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martedì 2 luglio 2019

Welfare e contrattazione: esperienze europee a confronto

‘Welfare e contrattazione: esperienze europee a confronto’ è il titolo dell’iniziativa promossa da Cgil e Fondazione Giuseppe Di Vittorio, che si è tenuta oggi, martedì 2 luglio, nella sede della Cgil nazionale.
L’obiettivo è di mettere a confronto le diverse esperienze europee su welfare e contrattazione sindacale. L’iniziativa è stata presentata da Ivana Galli, segretaria confederale della Cgil, mentre l’introduzione è stata affidata a Delia Nardone, responsabile della Bilateralità della Cgil nazionale (ascolta).  
David Natali, della Scuola superiore di Studi Universitari Sant’Anna di Pisa (slide), ha parlato del Welfare occupazionale in Europa. Sullo stesso argomento è intervenuta Susanna Camusso, Responsabile delle Politiche europee e internazionali della Cgil (ascolta).
A seguire un secondo momento di confronto su “Bilateralità ed Europa” coordinato da Fulvio Fammoni, Presidente della Fondazione Di Vittorio. Sono intervenuti Francesca Re David, segretaria generale della Fiom, Marco Falcinelli, segretario generale della Filctem, Luc Triangle General Segretary IndustriaAll Europe (slide), Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea, Sam Hagglund General Segretary EFBWW (slide), Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams, Giovanni Mininni, segretario generale della Flai, Drifa Snaedal, President of Asi in Iceland Triade Unions Confederation (slide) (ascolta).
Le conclusioni sono state affidate al segretario generale della Cgil, Maurizio Landini (ascolta).
 Scarica il programma, clicca qui
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 15 maggio 2017

Welfare spettacolo, ministro Poletti condivide necessità tavolo interministeriale

“In occasione della tavola rotonda organizzata il 15 u.s. dalla cooperativa Doc Servizi, con il Ministro del Lavoro Poletti, abbiamo presentato in sintesi la ricerca Vita da Artisti – così annuncia Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil.
“Il Ministro ha condiviso la necessità di un tavolo congiunto tra il Ministero dei Beni Culturali, quello del Lavoro e quello dell’Economia. E’ infatti necessario prendere atto dell’atipicità del settore dello spettacolo e dotarlo un sistema di welfare che risponda al bisogno degli artisti – prosegue la sindacalista.
“Pochissimi di loro hanno accesso alla Naspi (la vecchia disoccupazione); per questo strumento pensato per settori più strutturati, e’ necessario dichiarare la disponibilità a qualsiasi impiego, pena la perdita dell’indennità. I lavoratori dello spettacolo, ad eccezione di una minoranza, lavorano strutturalmente a termine, ma sono professionisti – conclude Bizi. Nei periodi di non lavoro si formano e cercano nuovo lavoro. Perché dovrebbero, per mantenere il pagamento della disoccupazione, accettare di lavorare in altri contesti?”

venerdì 31 marzo 2017

Teatro: tagli a cultura uccidono teatro e lavoro di attori e tecnici

La situazione dei teatri in Italia è difficile e i primi a pagare sono gli artisti che vedono restringere la loro possibilità di lavorare ottenendo compensi che permettano loro di vivere dignitosamente. Sono lavoratori che devono essere maggiormente protetti nel corso della loro vita lavorativa riconoscendo loro il ruolo di mediatore culturale in una società che cambia” dichiara Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil.
Sono anche una componente del welfare poiché è grazie a loro che si fa teatro anche fuori dal teatro, nelle periferie, in luoghi di disagio. Questi spazi spesso sono offerti dai comuni, ma se non ci sono altre entrate gli artisti devono lavorare gratis o con cachet ridotti. Ma anche le grandi realtà teatrali sono in difficoltà e si dibattono tra l’obbligo di aumentare la produzione (magari senza troppo guardare alla qualità) e i finanziamenti pubblici che non sono certi nel tempo. Quelli che provengono da comuni e regioni spesso subiscono tagli importanti.”
Ad esempio i tagli operati dal Comune di Torino sono importanti e rischiano di abbattersi sui lavoratori che già ora non se la passano bene – prosegue Bizi. Non bisogna dimenticare che oltre al personale dipendente dai teatri, sono parte essenziale le compagnie teatrali, costituite da tecnici ed artisti. Ridurre i finanziamenti e dire che magari le risorse si troveranno più avanti significa impedire il lavoro a questi lavoratori.”
Non fa rumore la compagnia che non trova lavoro e reddito, ma chi è attento al benessere dei cittadini avverte il frastuono di un palazzo che cade. Bisogna essere ciechi per non vedere l’effetto che fa un teatro che chiude o una compagnia di attori che per sopravvivere lavora gratis – conclude Bizi.

venerdì 24 marzo 2017

Welfare: Cgil, Cisl e Uil a Poletti, urgente incontro per ristabilire fondi Politiche Sociali e Non Autosufficienza

Bene la convocazione da parte del Ministro Poletti del Tavolo nazionale sulla Non Autosufficienza ma, dopo i tagli compiuti con l’Intesa fra Governo e Regioni del 23 febbraio scorso in attuazione della Legge di Bilancio, serve un confronto sul complesso dei finanziamenti destinati alle politiche sociali”. É quanto si legge nella nota unitaria di Cgil, Cisl e Uil che segue la convocazione dell’incontro tra Ministero e confederazioni per il 29 marzo prossimo.
Come abbiamo scritto nella lettera inviata al Ministro Poletti e al Presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini  sottolineano Cgil, Cisl e Uil – occorre superare politiche di tagli sbagliate e inopportune, perché toccano le persone più vulnerabili negando diritti e inclusione sociale, e frenano l’avvio stesso dei necessari processi di riforma del welfare. 
La spesa per le politiche sociali e sanitarie – affermano in conclusione i tre sindacati – è un formidabile investimento per creare sviluppo, innovazione e buona occupazione”.
Fonte: Ufficio stampa Cgil

martedì 7 febbraio 2017

Welfare: Cgil, rischio oltre 400 mln di nuovi tagli, Governo e Regioni li evitino

La discussione di queste ore tra assessori al Bilancio delle Regioni e Governo sull’attuazione della legge di bilancio ci preoccupa perché si ventilano tagli anche ai finanziamenti per sanità e protezione sociale, tra cui il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e quello per la non autosufficienza, già sottofinanziati rispetto ai bisogni”. Questo l’allarme lanciato da Rossana Dettori, segretaria confederale della Cgil.
Come abbiamo più volte denunciato infatti – spiega Dettori – le Regioni sono tenute a stipulare accordi con lo Stato per conseguire ulteriori risparmi sulle proprie spese, comprese quelle sanitaria e sociale, in base alle cifre indicate nell’Intesa Stato-Regioni dell’11 febbraio 2016. Si tratta – specifica la dirigente sindacale – di oltre 400 milioni all’anno di nuovi tagli, e in caso di mancata intesa il Governo ha facoltà di decidere tagli lineari a Sanità e a Sociale”.
Chiediamo al Governo e alle Regioni di fermarsi e scongiurare questa ulteriore mazzata al nostro sistema di welfare – conclude Dettori – che colpirebbe proprio i cittadini vulnerabili, scaricando la manovra finanziaria sulla parte più debole della nostra società”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 21 maggio 2015

Reis: Alleanza contro la povertà, bene parole Poletti, ora passare a scelte politiche

Roma, 21 maggio - “Il ministro Poletti ha riconosciuto l'importanza del nostro lavoro e della nostra proposta sul Reddito di Inclusione Sociale. Noi apprezziamo le sue parole, e chiediamo che queste si traducano al più preso in precise scelte politiche, di modo da confluire in autunno nella prossima legge di stabilità”. Così L'Alleanza contro la Povertà in Italia commenta le dichiarazioni del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali nel corso dell'incontro avvenuto ieri a Roma con i 33 organismi promotori del Reis.
Per i soggetti che compongono l'Alleanza “è il tempo delle scelte sulla lotta alla povertà, e se davvero il ministro considera il Reis un buon punto di partenza con una larga base di condivisione, noi siamo pronti”.
Le associazioni ricordano che “uno dei punti più interessanti del progetto del Reis, come ha riconosciuto lo stesso Poletti, è che non si rivolge a categorie particolari ma è uno strumento universalistico che usa il metro della povertà assoluta per individuare la platea dei beneficiari. Inoltre prevede un'attuazione graduale, che consente di partire, il primo anno, con un impegno di spesa di 1,8 miliardi e costruire progressivamente l'infrastruttura per un nuovo welfare che si prenda carico dei poveri non solo attraverso un sostegno al reddito, ma soprattutto con una serie di servizi e misure di inclusione e attivazione”. “Si tratta di una sfida per i Comuni che coinvolge direttamente i corpi

martedì 19 maggio 2015

Lavoro: Cgil, dati Inps di aprile confermano urgenza riforma universale degli ammortizzatori sociali


Roma, 18 maggio - "In questi anni di crisi il sistema di ammortizzatori sociali ha tutelato oltre un milione di lavoratori e migliaia di aziende, che in assenza di questi strumenti avrebbero visto la perdita del posto di lavoro e il fallimento d'impresa. Se i dati del primo trimestre (si vedano i rapportdell'Osservatorio Cig Cgil su cig marzo 2015 e Causali aziende cigs marzo 2015) dimostrano che il volume delle ore di Cig conferma l’assenza di attività produttiva, essendo in presenza di autorizzazioni a zero ore per potenziali 330 mila posizioni lavorative dalle prospettive sempre più incerte, i dati di aprile diffusi oggi dall'Inps segnano un nuovo rialzo (+ 3,6%) delle ore autorizzate, nonostante il crollo della deroga. Le riforme se fatte in stagioni di crescita hanno una loro efficacia, fatte nella crisi rischiano di determinare solo tagli ed esclusione". Così Serena Sorrentino, segretario confederale della Cgil, a seguito della diffusione dei dati Inps.

"Siamo tuttavia ad un punto cruciale - prosegue Sorrentino - in ragione di alcune questioni aperte: la fine della deroga e la mancata sostituzione di uno strumento che copra i settori scoperti da Cig; il mancato rifinanziamento dei contratti di solidarietà difensivi; l'approssimarsi della scomparsa della

venerdì 10 aprile 2015

Riforma Terzo settore: rischio deriva commerciale nei servizi alla persona

Vera Lamonica
segretaria confederale Cgil
"Il disegno di legge, dopo le modifiche approvate alla Camera, definisce in modo più chiaro l'ambito della riforma del terzo settore, quindi dove interverranno i successivi decreti delegati del governo, e preserva il ruolo peculiare del volontariato e il suo carattere gratuito. 
Purtroppo, però, conferma norme che snaturano l'impresa sociale, accentuandone il carattere commerciale". Così Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, commenta il via libera di Montecitorio al ddl delega per la riforma del terzo settore.
"Con questo provvedimento - continua Lamonica - si allarga anziché restringere la possibilità di agire per imprese profit, con il serio rischio che irrompano logiche di mercato nei servizi del welfare, già duramente colpito dai tagli alla spesa per la protezione sociale".
Per la dirigente sindacale vi è poi "un’altra grave mancanza, da colmare in quanto mina un tratto distintivo dell'impresa sociale: devono essere riconosciuti ruolo e diritti dei lavoratori con strumenti adeguati quali informazione, consultazione, contrattazione e clausole sociali".
"Per questi motivi - conclude Lamonica - nel corso della discussione parlamentare al Senato continueremo ad insistere sulle proposte di modifica presentate da Cgil, Cisl e Uil".