Visualizzazione post con etichetta crescita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crescita. Mostra tutti i post

lunedì 19 aprile 2021

Def: Cgil, serve Piano per buona e piena occupazione, no a ripresa con precarietà

“Il lavoro è il punto critico del documento di economia e finanza appena varato dal Governo: si dovrà aspettare il 2024 per vedere una diminuzione della disoccupazione. Non possiamo attendere tre anni per introdurre misure straordinarie, è necessario intervenire subito con un Piano per la piena e buona occupazione”. Così la vice segretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi nel corso dell’audizione sul Def nelle commissione congiunte Bilancio di Camera e Senato. (Scarica il documento)

Il nostro Paese scommette sulla crescita, ma solo attraverso le risorse contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con le risorse nazionali – spiega la dirigente sindacale – bisogna realizzare un Piano straordinario che, in sinergia con le misure attese sul versante degli ammortizzatori sociali universali e della formazione, possa dare soluzioni occupazionali immediate ai lavoratori più colpiti, giovani e donne, e ridurre le differenze territoriali in termini anche di qualità del lavoro. Una ripresa fondata sulla precarietà non è accettabile”.

Per far ciò – prosegue Fracassi – è essenziale una riforma fiscale complessiva che affronti le diseguaglianze fiscali. Il tema del sostegno alle misure espansive nazionali attraverso interventi fiscali redistributivi è esplicitamente evidenziato da importanti istituzioni internazionali. Purtroppo, non c’è traccia di tale dibattito nel nostro Paese, lo stesso Def posticipa la riforma fiscale nel secondo semestre 2021 e le

giovedì 4 marzo 2021

Istat, Alleanza: «Frenare la povertà migliorando il RdC»

Stando alle stime preliminari dell’Istat, pubblicate oggi 4 marzo, la povertà assoluta in Italia torna a crescere e tocca il valore più elevato dal 2005. I dati suscettibili di revisioni - come sottolinea l’Istituto Nazionale di statistica - offrono un quadro chiaro delle conseguenze che la grave crisi economica prodotta dalla pandemia e dall’emergenza sanitaria ha determinato sulle condizioni di vita delle famiglie nell’anno appena passato. 

Le stime preliminari del 2020 indicano valori dell’incidenza di povertà assoluta in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%, +335mila), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%, oltre 1 milione in più) che si attestano a 5,6 milioni. Alla luce di queste previsioni è ancora più urgente investire nelle politiche di contrasto alla povertà e potenziare il Reddito di Cittadinanza per rispondere alla nuova emergenza. 

Tre i punti principali su cui concentrarsi: tutelare “i gruppi più vulnerabili”, anche sulla scia di quanto raccomandato oggi dall'Ue tra gli obiettivi del piano di azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali; aumentare le risorse dedicate, sia incrementando il Fondo RdC per rispondere alla crescita delle domande di sostegno, sia rafforzando l’infrastruttura sociale dei territori per affrontare le conseguenze della pandemia con l’emersione di nuovi bisogni e l’insorgere di nuove forme di fragilità e vulnerabilità; e rafforzare il RdC con le otto proposte presentate al governo. 

1) Incrementare il sostegno economico per le famiglie in povertà con figli aumentando l’equità della

giovedì 20 giugno 2019

Istat: Cgil, Paese fermo, aumentano divari territoriali e diseguaglianze

“Una fotografia impietosa di un’Italia ferma per crescita economica, occupazionale e demografica”. Questo il giudizio della Cgil nazionale sulla situazione, emersa dal rapporto annuale Istat, del nostro Paese.
Per la Confederazione “tra i dati che destano maggiore preoccupazione quelli macroeconomici, ma non solo. L’economia italiana segna un netto rallentamento della crescita del Pil rispetto al 2017, quindi uno stallo”.
“Lo scenario demografico – prosegue – è segnato dalla mancanza di prospettive e dalla possibilità di miglioramento delle condizioni socio-economiche, lo dimostra il record negativo delle nascite. La recessione demografica, infatti, è alleviata solo dai migranti, sono quindi incomprensibili le politiche anti-immigrati che prevedono la chiusura dei porti e non l’accoglienza. Inoltre, continuano le migrazioni interne e quelle verso l’estero, soprattutto dei giovani: una tendenza drammatica registrata solo durante la prima guerra mondiale”. Sul versante occupazionale, il sindacato di corso d’Italia evidenzia un “contesto fragile. Aumentano in maniera preoccupante i lavoratori precari, con contratti inferiori a sei mesi, e quelli costretti ad un part-time involontario”. “Infine, negli ultimi dieci anni, è raddoppiata la quota di popolazione che non riesce a sostenere la spesa per beni e servizi essenziali, rischiando così l’esclusione sociale”.

Secondo la Cgil “le politiche dell’ultimo decennio hanno determinato quanto emerge oggi dal rapporto

martedì 9 aprile 2019

Flat tax: Cgil, dibattito stucchevole. È iniqua, serve progressività

Troviamo un pò stucchevole il dibattito pre-elettorale interno alle forze di maggioranza sulla flat tax, e siamo contrari a qualsiasi tassazione piatta, tanto più sui redditi familiari, ovunque venga inserita nel bilancio o nel Def. 
Da tempo insistiamo sull’urgenza di una vera riforma fiscale all’insegna della progressività per alleggerire il carico su lavoratori e pensionati”. Così, in una nota, la Cgil nazionale commenta il provvedimento tanto discusso in queste ore, ritenendolo “il modo peggiore per affrontare la questione, non garantisce giustizia, equità, né tanto meno crescita economica”.
I calcoli sono semplici – spiega la Confederazione – un’aliquota del 15% uguale per tutti, basata sui redditi dei nuclei familiari e non più personali, da zero a 50mila euro, comporterebbe effetti irrazionalmente distribuiti e benefici concentrati soprattutto sui redditi più alti della fascia e non su quelli medio-bassi. Tutto ciò comporta uno svantaggio notevole anche per i secondi percettori di reddito, in gran parte donne”.
In merito alle politiche per la famiglia, la Cgil ritiene “fondamentale intervenire con politiche sociali e investimenti pubblici, utili anche a creare lavoro e nuovi redditi. Invece, questo Governo per sostenere la flat tax continua a tagliare la spesa sociale. L’aumento dei redditi netti, derivanti da un’imposizione regressiva, produrrebbe – sottolinea la Cgil – più effetti collaterali che benefici: contrazione del welfare e dei servizi pubblici, aumento delle disuguaglianze, distorsione del sistema fiscale e peggioramento delle finanze pubbliche”.
Non possiamo, quindi, che ribadire la necessità che il Governo affronti il tema senza miopie e velleità elettoralistiche. L’importanza della questione fiscale merita un tavolo partecipato da tutte le parti sociali. La riforma fiscale è un tema – conclude la Cgil – che coinvolge ogni cittadino di questo Paese, non può essere affrontato tra i soli contraenti di un contratto privato di governo”
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 1 novembre 2018

Lavoro: Cgil, quadro preoccupante, ma nessun intervento adeguato nella Manovra

Accelerano i processi di precarizzazione e di peggioramento della qualità del lavoro. È imbarazzante il rimpallo delle responsabilità della politica, che continua a non affrontare i nodi strutturali della debolezza del mercato del lavoro. Anche questa legge di Bilancio non contiene misure forti a favore dell’occupazione, a partire da giovani e donne, della crescita e di investimenti pubblici e privati”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti a commento dei dati provvisori Istat su occupati e disoccupati diffusi oggi.
Le rilevazioni – sottolinea la dirigente sindacale – confermano le difficoltà di un mercato del lavoro che soffre da tempo di tassi di crescita inferiori alla media europea, in cui rimane un’incidenza drammatica della disoccupazione giovanile, che riguarda un giovane su tre e che ha alimentato negli ultimi anni un processo di forte emigrazione verso l’estero”.
Un mercato del lavoro definito da Scacchetti “debole e frammentato”, in cui, come la Cgil ha più volte denunciato, “il recupero occupazionale è quasi tutto concentrato nei settori a più basso valore aggiunto e sulle fasce più mature dell’occupazione, anche in ragione dell’allungamento della permanenza al lavoro per le sbagliate riforme previdenziali, oltre che caratterizzato da molte meno ore lavorate rispetto al periodo pre-crisi”.
Questo quadro per Scacchetti “non fa che aumentare la nostra preoccupazione e il nostro giudizio di inadeguatezza sulla manovra, priva di interventi a favore di occupazione e crescita e, se

martedì 14 novembre 2017

Fiscal Compact: Cgil, nemico di crescita, sviluppo e coesione

Il Fiscal Compact è nemico della crescita, dello sviluppo e della coesione, chiediamo quindi che non venga ratificato”. È quanto è tornata a chiedere la Cgil in occasione dell’iniziativa (programma) che si è svolta questa mattina presso la sede nazionale del sindacato.
Nel corso del dibattito, in cui hanno preso la parola Gianna Fracassi, Laura Pennacchi, Marcello Minenna, Vincenzo Visco, Riccardo Realfonzo, Ronald Janssen, la Cgil ha analizzato, a poche settimane dalla sua verifica, “gli effetti pesantissimi” che il Patto ha avuto sulle economie dei Paesi europei dal 2013, anno di entrata in vigore, ad oggi.
Per la Confederazione “l’Italia è stata più ‘realista del re’, perché – spiega – è stata molto più rigida nel rispetto e nell’attuazione dei vincoli, determinando così nefaste conseguenze. Nell’immediato, in una fase di crisi economica, ha infatti trascinato il Paese in una spirale recessiva, il debito è aumentato, e abbiamo assistito ad una riduzione degli investimenti pubblici e privati ( -100 mln da inizio crisi)”. “Inoltre, tutte le politiche scaturite dal Fiscal Compact hanno avuto effetti devastanti anche sul mercato del lavoro: occupazione e qualità del lavoro si sono ridotte, mentre sono aumentate le disuguaglianze sociali, economiche e territoriali”.
Quella di oggi è una discussione che riguarda il futuro dell’Europa, ma anche della democrazia. Il Fiscal compact deve essere abrogato, non deve diventare parte dei Trattati”. È quanto ha dichiarato

giovedì 6 luglio 2017

Istat: Cgil, nessuna crescita senza lavoro e investimenti

Non può esserci crescita senza lavoro e investimenti, lo diciamo da tempo. La battuta d’arresto dell’industria, degli investimenti, e ancor peggio dell’occupazione, dimostra che l’uscita dalla crisi per il nostro Paese continua a essere ostacolata da scelte politiche poco lungimiranti, che non fanno altro che allargare le distanze con gli altri Paesi europei”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana, diffusa quest’oggi dall’Istat.
Agli indicatori, già citati, che segnano una ‘pausa’ della crescita, si aggiungono – sottolinea la dirigente sindacale – altre tendenze negative: la flessione nella produzione industriale e nelle costruzioni; un nuovo segno meno nei prezzi, che purtroppo riporta la deflazione tra i principali problemi dell’economia nazionale; il calo dell’occupazione e l’aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile”. Rilevazioni che, secondo Fracassi, “rendono sempre meno credibili le recenti previsioni internazionali e nazionali, che stimano una crescita a fine anno abbondantemente superiore all’1%”.
Per la segretaria confederale “si continua a scommettere sull’export di poche imprese e settori, quando l’intera economia continua, per il nono anno consecutivo, a subire un’importante crisi di domanda, alimentata da austerità e ‘manovrine’ che tagliano la spesa e rendono sempre più iniquo il

venerdì 21 aprile 2017

Inps: Cgil, nel primo trimestre Cig in aumento. Servono riforme strutturali ammortizzatori

Incomprensibile l’entusiasmo del ministro Poletti sui dati diffusi quest’oggi dall’Inps relativi alla Cassa Integrazione di marzo 2017. Per tutte e tre le tipologie di cassa, ordinaria, straordinaria, in deroga, registriamo un aumento progressivo tra gennaio e marzo. Un chiaro segnale di sofferenza da parte delle aziende e delle imprese che si ripercuote sui lavoratori”. È quanto dichiara il coordinatore nazionale mercato del lavoro della Cgil Corrado Ezio Barachetti.
Nel dettaglio, il dirigente sindacale evidenzia come nel primo trimestre dell’anno la Cassa ordinaria sia aumentata del 34,5%, in crescita anche la straordinaria (+ 16,2%), e la deroga (+ 73,8%).
Inoltre, Barachetti denuncia “la parzialità dei dati relativi al ricorso agli ammortizzatori sociali. Mancano quelli sull’utilizzo del Fondo d’Integrazione Salariale, per i quali al 30 marzo, data dell’ultima rilevazione, il 69,5% delle domande non è stato ancora analizzato, mentre risultano respinte o cancellate molte delle domande analizzate, il 43%”.
Secondo il coordinatore nazionale mercato del lavoro, “l’insieme dei dati dimostra da una parte il perdurare delle crisi aziendali e la necessità di sostenere gli ammortizzatori per una durata maggiore rispetto alle limitazioni imposte dal Jobs act; dall’altra è evidente che il Fis non funziona, facendo venir meno il diritto all’universalità degli ammortizzatori sociali”.
Chiediamo quindi – conclude Barachetti – riforme puntuali e strutturali affinché a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori sia garantita la continuità del sostegno al reddito”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 15 febbraio 2017

Pil: Cgil, crescita modesta, ultimi della classe

“Una crescita ancora troppo modesta. Non è con un decimale in più o in meno che si ritrova la via della crescita, la crisi continua a gravare fortemente sul piano sociale, occupazionale e produttivo”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta le stime preliminari sul Pil diffuse questa mattina dall’Istat e avverte: “con questo ritmo di crescita ci vorranno ancora molti, troppi anni per tornare ai livelli pre-crisi, anche per salari e occupazione”.
“L’Italia, come evidenziato ieri dalla Commissione Ue – sottolinea la segretaria confederale – cresce meno di tutti gli altri Paesi europei, siamo gli ultimi delle classe. Il 2016 – ricorda – è stato l’anno della deflazione, e la bassa crescita del Pil nominale implica il rischio di una manovra correttiva, a connotazione recessiva”.
Per la dirigente sindacale “è evidente che resta un vuoto di domanda. Basta – prosegue – con l’austerità, con i tagli alla spesa e con le privatizzazioni, occorre una politica economica espansiva, più investimenti pubblici e privati, più occupazione, più reddito da lavoro. Le riforme utili al Paese non devono solo ristrutturare, ma devono ridare forma alla struttura economica e produttiva”.
Per questo la Cgil “continua a promuovere il suo Piano del Lavoro e il Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, l’importanza della contrattazione collettiva, la qualità dell’occupazione attraverso la Carta dei diritti universali e i due referendum a sostegno. Solo così – conclude Fracassi – si possono creare le condizioni per una nuova e più sostenuta crescita e per un nuovo modello di sviluppo più equo e sostenibile”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 17 maggio 2016

Pil: Cgil, dati Istat auspicabili, ma difficilmente realizzabili senza cambio politica economica

Previsioni, quelle dell’Istat, auspicabili, ma purtroppo difficilmente realizzabili senza un vero cambiamento della politica economica nazionale ed europa. E’ quanto si evince dal quinto numero dell’Almanacco della Cgil nazionale che, alla luce delle prospettive di crescita 2016 diffuse quest’oggi dall’Istituto nazionale di statistica, analizza l’andamento dell’economia dall’inizio dell’anno.
Ad oggi, con “l’economia della rassegnazione del Governo”, le previsioni dell’Istat rischiano di risultare “troppo ottimistiche”, così come ci indicano alcune stime: “l’inedita spinta degli investimenti fissi lordi +2,7% e dei consumi privati +1,4% sembra irrealizzabile senza un importante contributo della domanda pubblica, che però dovrebbe crescere solo dello 0,2% nel 2016, dopo anni di segno meno. Non a caso – prosegue il rapporto – le previsioni indicano un tasso di disoccupazione ancora pari all’11,3% a fine anno”.
Intanto, nei primi mesi del 2016, si legge nell’Almanacco, “la crescita globale ha perso slancio e l’economia del nostro Paese ha segnato solo un rimbalzo, classificandosi all’ultimo posto per la crescita del Pil fra tutte le principali economie industrializzate”.
Nel dettaglio si evidenzia una variazione del Pil del primo trimestre 2016 maggiore rispetto al trimestre precedente (+0,3% contro +0,1%), ma più contenuta rispetto allo stesso periodo del 2015 (+1,0% anziché +1,1%). Infatti l’andamento degli indicatori della produzione, del fatturato e degli

venerdì 12 febbraio 2016

Pil: Cgil, la ripresa appena cominciata è già finita

La programmazione economica del governo è già saltata all’aria, così come indicano, purtroppo, le stime preliminari del prodotto interno lordo (Pil) diffuse quest’oggi dall’Istat”. Così Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil, che sottolinea: “il 2015 chiude solo al +0,6% rispetto al +0,9 che il governo aveva calcolato nella legge di stabilità”.
Il Pil dell’ultimo trimestre del 2015 – prosegue Barbi – conferma quello che avevamo già indicato, cioè che i piccoli e timidi segnali di ripresa registrati nei primi trimestri dell’anno si erano già invertiti, sia per quanto riguarda la produzione industriale che per il prodotto interno lordo”. “La crescita del Pil nel quarto trimestre è appena dello 0,1%, quindi – avverte Barbi – di nuovo pericolosamente vicino allo zero”.
Per il 2016 – spiega il dirigente della Cgil – il governo ha programmato un aumento del Pil dell’1,6% e la crescita delle esportazioni del 4, stime che, con queste tendenze economiche e con quello che sta succedendo nelle borse e nell’economia globali, stanno già saltando all’aria”.
“La ripresa del Paese – prosegue il segretario confederale – non può essere affidata ai soli investimenti privati e alle esportazioni: non sta funzionando. 
Non è sufficiente dire che ‘l’austerità non basta’, ci vuole una politica espansiva che favorisca l’aumento degli investimenti pubblici per creare occupazione giovanile, così come previsto nel nostro Piano del Lavoro”. “In caso contrario – conclude Barbi – il destino che ci aspetta è quello di una stagnazione con il rischio di ulteriori fasi recessive, così come testimoniato dai recenti eventi”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 16 dicembre 2015

Crisi: Cgil, senza politica espansiva non ci sarà ripresa

Anche il Centro studi di Confindustria ridimensiona le stime di crescita per il 2015 e le previsioni 2016. Ciò conferma quanto la Cgil ha già evidenziato: la congiuntura economica favorevole potrebbe essere giunta al termine e, data l’assenza di nuove politiche economiche e la natura strutturale della crisi, la ripresa è incerta”. Così Riccardo Sanna, coordinatore delle politiche economiche Cgil nazionale, commenta i dati diffusi quest'oggi dal Csc di Confindustria.
La Cgil - prosegue il dirigente sindacale - è convinta che non ci sarà mai una vera e propria ‘ripresa’ dei livelli di crescita e occupazione pre-crisi, a meno che non si programmi una politica espansiva”, e rivolgendosi a Confindustria aggiunge: “non c’è alcun ‘rebus’ sul mancato decollo dell’economia italiana ed europea”.
Secondo Sanna, il riconoscimento da parte dell’associazione di viale dell’Astronomia che l’evasione sia un ostacolo per lo sviluppo economico e civile e che sia la vera causa dell’alto livello del debito pubblico, “dovrebbe indurre Confindustria a individuare i tratti strutturali del declino dell’economia nazionale, che per molti versi hanno addirittura portato il Paese ad anticipare la crisi”. “A questo proposito - prosegue il coordinatore delle politiche economiche - la Cgil ha proposto di programmare quote annuali di riduzione strutturale dell’evasione fiscale, prevedendo una tassazione dei grandi patrimoni come equa clausola di salvaguardia”.
Infine, la previsione del tasso di disoccupazione di Csc di Confindustria, che al 2017 sarà ancora sopra l’11%, non rassicura. Per questo - conclude Sanna - è indispensabile un Piano del lavoro basato su nuovi investimenti pubblici e privati e sulla creazione diretta di occupazione, che sia in grado di portare l’Italia fuori dalla crisi e aprire una vera e propria vertenza europea”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 1 settembre 2015

Lavoro: Camusso, diminuzione disoccupazione fatto positivo che va guardato attentamente

Una diminuzione della disoccupazione è un fatto positivo che va guardato attentamente per capire come e dove intervenire per rafforzare una tendenza che è ancora, purtroppo, marginale rispetto alle reali esigenze del Paese”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commenta i dati Istat sull’occupazione.
Per il leader della Cgil “serve un impegno forte delle istituzioni, una capacità di indirizzo e di stimolo dell’economia che ancora non vediamo. Servono imprenditori che sappiano rischiare, innovare, investire, produrre lavoro e reddito. Serve un piano del lavoro che sappia cogliere le opportunità che si presentano e indirizzare un mercato incapace, da solo, di produrre ricchezza in modo stabile ed equilibrato”.
Vediamo invece - sottolinea Camusso - solo molta e brutta propaganda che produce non solo effimere illusioni e false aspettative ma danni rilevanti al Paese e alle future generazioni. Oggi siamo al colmo di un Presidente del Consiglio che vanta i risultati già raggiunti e superati da Monti prima e da Letta poi, e di un presidente di Confindustria che si domanda come mai la crescita sia così bassa. 
Avevano tutti raccontato tutt’altra storia: il presidente di Confindustria che in cambio della libertà di licenziamento assicurava copiosi investimenti e assunzioni in massa, mentre il Presidente del Consiglio assicurava il mondo che le sue riforme avrebbero garantito un’imprenditoria dinamica, innovativa, capace di dare lavoro e prospettive di crescita”.
Se tornassero coi piedi per terra e la smettessero con la propaganda – conclude il segretario della Cgil - il Paese potrebbe cogliere le opportunità che sembrano prospettarsi”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 3 marzo 2015

Telecom: sindacati, piano di impresa punto di svolta positivo

L’AD di Telecom Italia ha presentato oggi alle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL le linee strategiche del piano d’impresa 2015-2017.

L’AD ha descritto un’azienda che, nel prossimo triennio, punterà alla crescita grazie ad una previsione di investimenti pari a circa 10 miliardi di euro. Di questi investimenti una parte considerevole, circa 3 miliardi, sarà destinata allo sviluppo della NGN (mezzo miliardo sarà finalizzato allo sviluppo della FTTH). Un miliardo verrà destinato all’ulteriore implementazione della rete mobile LTE, con l’obiettivo di raggiungere per il 2017 il 95% della popolazione e, cosa ancora più importante, l’80% del territorio. Mezzo miliardo verrà destinato allo sviluppo del CLOUD, ultimando il data center in costruzione e prevedendone la costruzione di un secondo. Complessivamente si tratta di un investimento importante, maggiorato di più di un miliardo rispetto a quanto previsto nel precedente Piano, che nelle intenzioni del management aziendale vuole imprimere alla politica di Telecom un accelerazione nel campo dell’innovazione tecnologica e la consolidi nel ruolo di leader nel campo della telefonia sia fissa che mobile.
Questo piano di sviluppo rappresenterà, nelle intenzioni di Telecom, un importante punto di svolta anche nelle politiche occupazionali del Gruppo. Un programma così serrato di investimenti porterà infatti ad un piano di assunzioni di circa 4000 giovani diplomati e laureati che dovranno coprire specifici fabbisogni in termini di competenze nel campo delle nuove tecnologie. L’azienda ha ribadito come questo programma occupazionale potrà essere sviluppato attraverso nuovi strumenti

lunedì 28 luglio 2014

Un tema di interessante attualità: Lavorare meno per lavorare tutti, come in Germania - di Nicola Cacace su l'Unità

La terza rivoluzione industriale che sta trasformando il mondo, quella dell’elettronica, a differenza delle prime due, quelle del vapore e dell’elettricità, distrugge più posti di lavoro di quanti non ne crea, soprattutto nei paesi industriali. Lo hanno scoperto da anni gli istituti di ricerca più seria e i paesi più attenti, che hanno reagito  con politiche di redistribuzione del lavoro, riducendo le ore annue lavorate per persona, puntando sulla qualità di merci e servizi, il contrario di quanto fatto dai paesi meno attenti, tra cui Italia, Grecia, Spagna. The Death of the Distance, la morte delle distanza, secondo un felice prima pagina dell’Economist, significa che il costo di spostamento di merci ed informazioni è crollato a livelli tali che il prodotto fatto a Napoli è in concorrenza diretta con quello fatto a Pechino e che l’innovazione prodotta a Tokio in poche ore può essere realizzata a Milano.
Se si aggiunge il fatto che con la globalizzazione i tassi di crescita dei paesi emergenti, quelli che partivano più in basso nella corsa dell’economia, crescono da anni e continueranno a crescere per anni, con velocità 3-4 volte superiori a quelle dei paesi industriali, 5%-6% contro 1%-2%,  ecco spiegato perché, tra i paesi industriali, solo quelli che da anni praticano politiche di redistribuzione del lavoro sono riusciti a mantenere bassa la disoccupazione e soprattutto alti i tassi di occupazione (quota di occupati sulla popolazione in età da lavoro). Quest’ultima è la vera misura della situazione occupazionale di un  paese, mostrando il numero di persone, in età da lavoro,  che veramente lavorano. Talvolta il tasso di disoccupazione scende perché disoccupati scoraggiati non cercano più

venerdì 3 agosto 2012

CIG: CGIL su dati INPS, situazione drammatica, crescita unica soluzione

Elena Lattuada
A luglio crescono nuovamente le ore di CIG autorizzate e le richieste di disoccupazione. E' quanto emerge dai dati diffusi dall'INPS e commentati dal Segretario Confederale della CGIL, Elena Lattuada che sottolinea come ci si trovi di fronte ad “un binomio drammatico: Cassa integrazione che cresce in tutti i suoi istituti e aumento delle domande di disoccupazione, che segnala un livello di crisi nei settori produttivi giunto alle porte di un punto di non ritorno e di progressivo declino industriale del paese”.
Secondo l'Istituto nazionale di previdenza, infatti, a luglio le ore di CIG autorizzate sono state 115,7 milioni, in aumento del 21,3% rispetto a giugno (95,4 milioni di ore) e del 44,2% rispetto a luglio dello scorso anno (80,3 milioni di ore), mentre a giugno erano calate del 9,6% rispetto al mese precedente. Ad aumentare, fa sapere l'INPS, sono sia le ore di Cassa integrazione ordinaria (+11,6% su giugno e +71,6% sul 2011) sia quelle di CIG straordinaria (+19,6% su giugno e +36,2% sul 2011) e in deroga (+34,8% su giugno e +33,7% sul 2011). Per quanto riguarda invece le domande di disoccupazione, l'INPS ha registrato un aumento del 4,75% rispetto al giugno del 2011 per un totale di 92.217 domande.
Numeri che, osserva la dirigente sindacale, “ci dicono quanto le stesse riforme approntate dal governo rischino di essere pericolose per il corto circuito che determinano nel mercato del lavoro, tra taglio agli strumenti di sostegno e allungamento dell'età pensionabile. Ma soprattutto - prosegue Lattuada - ci segnalano come politiche di sola austerità stanno facendo precipitare il paese che ha invece urgente bisogno di crescita”.
Secondo la dirigente sindacale della CGIL “la crescita è una necessità percorribile attraverso misure da adottare sul fronte fiscale, con interventi di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e i pensionati, e su quello industriale, con l'adozione di strategie che mettano al centro le politiche industriali dirottando risorse pubbliche verso investimenti produttivi.
Ma soprattutto – conclude Lattuada - in questi dati leggiamo la non più prorogabile necessità che il paese adotti un piano straordinario per l'occupazione”.
(dal sito www.cgil.it)

mercoledì 18 gennaio 2012

Sindacati a governo: "Cambi politica Serve svolta su lavoro ed equità sociale" - su Repubblica

Cambiare la politica economica del governo e attuare politiche che favoriscano la crescita, il lavoro, l'equità fiscale e sociale: è questo il passaggio principale del documento unitario varato oggi da Cgil, Cisl e Uil, contenente le proposte che saranno inviate al governo nelle prossime ore in vista del confronto sulla riforma del mercato del lavoro. Il documento è stato illustrato nel corso di una conferenza stampa dai segretari generali Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti al termine della riunione delle segreterie unitarie.
Il giudizio dei sindacati sull'operato dell'esecutivo è netto: "Si e' realizzato un intervento volto solo a fare cassa, prelevando ingenti risorse dai lavoratori e dai pensionati, determinando così gravi ripercussioni anche sul mercato del lavoro, stante l'attuale situazione di difficoltà occupazionale".
La gravità della crisi economica e le conseguenze negative che colpiscono in particolare famiglie, giovani, lavoratori e pensionati impongono un "cambiamento" nella politica economica del governo, si legge nel documento unitario di Cgil, Cisl e Uil. I sindacati confederali sollecitano ora l'apertura di un "negoziato vero" che favorisca la crescita, senza la quale è impossibile dare risposte anche al tema dell'occupazione.
"L'obiettivo prioritario - aggiungono i sindacati - è far ripartire la crescita e invertire la pericolosa tendenza recessiva in atto da alcuni mesi. Bisogna poi sostenere una svolta coerente della politica economica europea verso obiettivi di sviluppo e occupazione". Per quanto riguarda i tempi della convocazione delle parti sociali da parte del governo il leader della Uil, Luigi Angeletti, ha detto: "non abbiamo idea di quando saremo convocati". Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, ha riferito che "ci hanno detto che l'incontro è imminente".
Liberalizzazioni. Nell'ambito delle proposte di Cgil, Cisl e Uil per la crescita ci sono le liberalizzazioni, ma