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venerdì 8 aprile 2016

Siae: rischio crollo degli incassi per gli autori e cancellazione di centinaia di posti di lavoro

I Sindacati di categoria, esprimono forte preoccupazione per quanto previsto dal punto 1 dell’emendamento governativo n. 14035, una specifica previsione di riduzione/abbattimento di talune tipologie di tariffe autorali, e che introduce l’art.14/bis nel provvedimento legislativo di attuazione della Direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d’autore” così annuncia una nota unitaria di Slc Cgil, Fistel Cisl Siae, Uil Pa Siae, Confsal Cada Siae, Cisal Siae, Ugl Comunicazioni Siae.
Per quanto l’intento sia, immaginiamo, di favorire l’attività dei piccoli imprenditori e dei giovani musicisti, il risultato sarebbe purtroppo di segno opposto. In primo luogo – prosegue la nota – perché l’abbattimento, per Legge, del versamento della giusta remunerazione degli autori, significa ridurre arbitrariamente il reddito dei creativi. In secondo luogo perché una gran parte delle esecuzioni musicali pubbliche rientrerebbe nella previsione di riduzione/abbattimento delle tariffe e ciò avrebbe un fortissimo impatto in termini di calo dei proventi per diritto d’autore, quantificabile in quasi 50 milioni di euro (con conseguente erosione del gettito erariale).
Il danno avrebbe, inoltre, effetti sulla stessa SIAE, che, con minori introiti, si troverebbe costretta a ridimensionare la propria struttura, con la conseguenza certa di indebolire proprio quella capacità di raccolta del diritto d’autore che viene invece auspicata ancor più capillare ed analitica al punto f) dello stesso emendamento e di limitare la sua capacità di competere sul mercato della creatività a livello europeo, esattamente il contrario di quanto auspicato dal Ministro.
Infine, sono presenti nel testo evidenti illogicità, quali la previsione che SIAE debba compensare il pagamento del diritto di autore, e persino del diritto connesso (che raccoglie solo parzialmente, e che comunque non distribuisce direttamente), nel caso un decreto ministeriale ne predisponga l’esenzione. Con strumenti e risorse che però non vengono definiti, né attribuiti – conclude la nota.

Fonte: www.slc-cgil.it/

lunedì 21 marzo 2016

Allarme di Assocarta, SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM: a rischio l’industria cartaria italiana

Assocarta e le OO.SS. nazionali, SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL, hanno inviato ieri una comunicazione congiunta al Rappresentante permanente dell’Italia presso UE, Carlo Calenda, al Vice Ministro Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, al Direttore Generale per la Politica Commerciale Internazionale, Amedeo Teti, in occasione del convegno odierno organizzato, a Bruxelles, dalla DG Commercio della Commissione UE sugli strumenti di difesa commerciale contro la Cina. Il potenziale riconoscimento dello stato di economia di mercato (MES) alla Cina che l’Unione Europea potrebbe riconoscere nel dicembre 2016 comporterebbe un rischio di perdita di 25 mila addetti (incluso l’indotto) solo per la Filiera italiana della carta stampa editoria e trasformazione.
“Se l’Unione Europea riconoscesse tale status alla Cina” evidenzia Paolo Culicchi Presidente Assocarta “gli impatti della conseguente perdita di efficacia degli strumenti di difesa commerciale sarebbero devastanti per l’industria cartaria europea, in particolare per quella nazionale. Il settore cartario italiano, con 19.500 addetti diretti (40 mila incluso l’indotto) ed un fatturato di 7 miliardi di euro, rappresenta il primo anello di un’importante filiera produttiva, che ha un’occupazione complessiva diretta di 197 mila addetti, e un indotto di circa 490 mila, per un totale di 687 mila unità”. La filiera ha prodotto nel 2015 un fatturato di oltre 30,6 miliardi di euro.
Se alla Cina venisse riconosciuto lo status di economia di mercato (MES) dall’Unione Europea l’attuale sovraccapacità produttiva cinese di carta (circa 21 milioni di tonn, di cui 2 di carte grafiche), sussidiata dallo Stato, verrebbe riversata sull’Europa, considerato che paesi come gli USA hanno già

martedì 23 febbraio 2016

Call center: Sindacati, a rischio oltre 8000 posti di lavoro. 11 marzo sciopero nazionale e manifestazione a Roma

La decisione di Poste Italiane ed Enel, aziende controllate dallo stato Italiano, di assegnare le attività di call center senza rispettare la clausola sociale contenuta nel DDL “appalti” approvato dal Parlamento, la volontà del Governo di non far applicare quanto previsto dalle leggi italiane in tema di delocalizzazioni di attività di call center, la scelta politica di privare il settore degli ammortizzatori sociali ordinari, provocheranno nei prossimi mesi oltre 8000 licenziamenti nel settore dei call center, di cui almeno la metà vedrà aprire le procedure di licenziamento già nel mese di marzo.
Questo l’allarme lanciato dai segretari nazionali di categoria in merito alla mancata convocazione da parte del Governo di un tavolo di crisi richiesto dalle OO.SS nello scorso mese di gennaio alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
“E’ del tutto inaccettabile, dichiara Massimo Cestaro, che due aziende controllate dallo Stato italiano come Poste ed Enel, possano assegnare attività di call center senza rispettare le clausole sociali approvate dal Parlamento. Se passa il principio che le aziende pubbliche non rispettano le leggi perché mai dovrebbero farlo quelle private.”
Da quattro anni, continua Vito Vitale, stiamo chiedendo il rispetto dell’articolo 24 bis della Legge 134 del 2012 in tema di delocalizzazione delle attività di call center. Nonostante i ripetuti annunci dei vari Ministeri che avevano anche comunicato l’avvio delle sanzioni previste dalla Legge, la normativa rimane totalmente disattesa. Si è consentito in questo modo, a tantissime attività di

mercoledì 17 febbraio 2016

P.a: Cgil, decreto servizi pubblici locali mina esito referendum acqua pubblica

La volontà popolare espressa da oltre 27 milioni di cittadini nel referendum per l’acqua pubblica del 2011 rischia di essere compromessa definitivamente dal decreto attuativo sui servizi pubblici locali, previsto dalla ‘legge Madia’”. A lanciare l’allarme i segretari confederali della Cgil, Danilo Barbi e Fabrizio Solari.
Il testo non ancora ufficiale e attualmente in circolazione – spiegano i dirigenti sindacali – contiene indicazioni che di fatto annullerebbero l’esito del referendum: l’esclusione del servizio idrico dalla gestione in economia e il tentativo di inserire norme in materia di tariffe in contrasto con l’esito referendario”.
Riteniamo infatti – sottolineano Barbi e Solari – che il servizio idrico debba essere posto nelle condizioni che le comunità locali, appartenenti allo stesso bacino idrografico, abbiano la possibilità di poter disporre anche di una gestione in economia del bene comune quale è l’acqua”.
Pur consapevoli della necessità di completare il riordino della disciplina dei servizi pubblici locali, che devono diventare sempre più competitivi e di livello economico e garantire i bisogni dei cittadini nella loro comunità locale – avvertono i segretari confederali – contrasteremo l’approvazione di quei punti del testo unico palesemente in contrasto con i risultati del referendum”.
La Cgil – concludono Barbi e Solari – si attiverà per sostenere l’approvazione di una legge di recepimento dell’esito referendario, non solo per far sì che venga rispettato il risultato giuridico, ma anche e sopratutto per il valore politico e culturale che rappresenta”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 7 ottobre 2015

Infortuni sul lavoro a Brescia, un tragico bilancio

Con gli infortuni sul lavoro accaduti nel fine settimana scorso, durante il quale hanno perso la vita 2 lavoratori, salgono a 26 i morti sul lavoro nella nostra provincia nel corso del 2015. 
Venerdi 2 ottobre Aniello De Luca di 47 anni è rimasto dilaniato dalle lame del silos di mangimi per animali; sabato 3 ottobre Domenico Fontana, 55 anni, è morto a Piamborno, schiacciato dal trattore che stava guidando. Un dato che non può non allarmare, nel loro insieme, le istituzioni e la società civile.
Ad oggi la tragica statistica dei morti registra ben 26 morti a Brescia e provincia, cifra che non si raggiungeva dal 2012 (31 morti), un aumento del 44,5% rispetto al 2013 e 2014 che contarono ben 18 morti per ciascun anno.
Dei 26 tragici eventi ben 8 lavoratori sono morti per caduta dall'alto, 7 sono rimasti schiacciati dal mezzo o dallo strumento che usavano per il loro lavoro, 6 sono morti durante il tragitto casa lavoro cd. “infortuni in itinere”.
Riteniamo che tutto questo non sia una casualità o pura fatalità ma frutto di una caduta di attenzione sul tema della Salute e Sicurezza per lavoratrici e lavoratori negli ambienti di lavoro.
Sarebbe utile rivedere la formazione dei lavoratori sui principi della salute e sicurezza, approfittare degli sgravi per investire in tecnologie adeguate, e fare della cultura e rispetto delle norme la sola via percorribile per contrastare il dramma che sta vivendo la nostra provincia.

Ufficio Salute Sicurezza Cgil Brescia