realizzato un importante accordo, attribuendo alla contrattazione collettiva il ruolo che la legge 81 del 2017 non gli riconosceva, e mantenendo come riferimento tale norma”. Così la segretaria confederale della CGIL, Tania Sacchetti, in merito all’accordo raggiunto tra Governo e parti sociali sulle nuove regole del lavoro agile per il settore privato.
Il testo finale - sottolinea la dirigente sindacale - ha trovato l’equilibrio giusto tra posizioni diverse. Crediamo sia stato importante ribadire ed affermare la validità di tutti gli accordi che sono stati già sottoscritti. Il Protocollo avvalendosi di tutta la grande azione contrattuale nazionale, ma anche aziendale, definisce le linee guida d'indirizzo per la contrattazione con l'obiettivo - conclude Scacchetti - di rendere maggiormente strutturale il ricorso al lavoro agile oltre il periodo dell'emergenza”.
→ Protocollo nazionale su lavoro agile SCARICA PDF
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 15 settembre 2021

Smart working: Cgil, tutele e diritti siano definiti dalla contrattazione collettiva

La contrattazione di primo e secondo livello dovrà necessariamente definire ambiti e modalità di implementazione del lavoro agile, regolandone tutele, limiti e diritti fondamentali”. Ad affermarlo la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti in audizione presso la XI Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati sullo smart working.

Per la dirigente sindacale rispetto alla legge 81/2017 “bisognerà capire se la normativa può dare impulso alla contrattazione collettiva”. “Crediamo – sottolinea – che la legge non debba occuparsi di aspetti legati all’organizzazione del lavoro, ma limitarsi a disciplinare materie più generali: diritto alla privacy, sicurezza dei dati aziendali, disconnessione. Dovrà essere poi la contrattazione collettiva a definire diritti e tutele”.

Inoltre, Scacchetti evidenzia che in questa fase d’emergenza (marzo 2020 – maggio 2021) sono stati sottoscritti oltre 200 accordi specifici sullo smart working, cifra che equivale al 29% degli accordi di secondo livello siglati. Mentre prima della pandemia (fino a marzo 2020) erano poco più del 6%. “Ora – afferma la segretaria confederale – occorre spostare il terreno dalla sperimentalità, che ha caratterizzato l’introduzione della norma, e dall’emergenza, che si è resa necessaria per affrontare la pandemia, a un percorso di pieno riconoscimento in termini di organizzazione del lavoro, terreno proprio della contrattazione”.

– In allegato la memoria consegnata in audizione

Fonte: Ufficio stampa Cgil

mercoledì 8 settembre 2021

Smart working: Cgil, sì al contratto, salvaguardare le esperienze positive

Le dichiarazioni di oggi del Ministro Brunetta sono da attenzionare per la volontà di dare attuazione agli impegni assunti nel Patto per la coesione sociale e l’innovazione della Pa del 10 marzo scorso con l’impegno di affrontare il tema della regolazione dello Smart working attraverso la contrattazione collettiva”. Così, in una nota, la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
Occorre però – sottolinea la dirigente sindacale – salvare ciò che di buono è stato fatto dalle amministrazioni pubbliche e dai lavoratori nei mesi passati, in cui, anche in ragione della necessità di affrontare l’emergenza sanitaria, il lavoro agile è diventato la modalità ordinaria di effettuazione della prestazione lavorativa.
C’è bisogno di un’analisi attenta senza pericolose generalizzazioni”. Per la segretaria confederale della Cgil “se lo spirito è quello di introdurre il vero lavoro agile siamo pronti a tradurre il lavoro da casa in effettivo lavoro agile come strumento di flessibilità organizzativa e misura che può migliorare il benessere complessivo nei luoghi di lavoro”.
L’innovazione della Pubblica amministrazione passa attraverso gli investimenti sui dipendenti, formazione e aggiornamento, e sulle infrastrutture, anche questo – conclude Scacchetti – dovrà essere oggetto di confronto tra governo e sindacati”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 23 ottobre 2020

Smart working: Osservatorio ‘Futura’ Cgil, 8 lavoratori su 10 chiedono venga contrattato

Dalle risposte dei lavoratori al sondaggio condotto dall’Osservatorio Futura per conto della Cgil sullo smart working emergono giudizi divergenti sui pro e i contro del lavoro da casa. Ma un dato accumuna tutte le risposte: lo smart working va regolamentato dai contratti. Otto lavoratori su dieci infatti mettono in risalto la necessità di regolare lo smart working attraverso i contratti nazionali.

Ecco cos’è emerso dalla prima rilevazione (2002 interviste, realizzate dal 9 al 17 settembre scorsi), la seconda è ora in pieno svolgimento e sarà pronta per la fine del mese:

La scoperta del lavoro da casa. La pandemia ci ha obbligato ad utilizzare una modalità di lavoro fino a quel momento sconosciuta ai più. Il 49%/50% dei lavoratori e delle lavoratrici intervistati non aveva mai fatto esperienze di lavoro agile prima della pandemia. Buona parte lo ha sperimentato solo con l’emergenza (il 27%). Il lavoro a distanza per una fascia di lavoratori è proseguita anche dopo la fine del lockdown e sta

giovedì 24 settembre 2020

Smart working: Cgil, definire diritti con contrattazione collettiva

Un primo incontro interlocutorio ma importante, che ha avviato una riflessione sul cambiamento del modello organizzativo del lavoro indotto da quella che è stata più una remotizzazione del lavoro che un vero e proprio smart working, utilizzata per contrastare gli effetti della pandemia. Ora è necessario capire cosa succederà nelle prossime settimane dopo la cessazione dello stato di emergenza, prevista per il 15 ottobre”. Ad affermarlo la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti al termine del confronto di oggi con la Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo su smart working.
È importante – prosegue la dirigente sindacale – che vengano ripristinate le norme sul lavoro agile saltate con i provvedimenti emergenziali, a partire dal diritto all’accordo individuale o alla dotazione strumentale a carico delle aziende”. “Inoltre, è fondamentale – sottolinea la segretaria confederale – definire meglio le regole dello smart working, partendo dalla norma di riferimento, la legge 81 del 2017”. La dirigente sindacale ricorda che quest’ultima “ha sempre avuto il grave limite di non prevedere l’obbligo della contrattazione collettiva, che dovrebbe  invece essere fonte primaria per la definizione dei diritti, prima ancora che questi vengano pattuiti all’interno di un accordo individuale, come il diritto alla disconnessione e quelli alla salute e sicurezza, alla gestione dei tempi di lavoro”.
“Infine – conclude Scacchetti – abbiamo evidenziato alcune derive dell’utilizzo dello smart working, come la remotizzazione di intere attività che in alcuni settori potrebbe diventare anche strutturale, con preoccupanti effetti a cascata per altri settori, dai pubblici esercizi alla ristorazione collettiva”.

Donte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 12 dicembre 2018

Servizi: Documento coordinamento 12 dicembre 2018

Il Coordinamento Nazionale Area Servizi si è riunito in data 12 dicembre. Prima dell’apertura dei lavori il Coordinamento ha osservato un minuto di silenzio unendosi al lutto che la scorsa notte ha interessato la famiglia del compagno Carlo Tarlini.
Nella relazione del segretario sono state evidenziate le criticità che il settore sta attraversando, prospettate una serie di iniziative da realizzare ad inizio 2019 e rappresentata, in modo esaustivo, la necessità di un contratto di settore dei servizi postali.Il coordinamento esprime grande preoccupazione alla luce della recente autorizzazione al servizio di recapito acquisita da Amazon, autorizzazione che rischia di minare l’efficacia dell'accordo PCL dell'8 febbraio 2018; la possibilità, infatti, che la multinazionale americana possa organizzare una propria rete per la consegna dei pacchi, anche qualora si limitasse alle sole città metropolitane o di alta intensità di popolazione, comprometterebbe la tenuta della divisione, che con grandi sforzi si è cercato di garantire con l’ultima riorganizzazione. 
Da qui nasce anche la necessità di addivenire in tempi brevi alla definizione di un contratto di settore, contratto che si rivolge a tutte le aziende che sul territorio agiscono nell’ambito del recapito: