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mercoledì 29 dicembre 2021

Poste: CGIL, SLC e NIdiL, inaccettabile che 450 lavoratori rimangano senza lavoro. “Poste torni sui suoi passi e Governo tuteli il lavoro”

La CGIL, assieme alle categorie che rappresentano i lavoratori postali, SLC, e somministrati, NIdiL, è unita a sostenere pienamente la lotta dei lavoratori somministrati presso Poste Italiane con contratto in scadenza il prossimo 31.
“L'azienda - sostengono Confederazione e categorie - ha comunicato di non voler prorogare le missioni dopo anni di utilizzazione di questi lavoratori. Ció è inaccettabile. Nessuna strada è stata inoltre lasciata aperta - denunciano - rispetto alla verifica delle condizioni per assicurare la continuità occupazionale in Poste anche favorendo la collocazione dei lavoratori presso altre aziende del gruppo”.
CGIL, SLC e NIdiL informano inoltre che “Il ministero dello sviluppo economico non ha mai dato seguito alle richieste di incontro delle confederazioni inviate a novembre scorso per dare prospettive di continuità occupazionale a questi lavoratori. Col risultato che oggi 450 lavoratori e lavoratrici si ritrovano senza occupazione dal 1º gennaio per le scelte di un'azienda di 130mila dipendenti, il cui capitale è detenuto per il 65 p.c. da ministero dell'Economia e da Cassa depositi e prestiti”.
Da ció la richiesta all’azienda di “tornare indietro rispetto a questa decisione utilizzando questi ultimi giorni a disposizione” ed al Governo di “intervenire a tutela del lavoro”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 15 giugno 2021

Lavoro: Cgil, Cisl e Uil, il 26 giugno manifestazioni nazionali a Torino, Firenze e Bari

Cgil, Cisl e Uil proseguono con il percorso di mobilitazione iniziato circa un mese fa e organizzano per sabato 26 giugno, tre manifestazioni nazionali nelle città di Torino, Firenze e Bari che vedranno la partecipazione, rispettivamente, del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, del segretario generale della Cisl Luigi Sbarra, e del segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri.  
Il nostro Paese sta vivendo una delicata fase di transizione – fanno sapere in una nota Cgil, Cisl e Uil -. La crisi pandemica ha arrestato in parte la sua corsa, grazie anche alla campagna vaccinale in atto, ma a preoccuparci al pari dell’espansione del virus è la ripresa economica che deve essere il faro per la massima coesione sociale, in grado di creare lavoro stabile e sicuro, a partire dai giovani, dalle donne e dal Mezzogiorno. Nel Decreto Sostegni – spiegano – non vi è contezza e condizione per affermare che ci siano i presupposti necessari a tutto ciò, non dimenticando che tale Decreto prevede la fine del blocco generalizzato dei licenziamenti dal 1° luglio 2021 e l’assenza di adeguate politiche industriali capaci di valorizzare a pieno gli investimenti e i contenuti del PNRR”.
Durante questi lunghi mesi di pandemia – sottolineano le tre confederazioni – abbiamo sempre avanzato proposte e chiesto con tenacia la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati. Tali azioni hanno trovato forte condivisione anche nella Conferenza Episcopale Italiana”.
La mobilitazione avviata nelle scorse settimane, sulla grave emergenza della sicurezza nei luoghi di lavoro, proseguita con il presidio del 28 maggio davanti alla sede del Parlamento, ha prodotto risultati parziali. Per queste ragioni – avvertono Cgil, Cisl e Uil -, la nostra azione deve proseguire in

mercoledì 21 aprile 2021

Covid: Landini, proroga blocco licenziamenti fino al 31 ottobre per tutti

“Prorogare per tutte le lavoratrici e i lavoratori, il blocco dei licenziamenti fino alla fine di ottobre e incentivare l’utilizzo, da parte delle imprese, di strumenti alternativi alla risoluzione dei rapporti di lavoro, come la cassa ordinaria, i contratti di espansione e di solidarietà”. Queste le principali richieste che il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini ha avanzato questa mattina nel corso dell’incontro con il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, le organizzazioni sindacali, Confindustria e Confapi, convocato per fare un punto di valutazione sulla scadenza del blocco dei licenziamenti al 30 giugno.

Il leader della Cgil, ha inoltre sottolineato la necessità di “sviluppare le opportunità del Fondo nuove competenze per affermare il diritto alla formazione dei lavoratori e delle lavoratrici nella fase di ridefinizione dei processi produttivi e organizzativi delle imprese” e ribadito “le richieste emendative già consegnate al Parlamento al decreto Sostegni sulle indennità e le altre misure di protezione dei lavoratori, che devono essere in questa fase rafforzate ed estese”.

“Oggi sul tavolo – ha sottolineato Landini nel corso dell’incontro – abbiamo due date per lo sblocco dei licenziamenti: il 30 giugno, per l’industria e le costruzioni e il 31 ottobre per tutti gli altri settori. Insieme a Cisl e Uil abbiamo ribadito, alla luce di una situazione economica e pandemica ancora incerta, la necessità che il Governo si impegni a prorogare per tutti il blocco dei licenziamenti fino alla fine di ottobre. Non si può pensare che la preoccupazione oggi sia come licenziare, anziché come rilanciare e garantire l’occupazione dentro una fase inedita e accelerare il piano di vaccinazioni. Su questi temi abbiamo registrato alcune

mercoledì 9 dicembre 2020

Lavoro: Scacchetti, pandemia ha accentuato criticità. Invertire tendenza con investimenti.

“La pandemia ha, senza alcun dubbio, accentuato e reso evidenti le criticità e le debolezze già presenti nel nostro mercato del lavoro: crescita della precarietà e dell’occupazione povera e scarsamente qualificata, esclusione dei giovani, ampliamento dei divari territoriali. Inoltre, ha determinato il crollo dei tempi determinati, la crescita dei lavoratori scoraggiati e l’aumento di coloro che sono nella cosiddetta area della sofferenza”. Così la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti commenta quanto fotografato dalla ricerca realizzata dalla Fondazione Di Vittorio dal titolo “Il mercato del lavoro in Italia alla prova della pandemia: ripercussioni e prospettive”.

Per la dirigente sindacale “il 2021, partendo da queste basi, non può diventare l’anno dei licenziamenti. Certamente il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e il blocco dei licenziamenti hanno evitato una vera e propria emorragia di posti di lavoro, ma ora sono urgenti altre misure, in primis la riforma degli ammortizzatori sociali, accompagnata da alcuni interventi da attuare subito come il rilancio dei contratti di solidarietà, il rafforzamento della Naspi e della Dis Coll”.

“Inoltre – prosegue Scacchetti – sarà fondamentale definire una forte condizionalità degli investimenti alle loro ricadute occupazionali. Sarà essenziale definire un piano straordinario per l’occupazione che a partire dai settori pubblici, sanità ed istruzione in primis, possa garantire uno shock occupazionale soprattutto per giovani e donne”.

giovedì 22 ottobre 2020

Governo: Cgil, Cisl e Uil, su licenziamenti e Cig nessun accordo

Si è concluso stanotte con un nulla di fatto
il confronto tra Cgil, Cisl, Uil e il Governo, rappresentato dalla ministra del Lavoro Catalfo e dal ministro dell’Economia Gualtieri, sulla proroga della cassa integrazione ed il blocco dei licenziamenti. 
Molto distanti le posizioni espresse dalle parti. Dopo alcune ore di trattativa, protrattasi sino a notte fonda, Cgil, Cisl, Uil hanno valutato insufficiente la proposta del Governo ed hanno proposto una soluzione in cui le ulteriori 18 settimane di Cassa Integrazione annunciate dal Governo e il blocco dei licenziamenti devono camminare di pari passo. 
La ministra Catalfo e il ministro Gualtieri, sulla proposta avanzata dai sindacati, hanno rinviato al Presidente del Consiglio e al Governo nella sua interezza una decisione al proposito. Cgil, Cisl, Uil, dunque, ritengono necessaria e utile a questo punto una convocazione da parte del Presidente del Consiglio e attendono l’avvio, in tempi brevissimi, di un tavolo a Palazzo Chigi su questo capitolo, sulla riforma degli ammortizzatori sociali, sulle politiche attive del lavoro, sulla manovra economica e sui fondi europei.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 21 gennaio 2019

Lavoro: Cgil, Governo annuncia misure roboanti, ma non garantisce diritto all’assegno di ricollocazione

Invece di annunciare misure roboanti, il Governo potrebbe impegnarsi a garantire ciò che già spetta di diritto a migliaia di lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione straordinaria, ossia l’Assegno di Ricollocazione (AdR), uno strumento che potrebbe già oggi aiutare numerosi lavoratori in difficoltà”. 
È quanto denuncia in una nota la Cgil Nazionale. “‘Nessuno deve rimanere indietro’, ma 5 mila lavoratori a rischio licenziamento dipendenti di aziende in crisi (30 tra aziende e imprese per un totale di 80 unità produttive), che hanno valutato l’uscita anticipata per essere ricollocati in maniera più efficace nel mercato del lavoro, attendono ormai da mesi l’Assegno di Ricollocazione. Nonostante l’AdR sia diventato operativo il 23 luglio scorso, con puntuali istruzioni fornite dall’Anpal, non sono state ancora emanate dall’Inps le circolari applicative, nè l’Agenzia delle Entrate ha indicato a tali soggetti le procedure per usufruire degli sgravi Irpef sulle somme erogate, a titolo di incentivo all’esodo. Per questo chi ne avrebbe diritto non può godere di tali benefici, che equivarrebbero a un ingente sostegno economico pari anche al 50% della Cigs non goduta”. “Chiediamo quindi al Governo – conclude la Cgil – di attivarsi fin da subito affinché tale diritto sia garantito ed evitare così che l’Assegno di Ricollocazione cigs naufraghi come purtroppo già è successo per l’AdR in NASpI e l’AdR disoccupati”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 12 giugno 2017

Lavoro: Cgil su analisi Cgia, insulto a etica lavoratori

Una vera e propria provocazione, non accettabile, quella del voler attribuire alla malafede dei dipendenti l’aumento dei licenziamenti per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta l’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre diffusa quest’oggi.
Non esistono – sottolinea la dirigente sindacale – dati numerici che possano dimostrare quanto l’aumento dei licenziamenti sia attribuibile all’inerzia dei dipendenti che non presenterebbero le dimissioni e quanto, invece, a una facilitazione per i datori di lavoro a licenziare, aiutati oggi da una normativa che rende molto più debole la tutela per il dipendente licenziato in modo illegittimo”.
Per la segretaria confederale “andrebbe aperta una riflessione su cosa è oggi il mercato del lavoro: una ripresa dell’occupazione costituita prevalentemente da contratti precari”. “Gran parte del sistema produttivo è in difficoltà – continua – e, anche per i costi inferiori, comincia a privilegiare i licenziamenti all’utilizzo degli ammortizzatori conservativi, ridotti dalle ultime riforme del mercato del lavoro”.
“In questo contesto quindi – conclude Scacchetti – immaginare che la questione sia la ‘ corsa’ a farsi licenziare per avere un sussidio è un insulto all’etica dei lavoratori”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 6 ottobre 2016

Lavoro: Cgil, grave affidare a consulenti lavoro verifica autenticità dimissioni

Nello schema di decreto legislativo correttivo del cosiddetto Jobs act, prossimo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, viene affidata ai consulenti del lavoro la possibilità di effettuare la procedura telematica per la trasmissione on line delle dimissioni dei lavoratori. 
La Cgil ritiene tale previsione un’indebita alterazione del meccanismo di verifica e invio delle dimissioni”. È quanto si legge in una nota della confederazione.
“Non è infatti possibile, ed è contrario ad ogni buon senso, – afferma la Cgil – affidare la verifica dell’autenticità e genuinità della volontà del lavoratore di dimettersi a professionisti, quali i consulenti del lavoro, che operano in strettissima connessione e su mandato dei datori di lavoro”.
Per il sindacato di corso d’Italia “esiste quindi un colossale problema di conflitto di interesse che è contro ogni principio di ragionevolezza”.
La Cgil – conclude la nota – auspica un immediato ripensamento da parte del Governo nelle more della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento, e si riserva, in futuro, ogni azione legale per contrastare una norma profondamente ingiusta”. 
                                                                                                                     Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 6 aprile 2016

Call center: Slc Cgil, Governo e istituzioni “complici” di licenziamenti e pratiche scorrette?

Altra giornata calda per i call center. Oggi è partito un agguerrito tweetbombing da parte dei lavoratori di Almaviva verso il Governo, il Premier Renzi e il sottosegretario Bellanova in particolar modo, per ricordare la scadenza di legge della richiesta di 3000 licenziamenti da parte del gruppo Almaviva (“-58 il tempo stringe 2988licenziati #RenziSveglia @TeresaBellanova Sanzionali Soluzioni Reali Non Pezze #iosonoAlmaviva #siamoTuttiAlmaviva”) – così annuncia una nota di Slc Cgil nazionale. “Il Premier inoltre non ha incontrato il folto presidio di lavoratori di Almaviva, Gepin ed appalti postali che si è svolto oggi a Napoli nel corso della visita ufficiale di Renzi.”
Una vertenza aperta cui si aggiunge quella di Gepin Contact: il 12 e 13 aprile sono in programma due distinti tavoli al Mise, ed in contemporanea lo sciopero dei lavoratori di entrambe le aziende, in cui il Governo deve dare risposte chiare e soluzioni certe per evitare un effetto domino in tutto il comparto dei call center, particolarmente in subbuglio per le ricadute della mancata applicazione delle legge sulle clausole sociali e per un mancato riassetto

martedì 23 febbraio 2016

Call center: Sindacati, a rischio oltre 8000 posti di lavoro. 11 marzo sciopero nazionale e manifestazione a Roma

La decisione di Poste Italiane ed Enel, aziende controllate dallo stato Italiano, di assegnare le attività di call center senza rispettare la clausola sociale contenuta nel DDL “appalti” approvato dal Parlamento, la volontà del Governo di non far applicare quanto previsto dalle leggi italiane in tema di delocalizzazioni di attività di call center, la scelta politica di privare il settore degli ammortizzatori sociali ordinari, provocheranno nei prossimi mesi oltre 8000 licenziamenti nel settore dei call center, di cui almeno la metà vedrà aprire le procedure di licenziamento già nel mese di marzo.
Questo l’allarme lanciato dai segretari nazionali di categoria in merito alla mancata convocazione da parte del Governo di un tavolo di crisi richiesto dalle OO.SS nello scorso mese di gennaio alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
“E’ del tutto inaccettabile, dichiara Massimo Cestaro, che due aziende controllate dallo Stato italiano come Poste ed Enel, possano assegnare attività di call center senza rispettare le clausole sociali approvate dal Parlamento. Se passa il principio che le aziende pubbliche non rispettano le leggi perché mai dovrebbero farlo quelle private.”
Da quattro anni, continua Vito Vitale, stiamo chiedendo il rispetto dell’articolo 24 bis della Legge 134 del 2012 in tema di delocalizzazione delle attività di call center. Nonostante i ripetuti annunci dei vari Ministeri che avevano anche comunicato l’avvio delle sanzioni previste dalla Legge, la normativa rimane totalmente disattesa. Si è consentito in questo modo, a tantissime attività di

martedì 2 febbraio 2016

COMUNICATO AI LAVORATORI

In questi ultimi mesi le organizzazioni sindacali sono state impegnate in una negoziazione che aveva il compito di declinare le linee guida del Piano Industriale illustrato a Marzo dall'AD, Ing. Caio.
Giova ricordare che uno degli asset di sviluppo del Piano riguardava tutto il segmento logistico, con l'obbiettivo dichiarato di una riorganizzazione della divisione competente mirata al raggiungimento di obbiettivi di efficienza ed efficacia ed al necessario recupero di quote nel mercato dei pacchi, unico segmento in costante crescita anche nel nostro paese.
L'enfasi posta nell'illustrazione del Piano sulle potenzialità di sviluppo del settore pacchi, strettamente connesso alla curva ascendente dell'e-commerce, ci ha persuasi ad affrontare, nel nostro specifico ruolo, tutto il tema riorganizzativo con un'idea di trasformazione e di sviluppo che, sola, può consentire al Gruppo Poste di non perdere la naturale vocazione ad essere vettore principale di trasporto e consegna di pacchi e corrispondenza.
Tutto questo senza dimenticare le enormi potenzialità di un Gruppo che costituisce, per sua natura e recente evoluzione, un sistema integrato già solido di servizi a cittadini e clienti ed ancora capace di implementare le enormi potenzialità di ulteriore sviluppo che la rete materiale ed immateriale in suo possesso gli consentirebbero.
In più occasioni, sia pubbliche che negoziali, abbiamo espresso la nostra opinione rispetto alla ulteriore necessità di integrazione dei servizi ed alla possibilità di sua implementazione che

giovedì 5 marzo 2015

Call center: Azzola sconcertanti le dichiarazioni del Ministro Guidi

Mentre il settore è attraversato da migliaia di licenziamenti, da vertenze che incidono pesantemente sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori e da una crisi le cui origini sono da ricercarsi nel caos normativo introdotto dal Governo, sconcerta leggere le dichiarazioni rilasciate dal ministro Guidi in risposta a un’interrogazione in merito all’operato del Governo.
Da un lato il ministro continua a ripetere che si è intervenuti per far rispettare una legge del 2012 che garantisce la sicurezza dei dati dei cittadini e rende più complicate le delocalizzazioni all’estero, omettendo che ad oggi nessun intervento sui committenti è stato realizzato e che la legge risulta ancora totalmente disattesa.
Il Ministro dichiara, inoltre, che è attivo un Gruppo Tecnico di Lavoro per ricercare soluzioni ai problemi del settore, che ricordiamo dipendere dal caos normativo e dagli interventi sbagliati sino ad ora adottati, omettendo di dire che quel Gruppo Tecnico di Lavoro non si è mai riunito. Cita inoltre alcune soluzioni su gare pubbliche e incentivi, che rischierebbero di aggravare ulteriormente la situazione in quanto del tutto inadeguate e inefficaci a risolvere le crisi in atto.
Infine, chiosa sulle crisi in corso ostentando una tranquillità incomprensibile mentre nella realtà ai 1500 lavoratori calabresi di Infocontact si chiede di dimezzarsi le retribuzioni passando da 1000 a 500 euro al mese, non perché non ci siano i volumi ma perché gli incentivi introdotti dal Governo rendono più conveniente spostare quel lavoro su altri siti. Su Almaviva dichiara considerazioni banali

martedì 13 gennaio 2015

Il Jobs Act favorisce le imprese e penalizza i lavoratori

il volantino in pdf
I lavoratori nuovi assunti con contratto a tutele crescenti (operai, impiegati e quadri) potranno essere licenziati anche senza giusta causa ottenendo il solo indennizzo e questo varrà per i licenziamenti economici, per quelli disciplinari e per quelli collettivi.
Il Governo, con la Legge di Stabilità, ha elargito alle imprese un contributo annuo di 8.060 euro per ciascun lavoratore assunto con il nuovo contratto a tutele crescenti, senza alcun vincolo che garantisca la stabilità delle assunzioni. L'impresa prenderà comunque l'incentivo anche se a fine anno licenzierà quel lavoratore.
Con il JOBS ACT si è stabilito che le imprese avranno tutele certe quando licenziano senza giusta causa e i lavoratori avranno un contratto più incerto e meno protezioni.


Avremo quindi regimi differenziati a seconda della data di assunzione, della dimensione dell'impresa e del contratto di lavoro perché sui contratti atipici non si prevede nulla.
Un mondo del lavoro più diviso e meno sicuro, tutti i nuovi assunti saranno "precari a tempo indeterminato".
Ai nuovi contratti di lavoro in caso di licenziamento illegittimo non sono più applicabili le tutele fino ad oggi previste dall'art.18 dello Statuto dei lavoratori legge 300/70 e dalla legge 223/93.
Il reintegro può essere riconosciuto dal giudice solo in caso di :
  • Licenziamento discriminatorio, nullo o intimato in forma orale.
  • Licenziamento disciplinare quando si dimostra che il fatto non sussiste ( l'onere della prova è a carico del lavoratore).
In tutti gli altri casi di licenziamento illegittimo accertato il giudice condanna l'azienda a risarcire il

sabato 18 ottobre 2014

Call center: Sindacati, sciopero nazionale e notte bianca dei call center il 21 novembre

Le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno deciso di dichiarare la seconda giornata di sciopero nazionale del settore con manifestazione da tenersi a Roma il prossimo 21 novembre, nell’ambito di un evento più ampio, una vera e propria NOTTE BIANCA DEI CALL CENTER in cui le organizzazioni sindacali inviteranno mondo della cultura, dello spettacolo, della società civile e della politica ad incontrare e confrontarsi con i lavoratori del settore e a solidarizzare con loro nella dura vertenza che li contrappone al Governo.
Mentre la vertenza che vede contrapposte British Telecom e Accenture con 262 licenziamenti non ha ancora trovato una soluzione, oggi E-Care ha annunciato la volontà di procedere alla chiusura della sede Milanese con il licenziamento di oltre 500 persone. Nelle prossime settimane la chiusura delle gare di Enel, Comune di Roma e il continuo ribasso delle tariffe praticato dai clienti porterà all’avvio di ulteriori centinaia di dipendenti.
Quanto sta accadendo era stato previsto e preannunciato tanto che il Governo aveva avviato, nel mese di giugno, un tavolo di crisi per il settore. In tale occasione le Organizzazioni Sindacali avevano evidenziato come, l’errata trasposizione della Direttiva Europea 2001/23 sulla tutela dei lavoratori, con la mancata estensione delle tutele previste dall’articolo 2112 del c.c. in occasione della successione o cambio di appalti ha creato in Italia un vuoto normativo che consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il

martedì 12 marzo 2013

DOCUMENTO COMITATO DIRETTIVO CGIL DI BRESCIA DEL 11 Marzo 2013

Il voto ci consegna una situazione difficile e articolata che può essere un'occasione di vero cambiamento di questo paese. Mai come in questo momento i cittadini del nostro paese chiedono un cambio di passo e sottolineano la necessità di trovare risposte concrete alle condizioni materiali di ciascuno. Oggi le non risposte della politica ci consegnano un paese in profonda crisi economica,sociale,etica. 
Anche nella nostra provincia la situazione è pesantissima, i dati occupazionali sono drammatici: solo nel 2012 sono 51.000 le persone che si sono iscritte alle liste di disoccupazione, i primi mesi del 2013 non sono da meno, infatti se pure si registra una leggera diminuzione dei lavoratori collocati in mobilità contemporaneamente aumenta il dato dell'utilizzo della cassa integrazione in deroga che a oggi è messo in discussione il finanziamento. 
Inoltre entro l'estate 2013 arriveranno a conclusione molti dei contratti di solidarietà sottoscritti e fortemente voluti dalla Cgil e dai lavoratori per impedire i licenziamenti di massa senza che all'orizzonte si intraveda una ripresa economica. Anzi,i dati previsionali non sono rassicuranti. Il dato occupazionale dei giovani registra un segno negativo pesantissimo e si registra una situazione di marginale nuova occupazione esclusivamente precaria. Tutti i settori produttivi sono colpiti dalla crisi: la situazione di recessione si sta aggravando e i dati dei consumi registrano il loro evidente rallentamento, anche tra i beni di prima necessità. Nella nostra provincia stiamo assistendo all'impoverimento generalizzato del sistema produttivo nel suo insieme, creando una situazione di malessere sociale davvero profonda. 
Siamo in presenza di una situazione economica e produttiva allarmante a cui si aggiunge l'aggravante che non vengono rispettate le più elementari regole: firme separate sui licenziamenti che si possono impedire, non rispetto degli accordi sottoscritti, azzeramento della democrazia e rappresentanza nei luoghi di lavoro. I lavoratori pubblici lasciati soli come unici presidi istituzionali ad affrontare situazioni di malessere sociale

giovedì 11 ottobre 2012

Il lavoro prima di tutto: manifestazione a Roma il 20 ottobre 2012


SABATO 20 OTTOBRE 2012
MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLA CGIL
ROMA, PIAZZA SAN GIOVANNI, ORE 10,30-17,30
conclude  SUSANNA CAMUSSO
Segretario Generale della CGIL

La CGIL non si rassegna alla crisi profonda e strutturale che ormai da oltre quattro anni sta colpendo l’impresa, il tessuto produttivo e le condizioni del lavoro dipendente, pubblico e privato, nel nostro Paese. 
Per questo scende in piazza: per sollecitare risposte concrete e avanzare, con il suo “Piano del Lavoro”, proposte alternative, mirate e innovative, per riunificare il mondo del lavoro, rimettere in moto la crescita e rilanciare lo sviluppo e la buona occupazione.
Nella nostra regione dall’inizio della crisi si sono accumulate richieste medie annue di oltre 250 milioni di ore di cassa integrazione.  Oltre 175.000  sono stati i  licenziamenti  ufficiali,  circa 500.000 i posti di lavoro persi; si è ridotto di oltre il 20% il tessuto produttivo, il tasso di disoccupazione è passato dal 4,5% a oltre il 7%. Il  75% delle assunzioni avvengono con contratti a tempo determinato, e la precarietà aumenta con il lavoro nero, mettendo a serio