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lunedì 10 aprile 2017

Voucher: Cgil, polemiche strumentali. Alternativa contenuta nella ‘Carta’

Basta con la falsa propaganda: l’abolizione dei voucher non determinerà l’aumento del lavoro nero, che, purtroppo, non è mai scomparso, neanche con l’introduzione dei ‘buoni lavoro’”. È quanto denuncia la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
“Da quando il Consiglio dei ministri ha varato il decreto che prevede la cancellazione dei voucher – continua Scacchetti – proliferano analisi e commenti allarmistici che raccontano di un Paese nel caos e di imprese che, senza questo strumento, non potranno più assumere. Vorremmo che il dibattito rientrasse nei giusti binari”.
Negli ultimi dati Istat sul lavoro nero si stima che questo assorbiva circa il 16% delle posizioni lavorative e delle unità di lavoro nel nostro Paese ( tre mln di persone ), mentre i voucher, che peraltro sono molto più utilizzati nelle regioni in cui l’incidenza del lavoro nero è minore, con lo stesso calcolo avrebbero coperto circa lo 0,3%. Cifre citate da Boeri, nella sua audizione in Commissione lavoro, da cui si deduce che è fortemente probabile che i voucher abbiano loro stessi coperto condizioni di lavoro nero, laddove sono stati utilizzati per un numero di ore inferiore a quelle effettivamente prestate”.
Scacchetti spiega “l’inconsistenza” e la “strumentalità” della polemica riguardante la platea che sarebbe penalizzata dalla cancellazione dei voucher: “le principali categorie di lavoratori retribuite con tale strumento sono disoccupati e lavoratori part-time o a tempo determinato, ovvero persone che potrebbero usufruire delle stesse opportunità lavorative attraverso tipologie contrattuali già previste

venerdì 15 luglio 2016

ACCORDO PER PREMI DI RISULTATO ANCHE NELLE IMPRESE SENZA RAPPRESENTANZA SINDACALE

Confindustria e Cgil Cisl Uil hanno sottoscritto un accordo per consentire, anche alle imprese prive di rappresentanze sindacali, di erogare premi di risultato aziendali collegati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione.
In tal modo si facilita, per tutte le imprese, specie in quelle di minori dimensioni, la possibilità di introdurre retribuzioni collegate ai risultati aziendali e quindi usufruire dei benefici fiscali e contributivi previsti dalla legge di stabilità 2016 per questo tipo di erogazioni.
Le parti concordano nel ritenere che l’accordo costituisce una importante occasione per consentire la diffusione dei premi di risultato nelle imprese di minori dimensioni. L’accordo, infatti, non introduce forme retributive territoriali ma affida alle parti sociali del territorio un ruolo propulsivo per guidare le imprese di minori dimensioni verso l’introduzione di forme di salario variabile legate ai risultati aziendali.
In questo senso l’accordo, confermando il modello della contrattazione basato su due livelli, costituisce la conferma della opportunità della progressiva valorizzazione della contrattazione di secondo livello, anche sotto il profilo dello sviluppo della cultura del coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 5 maggio 2016

Jobs Act: Cgil, costi-benefici decisamente sproporzionati

Un risultato, quello del Jobs Act, decisamente insoddisfacente, che dimostra la sua spaventosa inefficienza se consideriamo la quantità di risorse spese per la creazione di nuova occupazione: a fronte di 6,1 miliardi di euro spesi nel solo 2015 si registrano poco più di 100 mila occupati aggiuntivi. Un rapporto costi, benefici decisamente sproporzionato”. E’ quanto calcolato dagli uffici fisco e finanza pubblica e mercato del lavoro della Cgil Nazionale.
Il report analizza in termini di politica economica gli effetti del Jobs Act sull’occupazione a partire dagli esiti che i due provvedimenti fiscali: decontribuzione e deduzione Irap, previsti entrambi nella legge di Stabilità 2014, hanno avuto sulla riduzione della disoccupazione. (Qui il Report completo)
Nel dettaglio, secondo quanto elaborato dal sindacato di corso d’Italia, il Governo ha speso ben 6,1miliardi di euro nel 2015 per generare un incremento di circa 100 posti di lavoro (+ 263.326 dipendenti, – 162.919 indipendenti), su 800 mila posti persi dall’inizio della crisi, di questi il 60% a tempo determinato. Cifre che indicano “una migliore tendenza, anche se con numeri insoddisfacenti”.
Gli oltre 6 miliardi di euro, usciti dalle casse dello Stato nel 2015 per stimolare l’occupazione, è la somma, si legge nel report, del costo della decontribuzione, pari a 3,4 miliardi di euro lordi (i contratti che hanno beneficiato dell’esonero sono stati circa 1,5 milioni), più 2,7 miliardi derivanti dalle deduzioni sull’Irap. Inoltre, gli uffici fisco e finanza pubblica e mercato del lavoro della Cgil,

mercoledì 25 novembre 2015

Tutela del lavoro e tutela ambientale, un binomio che non può più essere contrapposto

Il comitato esecutivo di UNI Global Union Mondiale ha approvato la necessità urgente di una mobilitazione contro il cambiamento climatico. “Il clima stabile è un diritto umano, prendersene cura non è un’opzione“, questo lo slogan lanciato dal Segretario Generale e raccolto all’unanimità dalla platea.
Per troppi anni il Sindacato ha oscillato nell’errata contrapposizione tra tutela del lavoro e tutela ambientale, un binomio che ormai non può più essere contrapposto e per il quale, il sindacato, deve farsi portatore di proposte in grado di incidere sui fenomeni che stanno mettendo in serio pericolo il nostro futuro prossimo.
Recentemente è cresciuta, con sempre maggiore evidenza, la consapevolezza di come sia impossibile tutelare il lavoro senza preoccuparsi dei cambiamenti climatici in atto sul pianeta. Sono infatti migliaia i lavoratori che ogni anno perdono il lavoro a causa di fenomeni metereologici estremi e talvolta imprevedibili che si fanno sempre più frequenti.
Numerose le testimonianze dei rappresentanti sindacali degli Stati Uniti, Sud America, Asia, Africa che hanno riportato le drammatiche ripercussioni di Tornado, alluvioni e tempeste che oltre a seminare lutti, hanno spazzato via o reso inutilizzabili impianti produttivi, aziende di trasformazione

martedì 12 maggio 2015

Lavoro: Sorrentino (Cgil), no vera svolta ma regalo a imprese e meno diritti a lavoratori

Non ci troviamo di fronte ad una vera svolta, ma ad un grande regalo alle imprese e a meno diritti per i lavoratori”. Così il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, commenta i numeri dell’Inps.
Il dirigente sindacale sottolinea come “nel 2014 i rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono stati nel primo trimestre 379.508, di cui 117.711 effetto di trasformazione di contratti a termine e 24.620 da apprendistato”.
Se compariamo questi dati con quelli dei primi tre mesi del 2015 (Su 470.785 contratti a tempo indeterminato, 122.645 sono trasformazioni da contratti a termine e 26.396 da apprendistato) - aggiunge Sorrentino - ci accorgiamo che alla fine il saldo netto non è una ‘vera svolta’, considerando anche che i dati si riferiscono ai mesi in cui ha vigenza l’esonero contributivo della legge di stabilità e non il Jobs act”.
Per la segretaria della Cgil, “non occorreva, dunque, cancellare diritti per far aumentare il tempo indeterminato” e le domandi da porsi sono: “Se basteranno i soldi e se le imprese che beneficiano di questo ‘doping’ renderanno veramente stabili questi rapporti di lavoro o se finito l’incentivo torneranno a licenziare, visto che il governo non ha reso selettivi gli incentivi”.
La Cgil - conclude Sorrentino - aveva chiesto da subito che gli incentivi fossero condizionati all’occupazione aggiuntiva, mentre vediamo che la maggioranza sono trasformazioni. Il governo corregga l’errore nella legge di stabilità 2015”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil