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sabato 18 febbraio 2017

Tirocini: Cgil, rivedere strategia complessiva, aprire tavolo confronto

Negli ultimi anni nel nostro Paese il numero dei tirocini è aumentato esponenzialmente, una crescita di cui, però, l’occupazione giovanile non ha beneficiato in alcun modo. Da opportunità formativa troppo spesso i tirocini si sono trasformati in sfruttamento vero e proprio, per questo chiediamo, ancora una volta, norme certe ed esigibili e un sistema di monitoraggio e controllo capillare”. Così la Cgil nazionale alla vigilia della ‘Giornata mondiale dello sciopero dei tirocinanti’ di lunedì 20 febbraio, promossa dalla Coalizione Globale dei Tirocinanti.
Per la Cgil “è necessario rivedere la strategia complessiva di questo strumento. Sono passati tre anni dall’accordo in Conferenza Stato-Regioni che recepiva le ‘Linee guida Fornero in materia di Tirocini’ (Legge 92/2012) ed esplicitava in modo chiaro l’obiettivo di qualificare il tirocinio e limitare i frequenti abusi, quest’ultimo, purtroppo, non è stato raggiunto. Intanto, con l’introduzione in Italia di Garanzia Giovani sono stati destinati quasi 500 milioni di euro alla misura, e i tirocini extracurriculari hanno registrato un’impennata: tra il 2014 e il 2015 – si sottolinea nella nota – sono aumentati del 53%, passando da 250mila a 350mila. Boom soprattutto nel Mezzogiorno, 51mila nella sola Sicilia, e nel settore dei servizi, con 193mila attivazioni, il 55,5% del totale”.
L’occupazione giovanile, però, non ha beneficiato in alcun modo dell’utilizzo massiccio di questo strumento”, denuncia la Cgil. “Come rileva l’Istat – prosegue – il tasso di disoccupazione tra i giovani è tornato ai livelli record del picco della crisi e nonostante oltre un milione di adesioni a

mercoledì 15 febbraio 2017

Pil: Cgil, crescita modesta, ultimi della classe

“Una crescita ancora troppo modesta. Non è con un decimale in più o in meno che si ritrova la via della crescita, la crisi continua a gravare fortemente sul piano sociale, occupazionale e produttivo”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta le stime preliminari sul Pil diffuse questa mattina dall’Istat e avverte: “con questo ritmo di crescita ci vorranno ancora molti, troppi anni per tornare ai livelli pre-crisi, anche per salari e occupazione”.
“L’Italia, come evidenziato ieri dalla Commissione Ue – sottolinea la segretaria confederale – cresce meno di tutti gli altri Paesi europei, siamo gli ultimi delle classe. Il 2016 – ricorda – è stato l’anno della deflazione, e la bassa crescita del Pil nominale implica il rischio di una manovra correttiva, a connotazione recessiva”.
Per la dirigente sindacale “è evidente che resta un vuoto di domanda. Basta – prosegue – con l’austerità, con i tagli alla spesa e con le privatizzazioni, occorre una politica economica espansiva, più investimenti pubblici e privati, più occupazione, più reddito da lavoro. Le riforme utili al Paese non devono solo ristrutturare, ma devono ridare forma alla struttura economica e produttiva”.
Per questo la Cgil “continua a promuovere il suo Piano del Lavoro e il Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, l’importanza della contrattazione collettiva, la qualità dell’occupazione attraverso la Carta dei diritti universali e i due referendum a sostegno. Solo così – conclude Fracassi – si possono creare le condizioni per una nuova e più sostenuta crescita e per un nuovo modello di sviluppo più equo e sostenibile”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 22 febbraio 2016

Riforma Contributi Editoria: qualche luce ma ancora troppe ombre, intervenga il Parlamento

Il 18 febbraio è stato licenziato dalla Commissione Cultura il testo di legge sulla riforma del contributo pubblico all’editoria. Il cammino della riforma è stato tortuoso: si è partiti da una proposta del M5S che si prefiggeva, a dispetto dell’articolo 21 della Costituzione, di abolire qualsiasi contributo pubblico all’editoria, e si è arrivati all’istituzione di un Fondo per il pluralismo dell’informazione. Non mancano certo aspetti positivi nel percorso che è stato fatto: si è passati, come ha dichiarato il relatore Rampi, dal rappresentare l’editoria come “un settore parassitario che succhia denaro pubblico” alla consapevolezza che si tratta invece “di un settore strategico per la democrazia in cui la funzione del pubblico è quella di supportare i processi virtuosi.”
È sicuramente apprezzabile che il testo di legge preveda, come noi abbiamo sempre chiesto, che per poter accedere ai contributi si debba dimostrare il rispetto dei contratti collettivi di lavoro; è positivo che si introducano misure concrete per favorire l’occupazione giovanile. Altrettanto positivo è che vengano escluse dal novero dei beneficiari le società quotate in borsa: anche questa è una cosa che abbiamo sempre chiesto e suggerito.
Ma la demagogia dell’antipolitica continua a far parte dello scenario, unita all’approccio un po’ praticone del “faccio tutto io con una delega, tanto faccio in fretta e meglio” che accompagna tutto il cammino del Governo Renzi. Il testo, infatti, prevede un’ampia delega al Governo per ridefinire il quadro del sostegno all’editoria, inserendo tra i principi e criteri direttivi per l’esercizio della suddetta

venerdì 12 febbraio 2016

Pil: Cgil, la ripresa appena cominciata è già finita

La programmazione economica del governo è già saltata all’aria, così come indicano, purtroppo, le stime preliminari del prodotto interno lordo (Pil) diffuse quest’oggi dall’Istat”. Così Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil, che sottolinea: “il 2015 chiude solo al +0,6% rispetto al +0,9 che il governo aveva calcolato nella legge di stabilità”.
Il Pil dell’ultimo trimestre del 2015 – prosegue Barbi – conferma quello che avevamo già indicato, cioè che i piccoli e timidi segnali di ripresa registrati nei primi trimestri dell’anno si erano già invertiti, sia per quanto riguarda la produzione industriale che per il prodotto interno lordo”. “La crescita del Pil nel quarto trimestre è appena dello 0,1%, quindi – avverte Barbi – di nuovo pericolosamente vicino allo zero”.
Per il 2016 – spiega il dirigente della Cgil – il governo ha programmato un aumento del Pil dell’1,6% e la crescita delle esportazioni del 4, stime che, con queste tendenze economiche e con quello che sta succedendo nelle borse e nell’economia globali, stanno già saltando all’aria”.
“La ripresa del Paese – prosegue il segretario confederale – non può essere affidata ai soli investimenti privati e alle esportazioni: non sta funzionando. 
Non è sufficiente dire che ‘l’austerità non basta’, ci vuole una politica espansiva che favorisca l’aumento degli investimenti pubblici per creare occupazione giovanile, così come previsto nel nostro Piano del Lavoro”. “In caso contrario – conclude Barbi – il destino che ci aspetta è quello di una stagnazione con il rischio di ulteriori fasi recessive, così come testimoniato dai recenti eventi”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 16 maggio 2013

Camusso: «Caro ministro del Lavoro basta con gli annunci, convochi le parti sociali» - Fonte: Susanna Camusso su Corriere della Sera


Signor ministro del Lavoro Enrico Giovannini, leggiamo di continuo suoi annunci di interventi sul lavoro, sulle pensioni, di programmi sull'occupazione giovanile. Dichiarazioni che si susseguono indicando orizzonti difficili da comprendere. Lei stesso ha asserito che gli investitori hanno bisogno di stabilità e certezze.
Pensi di quanta ne avrebbero bisogno le persone che dipendono dagli annunci che il governo propone in sequenza sul lavoro e sulle emergenze sociali, non per investire su un progetto di vita, come in epoca di crescita sarebbe auspicabile, ma sulla sopravvivenza in un tempo di crisi ancora molto profonda.
Dire, ad esempio signor ministro, che gli ammortizzatori in deroga sono una priorità e vanno rifinanziati è un obiettivo giusto su cui da mesi i sindacati si mobilitano e continuano anche in queste ore a farlo. Ipotizzare però di trovare solo un terzo, o forse la metà, delle risorse necessarie per garantire il diritto a tutti coloro che potrebbero averne titolo da altri capitoli delle politiche per il lavoro, come la formazione continua e la produttività, non dà maggiori certezze né alle persone, né ai lavoratori. Tantomeno alle imprese che, data l'ambiguità degli stanziamenti, potrebbero decidere di ricorrere ai licenziamenti.
Le chiediamo, signor ministro, se non fosse stato più proficuo convocare le parti sociali e insieme a loro discutere della quantità di risorse necessarie, di dove attingerle e su quali titoli delle «emergenze»