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lunedì 22 novembre 2021

Manovra: CGIL, cambiare la manovra per rispondere alle disuguaglianze e ai bisogni delle persone

Una manovra che non è coerente con quello che dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutti: ridurre le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali, a partire dal Mezzogiorno, dai giovani e dalle donne. Occorre dare risposte ai bisogni delle persone”. Ad affermarlo la vicesegretaria generale della CGIL, Gianna Fracassi, oggi in audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla Manovra.
Su fisco e previdenza le risposte non sono adeguate”, afferma Fracassi. Per quanto riguarda il tema previdenza “crediamo che le risorse stanziate, 660 milioni circa, siano insufficienti per dare una risposta che consenta di traghettare da ‘Quota 100’ a un sistema che dovrebbe prevedere maggiore flessibilità e risposte per i giovani, con una pensione di garanzia, per le donne, per i gravosi e i precoci”.
Dal tavolo di confronto con il Governo - aggiunge la dirigente sindacale - auspichiamo non solo correttivi, ma anche che si determini quella flessibilità strutturale che noi rivendichiamo”. “Sulla questione fiscale - prosegue Fracassi - diciamo con grande nettezza: è necessario tarare l’intervento di riduzione di pressione fiscale su lavoratori e pensionati, mentre la riduzione dell’Irap non ci vede d'accordo per tante ragioni.
Una su tutte, poiché i proventi di questa imposta sono destinati al Servizio Sanitario Nazionale, è incomprensibile ridurre tali risorse quando dobbiamo

giovedì 13 maggio 2021

Previdenza: Cgil, Cisl, Uil a Orlando, aprire il prima possibile tavolo per superamento Legge Fornero

Cgil, Cisl, Uil hanno inviato al Ministro del Lavoro Andrea Orlando la piattaforma unitaria sulla previdenza, sollecitando l’apertura di un tavolo di confronto per superare l’impianto della Legge Fornero a partire dal 2022″. È quanto si legge in un comunicato unitario delle tre confederazioni sindacali.

Cgil, Cisl e Uil ricordano le loro proposte: “occorre introdurre una flessibilità in uscita più diffusa a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, che tenga conto della diversa gravosità dei lavori, del lavoro di cura e delle donne, e affrontare subito il tema delle future pensioni dei giovani, che rischiano di essere penalizzate dalla discontinuità del lavoro”.

È poi necessario – aggiungono – sostenere il reddito dei pensionati e rilanciare la previdenza complementare varando una campagna istituzionale di informazione che sia coniugata ad un nuovo semestre di adesione in silenzio assenso”.

Su questi punti, si legge infine nella nota, “chiediamo si apra il prima possibile un confronto che possa trovare le giuste soluzioni anche legate alla situazione emergenziale che il Paese sta vivendo”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 16 aprile 2021

Previdenza: Cgil, riprendere al più presto il confronto

“È veramente incomprensibile che il Ministro del Lavoro, a due mesi dal suo insediamento, non abbia ancora avviato un confronto con le organizzazioni sindacali su un tema importante e urgente come la previdenza, malgrado le diverse richieste e sollecitazioni”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli.

“Il Def 2021 conferma che la spesa pensionistica italiana non è fuori controllo – sottolinea il dirigente sindacale – e i ripetuti tagli alla previdenza sono stati in questi anni il principale strumento di contenimento della spesa pubblica. Inoltre i dati pubblicati non tengono conto che nel computo della spesa pensionistica sono imputati impropriamente più di tre punti di spesa di altra natura”.

Ghiselli aggiunge che “l’effetto della pandemia e il basso ricorso a Quota 100 stanno liberando ulteriori risorse che consentirebbero un intervento di riforma basato sulla flessibilità in uscita dopo 62 anni o con 41 anni di contributi, sulla salvaguardia previdenziale di donne, giovani, precari, disoccupati con un’età avanzata e chi fa lavori gravosi”.

“La questione pensionistica è una ferita ancora aperta – conclude il segretario confederale della Cgil – e le lavoratrici ed i lavoratori, di tutte le generazioni e i generi, si aspettano risposte vere e immediate, e non semplici ritocchi improvvisati ad una normativa che è la più penalizzante d’Europa. Si riprenda al più presto il confronto”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 16 marzo 2021

Previdenza: Cgil, Cisl e Uil scrivono al Ministro Orlando

Cgil, Cisl, Uil chiedono al Ministro del Lavoro Andrea Orlando di riaprire il tavolo di confronto sulla previdenza.

“E’ necessario e urgente disegnare una riforma strutturale del sistema previdenziale che superi le attuali rigidità e che decorra dal gennaio 2022, alla scadenza di Quota 100”. Così i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Ignazio Ganga e Domenico Proietti in una nota.

“La riforma complessiva del nostro impianto previdenziale – proseguono – dovrà prevedere la possibilità di accesso flessibile alla pensione, il riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, la valorizzazione del lavoro di cura e del lavoro delle donne. Inoltre – concludono Ghiselli, Ganga e Proietti – , è il momento di prevedere un meccanismo che tuteli le future pensioni dei giovani, in particolare coloro che hanno carriere discontinue con basse retribuzioni, garantire un maggior potere d’acquisto per i pensionati e promuovere le adesioni alla previdenza complementare”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 17 settembre 2020

Previdenza: Cgil, da Governo prime risposte positive, ora impegni precisi

Sono emerse alcune prime importanti disponibilità del Governo a cui ora occorre dare concretezza”, dichiara il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli al termine dell’incontro con il ministero del Lavoro sulla previdenza. “Il Ministro Catalfo, come richiesto dal sindacato, si è impegnato a prevedere nella prossima legge di bilancio sia la proroga dell’Ape sociale, con un possibile ampliamento della platea ai disoccupati e ai lavoratori con patologie invalidanti più esposti al rischio Covid, sia quella di Opzione donna. Ha annunciato – prosegue Ghiselli – un intervento per rafforzare la norma sui lavoratori precoci e la risoluzione dell’importante problema della copertura previdenziale dei part-time verticali, che sono soprattutto donne e giovani, e dei lavoratori esattoriali”.

Per quanto concerne gli esodati il Ministro ha comunicato che l’Inps ha effettuato un approfondimento relativo alla platea, ma non si è impegnato nel dare risposte concrete se non la disponibilità a proseguire il confronto. Inoltre, accogliendo una richiesta del sindacato, ha comunicato che si sta esaminando in sede tecnica il problema della rivalutazione del montante nel periodo di Pil negativo, per non compromettere i rendimenti futuri delle pensioni.

Per Ghiselli è “importante l’orientamento del Governo ad estendere anche ai lavoratori delle imprese

lunedì 29 gennaio 2018

Pensioni: Cgil, su previdenza evitare sia demagogia che rigore assoluto

“Affrontare il tema della previdenza in un periodo pre elettorale rischia di essere un esercizio complesso, ma fra il tracimare della demagogia e il rigore assoluto di chi non vuol vedere le macroscopiche storture dell’attuale sistema, sarebbe opportuno trovare una via d’uscita, dal momento che questo tema riguarda la vita di milioni di persone e attraversa tutte le generazioni”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli.
“La prossima legislatura – sostiene il dirigente sindacale – dovrà mettere mano ai nodi strutturali della previdenza superando l’impianto della legge Fornero, che non è stata una riforma delle pensioni ma, impropriamente, una manovra finanziaria”. “Occorre – continua Ghiselli – ridefinire un sistema che sia flessibile, che fermi l’illimitata crescita dei requisiti per la pensione, che offra una prospettiva previdenziale ai giovani e al lavoro debole, e che riconosca il lavoro di cura e delle donne”.


Per il segretario confederale “i temi in discussione sono così profondi e radicali che richiamano la necessità di avere una visione di lungo periodo, un’idea di coesione sociale che rifugga le contrapposizioni generazionali o di altro tipo, e un senso dell’equità che sappia anche redistribuire in maniera più giusta il carico dei conti pubblici, soprattutto – conclude – nel momento in cui le disuguaglianze, anche in Italia, sono sempre più accentuate”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 6 dicembre 2017

Pensioni: Cgil, dati Ocse confermano nostre preoccupazioni per i giovani

Anche i dati diffusi dall’Ocse confermano che il tema della previdenza deve essere affrontato diversamente, a partire da questa legge di Bilancio. Deve essere garantito un futuro previdenziale ai giovani attraverso una pensione di garanzia nel sistema contributivo”. Così Ezio Cigna responsabile previdenza pubblica della Cgil nazionale commenta quanto rilevato quest’oggi dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
Nel dettaglio, Cigna sottolinea: “i dati rivelano che l’Italia sarà uno dei Paesi europei che manderà in pensione a 71 anni e 2 mesi il ventenne nato nel 1996 che inizia a lavorare nel 2016, supponendo una carriera lavorativa senza interruzioni. Nella pubblicazione però – prosegue il dirigente sindacale – non si tiene conto di come è congeniato il nostro sistema, che in realtà, per tutti i soggetti che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995, che hanno quindi un sistema previdenziale contributivo, andranno in pensione molto più in là. Il rischio reale per coloro che non raggiungeranno un certo importo di pensione è quello di arrivare a percepire un assegno di vecchiaia a 75 anni”.
La discontinuità del lavoro dei giovani è già un dato di fatto. Per questo abbiamo avanzato più volte al Governo la richiesta di rivedere le attuali soglie previste del 2,8 e 1,5 volte l’assegno sociale, che penalizzano nuovamente il lavoro povero e discontinuo”.
In merito alla spesa pensionistica, sottolinea il responsabile previdenza pubblica della Cgil nazionale come l’Ocse non consideri la composizione della spesa previdenziale: “diversa da quella di altri Paesi europei poiché tiene conto anche di quella assistenziale”.
Affinché si possa confrontare seriamente la nostra spesa previdenziale è necessaria una comparazione a livello internazionale al fine di escludere quelle voci che non hanno attinenza alcuna con le prestazioni pensionistiche. Per questo – conclude Ezio Cigna – chiediamo al Governo che si impegni a promuovere in sede comunitaria una verifica dei criteri di rappresentazione della spesa pensionistica”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 20 settembre 2017

Previdenza: Cgil, Cisl e Uil presentano proposta unitaria a Governo

Cgil, Cisl e Uil hanno presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali una proposta unitaria sui temi al centro del confronto della fase due sulla previdenza. Le proposte intendono superare le attuali rigidità e favorire il turn over generazionale per rendere più equo l’attuale sistema previdenziale.
Cgil, Cisl e Uil chiedono il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita, previsto per il prossimo 2019, e che al contempo si avvii un tavolo di studio per individuare un nuovo criterio che rispetti le diversità e le peculiarità di tutti i lavori.
Per sostenere le future pensioni dei giovani, i sindacati propongono l’utilizzo di uno strumento che, valorizzando la storia contributiva dei lavoratori, ne sostenga il futuro reddito previdenziale e, contemporaneamente, che si superino gli attuali criteri previsti nel sistema contributivo, una vera e propria penalizzazione per i lavoratori con redditi più bassi.
È necessario porre fine alle disparità di genere che ancora penalizzano le donne nel nostro Paese. Un intervento sul solo meccanismo dell’Ape sociale è riduttivo, occorre una misura più ampia con il riconoscimento di un anno di anticipo per ogni figlio, fino a un massimo di tre, e il riconoscimento di un bonus contributivo per i lavori di cura, al fine di migliorare le pensioni delle donne.
È fondamentale il rilancio delle adesioni della previdenza complementare estendendo la fiscalità incentivante, prevista per i lavoratori privati, anche a quelli del settore pubblico.
Occorre operare, finalmente, una separazione contabile della spesa previdenziale da quella assistenziale al fine di dimostrare che la spesa per pensioni, in Italia, è sotto la media europea.
Bisogna, poi, varare subito una riforma della governance dell’Inps e dell’Inail per realizzare un sistema efficiente, trasparente e partecipato.
Cgil, Cisl e Uil chiedono, infine, il ripristino della piena indicizzazione delle pensioni introducendo un nuovo paniere e recuperando quanto perso in questi anni.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 13 luglio 2017

Previdenza: Cgil, Cisl, Uil, sindacato mobilitato per rilanciare Fase due

Cgil, Cisl e Uil sono determinate a continuare il confronto con il Governo per sviluppare i temi individuati un anno fa nel Verbale di sintesi e realizzare così un nuovo disegno organico, sostenibile economicamente e socialmente, per il nostro sistema previdenziale, in coerenza con la Piattaforma sindacale unitaria. Ma il tavolo dovrà portare a risposte positive da concretizzare già nella prossima legge di bilancio. Il sindacato è mobilitato per conseguire questi obiettivi”. Questo il messaggio lanciato dall’Attivo nazionale dei quadri e dei delegati di Cgil, Cisl e Uil sulla Fase due del confronto con l’Esecutivo sulla previdenza, tenutosi questa mattina a Roma.
I segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Maurizio Petriccioli e Domenico Proietti hanno innanzitutto rilanciato la proposta della pensione contributiva di garanzia “per dare prospettiva previdenziale ai giovani e a chi ha carriere lavorative fragili”, che “dovrà essere incardinata nel sistema contributivo ma con dei correttivi solidaristici, sostenuti dalla fiscalità generale, e che dovrà valorizzare anche il lavoro di cura e le specificità di genere”.
Centrali i nodi della flessibilità in uscita e del superamento degli automatismi legati alle aspettative di vita poiché “non è pensabile ipotizzare ulteriori aumenti dell’età pensionabile, dal momento che già oggi le norme italiane sono fra le più penalizzanti in Europa. Occorre tenere conto

venerdì 11 marzo 2016

L'INFORMAZIONE

Vi segnaliamo che sul sito dell'INPS è stata pubblicata, in data 29.02.2016 la Circolare n. 45 che chiarisce, in attuazione della Legge 28.12.2015 n. 208 (Legge di stabilità 2016), i seguenti argomenti di carattere previdenziale:
  1. = ESPOSIZIONE ALL'AMIANTO
Posticipo della data dal 30.06.2015 al 31.12.2016 quale termine ultimo per la presentazione della domanda di riconoscimento dei benefici previdenziali, previsti dalla normativa vigente, per l'esposizione all'amianto;
  1. = OPZIONE DONNA
Viene confermata la data del 31.12.2015 entro la quale le lavoratrici che abbiano maturato i previsti requisiti possono conseguire il diritto all'accesso al trattamento pensionistico di anzianità secondo le regole di calcolo del sistema contributivo. La circolare ribadisce i criteri dei requisiti previsti che sono:

a)  – Requisito contributivo: 35 anni, (per le gestioni esclusive 34 anni, 11 mesi e 16 giorni);
b) – Requisito anagrafico: 57 anni e 3 mesi per le lavoratrici dipendenti, 58 anni e 3 mesi per le lavoratrici autonome.

Pertanto devono intendersi superate le indicazioni contenute nelle circolari 35 e 37 del 14 marzo 2012 che fissavano quale ultimo termine per la decorrenza della pensione la data del 31 Dicembre 2015.
In sostanza, una volta maturati i requisiti previsti alla data suddetta, la decorrenza della pensione può avvenire anche successivamente.

     3) = PENALIZZAZIONE PENSIONI ANTICIPATE
Con decorrenza 1° Gennaio 2016 non si applicano le riduzioni previste fino al compimento dei 62 anni, anche per le pensioni liquidate negli anni 2012,2013 e 2014.  La norma vale a tutto il 31 Dicembre 2017 e la ricostituzione pensionistica avverrà senza riconoscimento di interessi o arretrati per i ratei precedenti al 1° Gennaio 2016.
A cura di Slc-Cgil Brescia


giovedì 4 giugno 2015

Cgil, su fondi pensione governo risponde a richiesta di banche e assicurazioni

"Se venisse approvata, la norma sulla portabilità dei fondi pensione inserita nel ddl concorrenza indebolirebbe ulteriormente la previdenza complementare per soddisfare gli appetiti di banche e assicurazioni, mortificando i lavoratori aderenti ai fondi negoziali e intervenendo in maniera maldestra sulla libertà contrattuale e sui poteri della contrattazione". Questo il giudizio della Cgil sulla norma riguardante i fondi pensione contenuta nel Ddl 3012, espresso oggi nel corso dell'audizione presso la X Commissione Attività produttive della Camera dei deputati.

In questa occasione, come si legge nella memoria consegnata all'organo parlamentare, "la Cgil ha confermato la sua tradizionale contrarietà a provvedimenti omnibus come quello in discussione, che aumentano confusione e incertezza normativa, favoriscono l'attività di lobbing e disincentivano la propensione all'investimento" e ha ribadito il proprio parere negativo circa la portabilità automatica dei fondi pensione. "Il governo, dopo aver alzato con la legge di stabilità il prelievo fiscale sui rendimenti della previdenza complementare, ora introduce l'obbligo per il datore di lavoro del versamento del contributo posto a suo carico, oggi previsto dalla contrattazione collettiva solo per i casi di adesione a un fondo negoziale, anche per il trasferimento della posizione individuale a un fondo di previdenza promosso da una banca o a un Piano Individuale

lunedì 13 ottobre 2014

ROMA 25 OTTOBRE LAVORO, DIGNITA', UGUAGLIANZA PER CAMBIARE L'ITALIA


NOTE ORGANIZZATIVE
E' molto importante la partecipazione a questa manifestazione che auspichiamo essere numerosa.

Le iscrizioni per prenotare un posto in pulman sono aperte fino a sabato18 ottobre (se ci saranno posti liberi il termine di iscrizione potrà slittare a martedì 21 ottobre)
Raccoglie le iscrizioni Romano Rebuschi (cell. 335 599 9794) e i membri della segreteria Slc Brecia.

  • La partenza del pulman avverrà da Brescia piazzale IVECO alle ore 23:30 
  • E' possibile un'uscita al casello di Desenzano ove vi fosse la richiesta di almeno una decina di lavoratori.
  • Pranzo a sacco
  • Rientro previsto per le 22 (salvo imprevisti)
Una giornata di mobilitazione nazionale il 25 ottobre a Roma in Piazza San Giovanni: al centro della manifestazione le proposte del sindacato sul lavoro ed in particolare sull'estensione dei diritti a tutte le lavoratrici ed i lavoratori affinché non ci siano più dipendenti di serie A e di serie B. La manifestazione,

domenica 13 gennaio 2013

ESODATI: Tragicommedia in tre atti

E' trascorso un anno da quando il problema “Esodati” ha avuto inizio ed ora è possibile trarre un primo bilancio provvisorio di tutta questa vicenda che ha coinvolto e coinvolge ancora migliaia di lavoratori e le loro famiglie.
La data fatidica è quella del 6 Dicembre 2011 quando è entrato in vigore il decreto che ha rivoluzionato il sistema previdenziale italiano, lasciando sul campo morti e feriti tra coloro che avevano sperato di ricevere la pensione secondo tempi e modalità ben definiti e che, a seguito di ciò, avevano cessato il loro rapporto di lavoro.
Da quella data è stato un susseguirsi di decreti tampone nel tentativo di arginare i guasti creati da un provvedimento raffazzonato che introduce norme previdenziali capestro prive di qualsiasi gradualità e, cosa ancor più grave, senza conoscere esattamente quanti sarebbero stati i lavoratori coinvolti colpiti da gravi conseguenze economiche per sé e per le loro famiglie.
E' così cominciato il balletto dei numeri che ha visto protagonosti la ministra Fornero ed il presidente dell'INPS Mastrapasqua, mentre nel frattempo, i lavoratori interessati venivano sottoposti ad una tempesta mediatica inaudita condita di notizie spesso contraddittorie.

Da un governo di “tecnici” ci si sarebbe aspettato almeno la perfetta conoscenza dei dati relativi al numero dei lavoratori da salvaguardare mentre ci sono voluti ben tre provvedimenti legislativi nel giro di un anno, l'ultimo dei quali è contenuto nella “legge di stabilità” appena approvata prima delle dimissioni del governo Monti, per definire la posizione di un numero totale pari a 130.130 lavoratrici e lavoratori.

Un numero insufficiente che rappresenterebbe solo un terzo del totale.

Per maggior chiarezza riportiamo di seguito la portata dei provvedimenti ed il numero dei lavoratori coinvolti,