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giovedì 10 marzo 2016

L’ordine del giorno presentato a nome del Governo sul tavolo dei call center

Il giorno 9 marzo 2016, presso il Ministero dello Sviluppo  Economico, sono state convocate le organizzazioni dei lavoratori e  delle imprese che operano nel settore call center per un’analisi delle criticità presenti e l’individuazione delle possibili soluzioni.
L’incontro segue i colloqui bilaterali promossi dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con i rappresentanti dell’offerta, della domanda e degli operatori dello specifico servizio.
Premesso che il Governo ha già posto in essere una serie di misure volte a fronteggiare le numerose criticità che interessano il settore, tra cui la riduzione dell’aliquota IRAP (Legge di Stabilità per il 2015), che ha risposto all’esigenza di riduzione del costo del lavoro, la definizione dell’offerta economicamente più vantaggiosa come criterio prevalente e la clausola sociale per i cambi d’appalto del settore, restano comunque altre significative criticità che necessitano di interventi in ambiti diversi, sia istituzionali che di natura privatistica.
Ciò premesso, al termine dell’incontro, presieduto dal Viceministro On. Teresa Bellanova, è stata data lettura del presente documento.

SITUAZIONE DI SETTORE
Il settore, che occupa circa 80.000 lavoratori, si caratterizza per due fattori distintivi: l’eccessiva frammentazione (circa 2.000 soggetti imprenditoriali) ed il forte impatto del costo del lavoro (circa il

martedì 23 febbraio 2016

Call center: Sindacati, a rischio oltre 8000 posti di lavoro. 11 marzo sciopero nazionale e manifestazione a Roma

La decisione di Poste Italiane ed Enel, aziende controllate dallo stato Italiano, di assegnare le attività di call center senza rispettare la clausola sociale contenuta nel DDL “appalti” approvato dal Parlamento, la volontà del Governo di non far applicare quanto previsto dalle leggi italiane in tema di delocalizzazioni di attività di call center, la scelta politica di privare il settore degli ammortizzatori sociali ordinari, provocheranno nei prossimi mesi oltre 8000 licenziamenti nel settore dei call center, di cui almeno la metà vedrà aprire le procedure di licenziamento già nel mese di marzo.
Questo l’allarme lanciato dai segretari nazionali di categoria in merito alla mancata convocazione da parte del Governo di un tavolo di crisi richiesto dalle OO.SS nello scorso mese di gennaio alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
“E’ del tutto inaccettabile, dichiara Massimo Cestaro, che due aziende controllate dallo Stato italiano come Poste ed Enel, possano assegnare attività di call center senza rispettare le clausole sociali approvate dal Parlamento. Se passa il principio che le aziende pubbliche non rispettano le leggi perché mai dovrebbero farlo quelle private.”
Da quattro anni, continua Vito Vitale, stiamo chiedendo il rispetto dell’articolo 24 bis della Legge 134 del 2012 in tema di delocalizzazione delle attività di call center. Nonostante i ripetuti annunci dei vari Ministeri che avevano anche comunicato l’avvio delle sanzioni previste dalla Legge, la normativa rimane totalmente disattesa. Si è consentito in questo modo, a tantissime attività di

lunedì 24 novembre 2014

Call center: Slc Cgil lancia sondaggio aperto a tutti i cittadini su diritti privacy

Slc Cgil ha lanciato un sondaggio aperto a tutti i cittadini sui diritti di tutela della propria privacy nei servizi di call center.
Al link https://it.surveymonkey.com/s/WB5BNR9 è infatti possibile rispondere alla domanda se si sia a conoscenza del fatto che l’articolo 24-bis (DL 83/2012, conv. in L. n. 134/2012) prevede che si debba essere informati in quale paese estero si trovi l’operatore del gestore telefonico con cui si parla e che si possa scegliere di essere seguito da un operatore che lavora in Italia.
Le delocalizzazioni in altri paesi dei servizi di call center – si legge nella nota del sondaggio – sono conseguenza diretta del mancato recepimento della direttiva UE 23/2001 sulla tutela dei lavoratori nei cambi di appalto, con evidenti rischi per la tutela della privacy.”
La delocalizzazione delle attività verso Paesi a basso tasso di democrazia e ad alto rischio di truffe informatiche determina un aumento dei rischi per i cittadini che a milioni si rivolgono giornalmente ad un call center. Tutto questo nonostante ci sia una legge che conferisce al cliente (colui che paga) di poter scegliere da dove farsi erogare il servizio, legge ignorata da tutte le aziende che utilizzano call center e su cui lo Stato non interviene nonostante sia prevista una sanzione di 10.000 euro al giorno.
Le centinaia di esuberi e licenziamenti annunciati negli ultimi mesi da varie società di call center sono diretta conseguenza dell’errata trasposizione della Direttiva Europea 2001/23 sulla tutela dei lavoratori, con la mancata estensione delle tutele previste dall’articolo 2112 del c.c. in occasione della successione o cambio di appalti. Ciò ha creato in Italia un vuoto normativo che consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il salario dei lavoratori e ridurne i livelli di diritti.

Segreteria Nazionale SLC Cgil

giovedì 18 settembre 2014

Call Center: Slc Cgil a Renzi basta con la solidarietà, servono atti concreti

“Se Renzi decidesse veramente di occuparsi della crisi occupazionale che sta investendo i Call Center, sarebbe sufficiente che il Governo recepisse la Direttiva Europea n° 23 del 2001, estendendo le tutele previste dall’articolo 2112 del codice civile anche ai cambi di appalto” dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.
Nella vertenza che vede contrapposte British Telecom e Accenture, l’assenza di una normativa puntuale sta determinando un’aberrazione dei comportamenti. Siamo al punto per cui il fornitore del servizio dovrebbe pagare il cliente per rendergli il ramo d’azienda acquisito anni prima. Non ci è mai successo in tanti anni di trovarci di fronte a una vertenza di questo tipo- prosegue il sindacalista. Per dare garanzie occupazionali ai 262 lavoratori di Palermo, Accenture dovrebbe pagare British Telecom che solo in questo caso si riprenderebbe il suo ex ramo aziendale, minacciando come alternativa l’assunzione di nuovo personale nonostante in azienda sia presente un accordo per la solidarietà che riduce l’orario di lavoro anche degli addetti di questa attività.”
“La crisi dei call center che sta attraversando l’Italia non ha eguali in nessun altro Paese europeo, dove le aziende si trovano a fare i conti unicamente con la crisi. In Italia no: il fenomeno dipende quasi esclusivamente da un vuoto normativo che permette di cambiare il fornitore dei servizi, che a tal punto licenzia tutto il personale occupato su quella attività, solamente per abbassare i costi dell’appalto. Una competizione che oltre ad ammazzare la professionalità e la qualità del servizio prestato, apre inevitabilmente la strada alle