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venerdì 31 agosto 2018

Istat: Cgil, quadro economico occupazionale rende necessari investimenti pubblici in legge Bilancio

Pur in crescita, si conferma il rallentamento dell’economia italiana a metà dell’anno in corso, ma forse il peggio deve ancora venire. Siamo sempre troppo lontani dai livelli pre-crisi di Pil, consumi e investimenti”. Così la Cgil Nazionale commenta i conti economici trimestrali diffusi quest’oggi dall’Istat.
Finalmente – osserva la Confederazione – si inverte, dopo anni, la tendenza ad affidare la crescita nazionale prevalentemente alla domanda estera, viste anche le tensioni geoeconomiche, e il contributo alla variazione positiva del Pil viene praticamente solo dagli investimenti interni. Tuttavia, a sostenere gli investimenti fissi sono prevalentemente le spese per i mezzi di trasporto e non per impianti e macchinari, mentre gli investimenti in ricerca, innovazione e brevetti si riducono”. “Il contributo alla crescita del Pil da parte dei consumi delle famiglie e della spesa pubblica è nullo, sebbene – aggiunge – le importazioni crescano denotando una forte domanda inevasa da parte della produzione nazionale”.
Tutto questo – sottolinea il sindacato di corso d’Italia – in corrispondenza di una disoccupazione ancora a due cifre e oltre il 30% per i giovani. Inoltre, va posta attenzione alla persistente difficoltà alla ripresa occupazionale della fascia d’età 35/49″.
Visto che il quadro economico e occupazionale Istat di oggi aiuta a determinare le prospettive macroeconomiche su cui il Governo si concentrerà nelle prossime ore per stilare la nota di aggiornamento del Def e soprattutto il disegno di legge di Bilancio 2019, appare urgente un aumento cospicuo degli investimenti pubblici. Bisogna – prosegue – selezionare i settori di intervento in ragione delle priorità nazionali, a partire dalle infrastrutture, dalla manutenzione del territorio e dalla prevenzione dei rischi, oltre che dell’innovazione necessaria alla struttura produttiva italiana”.
Infine, conclude la Cgil “solo una maggiore qualità delle produzioni può garantire maggiore e migliore occupazione. Crescita sostenuta e qualità del lavoro costituiscono le basi per la sostenibilità degli stessi conti pubblici e la credibilità dei mercati finanziari”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

sabato 16 gennaio 2016

Crisi: Cgil, Italia rischia stagnazione

Il rischio per l'Italia di entrare in una fase di stagnazione è sempre più evidente. La ripresa che il governo continua a propagandare è ancora lontana e i dati economici dell'ultimo trimestre 2015, purtroppo, lo confermano”. È quanto si legge nel secondo numero dell'Almanacco dell'economia della Cgil Nazionale.
La ripresa non è il semplice cambio di segno del Pil e degli altri aggregati economici”, sostiene la Cgil, che ha elaborato un indicatore IriDE, Indice di Ripresa della Domanda Effettiva, con cui misurare la direzione dell'economia attraverso il rapporto tra la variazione della domanda interna, misurata come somma di consumi e investimenti, e la dinamica della produttività e del benessere del Paese, misurata con il Pil pro-capite. "Nell'ultimo trimestre del 2015 - evidenzia la Cgil - questo indicatore, che oscilla tra 1 e -1, è stato pari a zero, dunque nessuna crescita effettiva del sistema paese”. 
La fase di stagnazione - si legge nello studio - è attenuata solamente da un aumento dei consumi delle famiglie, il cui contributo alla crescita della domanda aggregata, però, potrebbe essere neutralizzato dall’annunciata flessione delle esportazioni e della produzione industriale”. Per la Cgil "la variazione positiva dei consumi è da attribuire all’aumento del potere d’acquisto, realizzato soprattutto grazie ai rinnovi contrattuali, che hanno incrementato progressivamente il livello dei

venerdì 28 agosto 2015

Famiglie, consumi sempre più "obbligati"